Inizia la guerra commerciale per la Groenlandia
Donald Trump annuncia dazi contro i paesi disposti a proteggere la Groenlandia. Tra le altre notizie: per entrare nel club di pace di Trump bisogna pagare un miliardo, i sondaggi danno il fronte del Sì in vantaggio al referendum, e come si fanno i film per Netflix
In un lungo post su Truth Social, Donald Trump ha annunciato l’imposizione di dazi al 10% sugli stati che hanno annunciato il proprio supporto, anche militare, per la Groenlandia, contro le ambizioni di annessione forzosa da parte di Washington. I dazi dovrebbero scattare per Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Paesi bassi, Regno Unito e Svezia — una lista che contiene alcuni degli alleati più stretti degli Stati Uniti da decenni. Trump sostiene che gli Stati Uniti avrebbero “sostenuto economicamente la Danimarca e tutti i paesi dell’Unione europea” per molti anni e ora “dopo Secoli” (sic) “è il momento che la Danimarca ci dia qualcosa indietro,” anche perché ne dipenderebbe “la pace mondiale.” I dazi aumenteranno al 25% il primo giugno, nel caso nel frattempo la contesa non sia risolta in modo gradito agli Stati Uniti — con il “completo e totale” acquisto del territorio della Groenlandia da parte di Washington. (Truth Social)
Le autorità europee sono ovviamente allarmate, ma la decisione ha agitato anche alcuni repubblicani — il dibattito attorno al potere effettivo del presidente di imporre dazi è ancora aperto, in realtà, e in merito è attesa l’opinione della Corte suprema, che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Su X, Emmanuel Macron ha dichiarato: “Nessuna intimidazione o minaccia ci influenzerà, né in Ucraina, né in Groenlandia, né in nessun'altra parte del mondo quando ci troveremo di fronte a situazioni simili.” Il primo ministro svedese Kristersson ha reagito con altrettanta veemenza: “Non ci lasceremo far ricattare.” Nel Regno Unito sono arrivati commenti negativi anche dall’opposizione a Starmer, da parte di politici normalmente alleati ferrei di Trump, come Nigel Farage. (the New York Times / X)
Nella lista dei paesi sotto nuovi dazi, avrete notato, non c’è l’Italia, grazie al comportamento duplice del governo Meloni, che ha sempre minimizzato la possibilità di un intervento militare statunitense in Groenlandia, senza però rompere le file con gli altri stati europei. Il senatore leghista Borghi ha dichiarato che avrebbe “festeggiato” per i dazi contro Francia e Germania. In una risposta a Borghi, Crosetto sospira: “Non capisco cosa ci sia da festeggiare nell’indebolimento (economico) di nostri alleati che sono anche tra i nostri maggiori partner commerciali ed industriali.” In un post a parte, Crosetto commenta senza prendere posizione, invitando a “provare a ragionare”: “Potrebbe sembrare un’impresa disperata quando si è circondati da persone o nazioni (alleate da 76 anni) che si comportano più da tifosi di squadre avversarie che da alleati uniti da comuni valori, ma è doveroso farlo.” Angelo Bonelli (AVS) spiega in poche parole: “L’esenzione dell'Italia dai dazi è il segno di una sovranità limitata, di un paese trattato come il 51esimo stato degli Usa, silente di fronte a una prepotenza che calpesta il diritto internazionale e la dignità dell'Europa. Questa non è diplomazia, è estorsione: paghi finché non cedi.” (X / Domani)
In realtà anche l’Italia è coinvolta nella guerra commerciale, che a Borghi piaccia o meno: in risposta ai nuovi dazi, il Parlamento europeo non intende procedere alla ratifica dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti firmato da von der Leyen lo scorso luglio — quando la Commissione aveva deciso di digerire dazi al 15% come se fossero una vittoria. Il presidente del PPE Weber sottolinea che il partito sarebbe a favore dell’accordo, ma che i nuovi dazi rendono “impossibile” approvarlo. La vicepresidente al commercio di S&D, Kathleen Van Brempt, è ancora più netta: “È semplicemente scandaloso che Donald Trump stia usando tariffe e minacce economiche per imporre una rivendicazione territoriale illegittima.” (POLITICO)
Nel frattempo, migliaia di groenlandesi hanno partecipato a una grande protesta a Nuuk contro Donald Trump e le ambizioni statunitensi di annessioni del loro territorio. I manifestanti hanno scandito slogan ripetendo che “la Groenlandia non è in vendita.” Il corteo è arrivato fino al consolato statunitense — l’annuncio dei nuovi dazi di Trump è arrivato proprio in quel momento. Secondo gli osservatori, si tratta della più grande protesta mai organizzata in Groenlandia: è sceso in strada quasi un quarto della popolazione totale di Nuuk. (Euronews)