La destra contro il concetto di consenso

La maggioranza ha definitivamente rotto l’accordo con le opposizioni sul ddl stupri. Tra le altre notizie: bisogna trovare una soluzione per i dipendenti pubblici di Gaza, è confermato che l’ICE sarà a Milano, e i concerti dei BTS sono una questione politica in Messico

La destra contro il concetto di consenso
foto via X, Laura Boldrini

È passato in Commissione Giustizia al Senato il testo del ddl stupri che è stato nuovamente rivisto dalla senatrice Giulia Bongiorno. Il testo approvato — solo con i voti della maggioranza, in completa rottura con le opposizioni — è in una versione profondamente rivista rispetto a quello che era stato accordato tra Meloni e Schlein, già votato alla Camera, in cui si parlava espressamente di “consenso libero e attuale” per definire la violenza sessuale: nel testo di Bongiorno il concetto di concenso è sostituito con quello di “volontà contraria” all’atto sessuale, in quello che, denuncia la senatrice Anna Rossomando (PD), non solo non è un passo avanti, ma che anzi costituisce una regressione rispetto alla giurisprudenza consolidata. Anche dalla Camera le deputate del PD denunciano la marcia indietro del governo, con una nota dai toni netti: “Come è possibile che il patto stretto al vertice tra la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein venga calpestato in questo modo dalla volontà di Salvini, attraverso la presidente  della Commissione Giustizia al Senato? Come è possibile che la volontà unanime di tutte e tutti i deputati di tutte le forze politiche, che alla Camera hanno votato il loro sì sul ‘consenso,’ sia stata negata dai loro stessi colleghi e colleghe al Senato? Tutte e tutti al cospetto della misoginia salviniana? Dichiareranno di non sapere cosa avevano votato? O che si erano sbagliati e sbagliate? Lo hanno capito che stanno tradendo non solo un accordo politico, ma soprattutto le donne?” Da parte sua, Bongiorno nega di aver rotto il patto tra maggioranza e opposizione: “Il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna, patto stra-rispettato.” Curiosamente, nonostante questo governo ci abbia abituato ai virgolettati anonimi e a indicazioni su umore e opinioni di Palazzo Chigi filtrate alla stampa, nessuno ha idea di cosa ne pensi Giorgia Meloni. (Corriere della Sera Roma / Deputati PD / la Stampa) 

Un gruppo di attiviste di associazioni femministe e transfemministe, insieme ai centri antiviolenza, hanno protestato fuori dal Senato contro la revisione del testo di Bongiorno: “Siamo qui per mobilitarci contro questa legge, perché rappresenta un grave arretramento rispetto a quanto già stabilito da sentenze di Cassazione e dalla convenzione di Istanbul. Sostituire al ‘consenso libero e attuale’, la necessità di valutare la ‘volontà contraria‘, tenendo pure conto di situazione e contesto, significa spazzare via decenni di conquiste delle donne.” “Arrivato al Senato è stato bloccato con una motivazione irricevibile: il testo sarebbe confuso e si presterebbe a ‘vendette’ delle donne contro gli uomini e potrebbe intasare i nostri tribunali di denunce false. Ma le denunce false non sono un fenomeno presente nei nostri tribunali, mentre le denunce ritirate sono la conseguenza di percorsi troppo lunghi e difficili per le donne che decidono di denunciare,” ha dichiarato Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna. (il Fatto Quotidiano)

Il gruppo di manifestanti era ristretto in uno spazio strettissimo, con le forze dell’ordine che hanno impedito alle attiviste anche solo di allargarsi sul marciapiede, perché le sigle non avrebbero chiesto l’autorizzazione a spostarsi (sic). Gli agenti hanno respinto il gruppo con la forza: una donna è cascata a terra, altre sono state strattonate. A una attivista è stato torto un braccio, un’altra è stata sbattuta contro una transenna — tutto per una manifestazione che non solo era pacifica, ma era del tutto poco agitata. Ad un certo punto 5 poliziotti inseguono e bloccano un’attivista di Non una di meno impegnata in un atto ribelle: attraversare la strada sulle strisce pedonali. Quando le attiviste vengono raggiunte da un gruppo del PD, Francesca Boccia, Valeria Valente, Cecilia d’Elia, il presidio è a tutti gli effetti accerchiato — si sono affrettati a dar soccorso anche altri parlamentari, tra cui Ilaria Cucchi e Tito Magni (AVS), Roberta Mori e Laura Boldrini. Alla fine le forze dell’ordine hanno accettato di concedere l’allargamento del presidio, ma le tensioni restano, e in un momento quasi comico ma molto grave, un gruppo di agenti ha anche cercato di bloccare alcuni parlamentari mentre tornavano in aula. (il manifesto)