Gli Stati taglieggiatori d’America

Gli Stati Uniti hanno venduto 500 milioni di dollari di petrolio venezuelano, e hanno dato a Caracas solo 330 milioni. Tra le altre notizie: il disgelo tra Canada e Cina, la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, e le carte dei Pokémon al Pentagono

Gli Stati taglieggiatori d’America
Foto: dominio pubblico, Casa bianca

Mercoledì un funzionario statunitense ha confermato a Semafor che gli Stati Uniti avevano completato la prima vendita di petrolio venezuelano, parte dell’accordo da 2 miliardi raggiunto con Caracas dopo il rapimento di Maduro. Secondo il retroscena, la vendita ha fruttato attorno ai 500 milioni di dollari, e i fondi erano stati versati su conti bancari controllati dagli Stati Uniti dislocati in Qatar, una locazione sufficientemente “neutrale” per cui Washington ritiene che i fondi non rischino di essere congelati. Giovedì, i fondi di quella vendita sono stati trasferiti a 5 banche private venezuelane, tramite la Banca centrale del Venezuela: lo rivela Bitácora Económica, citando una fonte “non ufficiale.” In quelle 24 ore ore, però, è successo qualcosa: la cifra da ripartire tra i 5 istituti bancari infatti sarebbe di 330 milioni di dollari — ci sono 170 milioni di dollari che sono spariti, con ogni probabilità trattenuti dal governo statunitense nel contesto della vendita. Parlando in Parlamento, la presidente protempore Delcy Rodríguez ha annunciato che le risorse raccolte dalla vendita con gli Stati Uniti verranno poste in due fondi sovrani, uno dedicato a servizi pubblici e programmi di welfare, e uno dedicato a costruzione e manutenzione servizi e infrastrutture pubbliche. Rodríguez ha promesso che verrà creata una piattaforma digitale per garantire che questi soldi vengano spesi in modo trasparente. (Semafor / Reuters / Bitácora Económica / X)

In Parlamento Rodríguez ha anche annunciato una proposta di riforma della legge sugli idrocarburi, per facilitare l’ingresso delle aziende statunitensi nel settore. La legge attuale prevede che i partner stranieri operino con la statale PDVSA, che deve sempre mantenere una quota di maggioranza — non è chiaro come Rodríguez prevede di riformare la norma, ma ha detto espressamente che la necessità è di “incorporare flussi di investimento” in settori “in cui non è mai stato fatto alcun investimento.” Rodríguez ha rivendicato che, andrebbe Washington “sulle proprie gambe,” e non “trascinata lì.” La situazione resta a dir poco conflittuale: nelle scorse ore l’esercito statunitense ha condotto un altro attacco contro una petroliera del Venezuela. È la sesta petroliera di greggio che viene “sequestrata” da Washington. (Reuters / the Guardian)

Giovedì Donald Trump ha incontrato alla Casa bianca María Corina Machado, la leader dell’opposizione venezuelana. Non è un segreto che le speranze politiche di Machado siano state “bruciate” dal suo aver ricevuto il premio Nobel per la Pace — Machado ha donato la propria medaglia al presidente statunitense, nella speranza di tornare nelle sue simpatie, ma bisognerà vedere se Trump si può accontentare di un premio Nobel usato. Il Nobel Peace Center ha pubblicato un post su X commentando trasversalmente la notizia: “Una medaglia può cambiare proprietario, ma il titolo di un premio Nobel per la pace no.” (Casa bianca / CNN / X)