Il presidente assolutista degli Stati Uniti

Il Senato cerca di limitare i poteri di Trump, che al contrario dice che “non ha bisogno delle leggi internazionali.” Tra le altre notizie: Sánchez è pronto a mandare truppe sia in Ucraina che a Gaza, il PD si prepara alla campagna per il referendum, piú o meno, e c’è un “problema medico” sulla ISS

Il presidente assolutista degli Stati Uniti
foto dominio pubblico: Daniel Torok / Casa bianca

Il Senato statunitense ha fatto avanzare una risoluzione basata sul War Powers Act per limitare la capacità di Trump di condurre ulteriori attacchi contro il Venezuela, dopo il blitz notturno dei giorni scorsi in cui è stato rapito Maduro. Il provvedimento è passato con una maggioranza di 52 senatori, grazie a 5 repubblicani — Josh Hawley, Rand Paul, Lisa Murkowski, Susan Collins e Todd Young — che hanno votato contro la linea di partito. Si tratta, soprattutto, di un voto simbolico: la risoluzione ora dovrebbe passare alla Camera dei rappresentanti, dove i repubblicani hanno di nuovo una maggioranza di 5 seggi, e soprattutto il presidente stesso può porre il proprio veto. Che senso abbia che il presidente possa porre il veto su un risoluzione che dovrebbe limitare i suoi poteri è una cosa che lasciamo stabilire a voi. Il leader democratico Schumer ha definito il voto un segnale contro la possibilità che una persona sola possa decidere l’impegno di truppe senza un passaggio in Congresso. Trump ha risposto in modo durissimo sul proprio social network Truth Social, scrivendo che i repubblicani che hanno votato con i democratici “non dovrebbero mai più essere eletti” e che il voto “ostacola fortemente l’autodifesa e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.” Qualche parola sul War Powers Act: approvato nel 1973 dopo la guerra in Vietnam, raramente è riuscito a fermare le azioni militari presidenziali, ma impone la notifica al Congresso entro 48 ore dall’impegno di forze militari, e la chiusura delle operazioni entro 60-90 giorni senza autorizzazione parlamentare, limiti che però negli anni sono stati spesso ignorati. La questione, ovviamente, non riguarda solo il Venezuela: il senatore repubblicano Lindsey Graham ha dichiarato che sarebbe a suo agio anche con un takeover militare della Groenlandia: “Il comandante in capo è il comandante in capo, possono usare la forza militare.” (Associated Press)

In un’intervista con il New York Times, Donald Trump ha detto a chiare parole che lui è al di sopra non solo dei controlli del Congresso, ma della legge stessa. Secondo Trump il suo potere, globale, come comandante in capo degli Stati Uniti dovrebbe essere limitato solo dalla “sua moralità.” Trump ha detto esplicitamente che non ha “bisogno della legge internazionale,” e poi, forse essendosi sentito, ha precisato che è perché “non vuole far male a nessuno.” Incalzato sul rispetto del diritto internazionale, Trump ha detto che intende rispettarlo, ma “dipende da qual è la vostra definizione di leggi internazionali” — facendo capire che sarebbe lui stesso a stabilire quando quei vincoli si applichino. Per giustificare la propria ossessione sull’annessione della Groenlandia, Trump ha detto: “Credo che sia psicologicamente necessario per il successo. Credo che la proprietà ti permetta di fare cose che non puoi fare quando sei in contratto di locazione o con un trattato.” Come se la Groenlandia fosse un appartamento, in pratica. “La proprietà ti dà elementi che non puoi ottenere semplicemente firmando un documento.” Parlando con Hannity, su Fox News, Trump ha cercato di spiegare le caratteristiche della sua versione della dottrina Monroe, e ha garantito che dal controllo del petrolio venezuelano gli stati uniti guadagneranno “miliardi e miliardi di dollari,” “centinaia di miliardi di dollari,” “migliaia di miliardi di dollari.” Oggi alla Casa bianca è previsto un incontro con numerosi dirigenti del settore petrolifero, per discutere i piani dell’amministrazione per “ricostruire” il settore energetico venezuelano post-Maduro. Dovrebbero essere presenti rappresentanti di grandi compagnie, tra cui Chevron, Exxon Mobil e ConocoPhillips. (the New York Times / Fox News / Bloomberg)

Nel frattempo, la violenza delle forze dell’ordine si fa sempre più pesanti: nelle scorse ore la polizia frontaliera statunitense ha aperto il fuoco e ferito due persone durante un controllo stradale in un parcheggio di un ospedale. Le autorità locali hanno detto che le due persone sono state portate in ospedale, ma non sono state rese pubbliche identità e condizioni delle due vittime. L’FBI sta indagando sul caso, specificando però che la questione è “l’aggressione di un agente federale.” Il dipartimento della Sicurezza interna ha diffuso una dichiarazione in cui sostiene che il guidatore e il passeggero fossero membri della “violenta gang venezuelana Tren de Aragua.” L’episodio ha innescato ovviamente proteste: fuori dalla sede ICE di Portland hanno manifestato quasi 500 persone contro la repressione delle migrazioni, e altre 200 persone hanno protestato davanti al Comune. Il sindaco Keith Wilson ha condannato l’attacco e ha chiesto all’ICE di “sospendere tutte le operazioni” nella città: “C’è stato un momento in cui ci si poteva fidare della loro parola,” ha detto il sindaco, riferendosi alle autorità federali, “ma quel tempo è ormai passato.” (OPB)