Davos, alla corte del re assoluto
Giovedì si firma la carta del Consiglio di pace di Trump, mentre a Gaza gli accordi di Sharm rischiano di cadere a pezzi. Tra le altre notizie: Reza Pahlavi vuole che si bombardi il suo paese, la conferma della carcerazione di Mohammad Hannoun, e procedono i lavori per la missione Artemis II
Ci siamo: dopo i molti ritardi causati dall’ostruzionismo del governo Netanyahu VI, Trump è ora pronto per la firma della carta del proprio Consiglio di pace, l’organizzazione che nominalmente dovrebbe sorvegliare il processo di “pace” nella Striscia di Gaza, ma che Trump intende chiaramente costruire in una nuova organizzazione internazionale di cui è capo incontestabile. La cerimonia della firma dovrebbe tenersi giovedì a Davos, e la Casa bianca ha invitato una lunga lista di ospiti, ma non è chiaro chi effettivamente parteciperà, chi firmerà, e chi sarà disposto a pagare il miliardo di dollari che l’amministrazione Trump II chiede per avere un posto permanente. Nelle scorse ore è arrivata la conferma che ci saranno Milei per l’Argentina, Kassym-Jomart Tokayev per il Kazakistan, il re Mohammed VI per il Marocco, Orbán per l’Ungheria, e Shavkat Mirziyoyev per l’Uzbekistan. Sono arrivate dichiarazioni positive anche da Bielorussia e Vietnam. (X / Bloomberg / PBS News / Reuters / Adanolu / / Sito del primo ministro ungherese / Fox News / Viet Nam News)
Il governo francese ha espresso le critiche più esplicite alle ambizioni di Trump: Macron ha rifiutato l’invito a unirsi al Consiglio di pace — secondo l’Eliseo, la carta “va oltre il quadro di Gaza e solleva questioni importanti, in particolare sul rispetto ai principi e la struttura delle Nazioni Unite, che non possono essere messi in discussione.” Il ministro degli Esteri Barrot ha sottolineato che lo statuto non menziona Gaza, facendo intendere che il club di Trump avrebbe ambizioni internazionali molto più ampie, e che concede poteri “molto estesi” al suo presidente — Trump stesso, che non l’ha presa benissimo. Il presidente statunitense ha minacciato Parigi di dazi al 200% su vini e champagne in quella che sarebbe una esplicita ritorsione contro l’Eliseo. Dal Regno Unito Starmer ha preso una posizione più fragile, formalmente dando la propria disponibilità per il Consiglio, ma dicendo che della propria possibile partecipazione ne stava “discutendo con i propri alleati.” Per Macron e Starmer la partecipazione al Consiglio sarebbe ovviamente molto complessa nel caso dovesse accettare l’invito anche Vladimir Putin. (POLITICO / BBC News / Reuters / POLITICO)
Le preoccupazioni per il Consiglio di pace arrivano anche direttamente dalle Nazioni Unite: il portavoce ONU Farhan Haq ha detto ai giornalisti che “il Consiglio di pace è stato autorizzato dal Consiglio di sicurezza a svolgere il proprio lavoro su Gaza — ed esclusivamente questo.” “Non stiamo parlando di operazioni più ampie o di alcun altro aspetto di cui si sta parlando sui media in questi ultimi giorni.” Haq sostiene che il problema non si pone, perché le Nazioni Unite coesisono con molte altre organizzazioni — ovviamente, però, dipende da quali siano le ambizioni del Consiglio stesso. Una cosa per ora è certa: il Segretario generale ONU, António Guterres, non è stato invitato. (Nazioni Unite)
Mentre Trump gioca a costruire le proprie Nazioni Unite, le autorità israeliane minacciano di smontare il poco che si è ottenuto dalla firma degli accordi di Sharm. Il ministro delle Finanze Smotrich ha chiesto a Netanyahu di chiudere il Centro di coordinazione civile militare a guida statunitense, istituito lo scorso ottobre per coordinare il personale e civile internazionale mobilitato per la pianificazione del “dopoguerra” a Gaza. Secondo Smotrich è necessario smantellare il Centro per poter rimuovere rappresentanti di paesi “come l’Egitto e il Regno Unito,” “che sono ostili a Israele e minano la sua sicurezza.” Smotrich, come sempre è tra le voci che esplicitano in modo più chiaro le ambizioni coloniali di Israele: “Gaza è nostra, e il suo futuro influenzerà il nostro futuro più di quello di chiunque altro” — anche di chi ora ci vive, in qualche modo. Per questo, bisognerebbe “imporre il governo militare” sugli abitanti della Striscia. (the Times of Israel)