Per un mese di fame e violenza in più
Le autorità israeliane sapevano dove trovare i resti dell’ultimo prigioniero da più di un mese, ma hanno continuato a fare ostruzionismo. Tra le altre notizie: le watchlist segrete del dipartimento alla Sicurezza interna, la rimonta del No al referendum, e una grandissima eruzione su Io
In un’intervista con Al Jazeera Mubasher, Musa Abu Marzuq, uno dei membri più in vista di Hamas, ha respinto la richiesta di Netanyahu di collegare la ricostruzione nella Striscia di Gaza con il disarmo del braccio armato del gruppo. Da anni ormai Hamas ripete che il disarmo può avvenire solo nel contesto di un governo palestinese della Striscia di Gaza. Abu Marzuq ha sottolineato che le autorità israeliane sono le prime a favorire l’ingresso di armi nella Striscia di Gaza, armando i gruppi antagonisti di Hamas, ma soprattutto ha confermato il retroscena che le autorità israeliane fossero state a conoscenza da almeno un mese della posizione del corpo esanime dell’ultimo prigioniero israeliano morto a Gaza — e che non avessero agito, presumibilmente, per estendere quanto più possibile l’ostruzionismo all’avanzamento degli accordi di Sharm. In precedenza, un portavoce del braccio armato del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina aveva confermato che l’organizzazione aveva comunicato alle autorità palestinesi la locazione dei resti dell’ultimo prigioniero da più di un mese. (Al Jazeera Mubasher / X)
Ma se il disarmo è possibile solo nel contesto di un governo palestinese, che futuro c’è per un possibile governo locale a Gaza? Sarà dura: lunedì Tony Blair ha incontrato al Cairo il Comitato per l’amministrazione di Gaza, il comitato tecnico palestinese sottoposto al Consiglio di pace, per metterli, fondamentalmente, al loro posto. Blair ha sottolineato che il ruolo del Comitato deve limitarsi all’erogazione di servizi, evitando qualsiasi questione politica, compreso il disarmo dei gruppi armati: “Vi esorto a stare lontani dalle questioni politiche,” sarebbero state le parole esatte di Blair, riferite da una fonte palestinese di Middle East Eye. Blair ha promesso che la Forza di stabilizzazione internazionale lavorerà per rimuovere le forze israeliane da Gaza, ma che al contempo non ci dovrà più essere nessun gruppo armato. I membri del Comitato denunciano che su funzionamento e apertura dei valichi per ora ci sono solo promesse che restano sul vago: Blair non ha potuto fornire risposte specifiche su questi temi né sulla continuità dei dipendenti pubblici di Gaza. (Middle East Eye)
Nel frattempo, 11 paesi hanno condannato le demolizioni degli uffici dell’UNRWA a Gerusalemme, chiedendo alle autorità israeliane di interrompere le operazioni. I firmatari sono Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Giappone, Irlanda, Islanda, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Spagna — trovate, se volete, chi manca tra gli stati europei. “È un atto senza precedenti contro un’agenzia delle Nazioni Unite da parte di uno Stato membro delle Nazioni Unite, che segna l’ultima mossa, inaccettabile, per compromettere la loro capacità di operare.” “Ribadiamo il nostro pieno sostegno alla missione indispensabile dell’UNRWA di fornire servizi essenziali e assistenza umanitaria ai palestinesi nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est.” (Governo della Norvegia)