La Striscia di Gaza sarà una colonia degli Stati Uniti
La prima risoluzione del Consiglio di pace formalizza il controllo coloniale di Washington su Gaza. Tra le altre notizie: l’attacco di un colono israeliano contro 2 carabinieri, una nuova testimoniana delle durissime condizioni del CPR di via Corelli, e l’indagine UE contro Grok
Drop Site News ha ottenuto una bozza della risoluzione del Consiglio di pace inaugurato a Davos, che delinea i piani di un’amministrazione della Striscia di Gaza sotto il controllo diretto e incontestabile degli Stati Uniti. La risoluzione, numerata 2026/1, prevede la creazione di un’autorità di governo che assumerà il pieno controllo legislativo, esecutivo e giudiziario su Gaza — quello che in qualsiasi altro contesto si considererebbe una dittatura. L’organismo ha l’obiettivo di trasformare Gaza in una “zona deradicalizzata e demilitarizzata, libera dal terrorismo, che non rappresenti una minaccia per i suoi vicini.” La struttura prevede un Comitato esecutivo dotato del potere di “emanare nuove leggi,” e modificare o abrogare il Codice civile e quello penale vigenti. Oltre ai membri del comitato esecutivo già annunciati — Rubio, Witkoff, Blair, Kushner, Rowan, Banga, Gabriel — ci sono due nomi inediti: la capa di gabinetto di Trump Susan Wiles, e Martin Edelman, consigliere speciale del governo emiratino, che sta guidando la diversificazione del paese da “semplice” petrostato. Tutti i poteri sono controllati dal comitato esecutivo di cui fanno parte i membri del Consiglio di pace, mentre invece l’organismo palestinese, il Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza (NCAG), non ha una autorità indipendente, e opera esclusivamente sotto la loro supervisione, in un meccanismo prettamente coloniale. L’azione di Consiglio, Comitato esecutivo e Alto rappresentante è unilaterale e definitiva. Come è noto, nessuna persona palestinese è coinvolta in nessuna delle strutture che governano sull’NCAG. Martin Griffiths, ex sottosegretario generale ONU per gli Affari umanitari, ha commentato la notizia sottolineando: “Tristemente, né il Consiglio di pace né le sue strutture subordinate sono rappresentative.” Griffiths sottolinea che i palestinesi sono coinvolti solo “al livello più basso e più tecnico,” ridotti effettivamente a essere “esecutori delle decisioni di altri.” (Drop Site News)
Come scrivevamo lunedì, nelle scorse ore le autorità israeliane hanno recuperato i resti dell’ultimo prigioniero israeliano morto durante l’aggressione di Gaza. Chiusa questa fase, teoricamente non dovrebbero esserci più giustificazioni per l’ostruzionismo del governo Netanyahu VI per il procedere degli accordi del Sharm. Teoricamente: parlando alla Knesset dopo il ritrovamento dell’ultimo corpo esanime, Netanyahu ha precisato che “la prossima fase non è la ricostruzione, è il disarmo di Hamas e la demilitarizzazione della Striscia di Gaza.” L’azione militare con cui è stato recuperato l’ultimo corpo è stata tutto tranne che da cessate il fuoco: l’esercito israeliano ha svolto pesanti operazioni con bulldozer nell’area di ricerca, e ha dissacrato numerose sepolture cercando il corpo dell’ultimo prigioniero. Da domenica, quando sono iniziate le operazioni, nella zona si sono registrate decine di persone ferite e anche morti, colpiti da pesanti attacchi di artiglieria da parte di veicoli militari e droni. (the Times of Israel / Middle East Eye)
Anche ammesso che da parte palestinese sia accettabile parlare di demilitarizzazione e disarmo prima della formazione di un vero governo locale, arrivare a una formula per il disarmo che sia accettabile per tutte le parti. Un funzionario statunitense, rimasto anonimo, ha detto al New Arab che Washington crede che da parte di Hamas ci sia intenzione di procedere con la demilitarizzazione, ma che “pensiamo che il disarmo comporti una qualche forma di amnistia.” “Francamente pensiamo di avere un ottimo programma per il disarmo,” ha commentato il funzionario. Il New Arab ha chiesto all’ambasciata israeliana a Washington se il governo Netanyahu VI sarebbe disposto a procedere con l’amnistia, ma non ha ricevuto risposte. (the New Arab)