Come usare una manifestazione per aumentare la repressione
Da Crosetto a Tajani, la destra sfrutta la manifestazione per Askatasuna per giustificare repressione sistematica del dissenso. Tra le altre notizie: una nuova strage a Gaza, mentre il Consiglio di Pace fa finta di niente; il caso dell’angelo con la faccia di Meloni; e Disney presto avrà un nuovo ad
La notizia del giorno sono gli scontri a Torino tra manifestanti e forze dell’ordine, durante la manifestazione in sostegno del centro sociale Askatasuna, ma soprattutto la reazione governativa e mediatica che ne è conseguita. Una ricostruzione equilibrata di quanto è avvenuto per ora la offre il Post: sembra che gli scontri siano avvenuti intorno alle 18, alla fine della manifestazione, quando un gruppo di persone avrebbe attaccato la polizia con vari attrezzi, mentre secondo altre fonti come Osservatorio repressione la polizia avrebbe attaccato i manifestanti dietro la testa del corteo senza un motivo apparente. Al termine degli scontri si sono contati circa 25 feriti, nessuno dei quali in modo grave, mentre la polizia ha riferito di aver fermato una decina di persone. Sui social sono stati condivisi i video di un manifestante che attacca un poliziotto con un martello, mentre una troupe Rai ha riferito di essere stata intimidita e costretta ad allontanarsi da un gruppo di persone. (il Post / Osservatorio repressione)
La notizia più rilevante però è forse la reazione della politica, che ieri è arrivata a non molti passi da giustificare più o meno la violenza extragiudiziale per i manifestanti. Secondo Meloni sarebbe stato “Colpito lo stato,” mentre Mattarella ha comunicato la sua solidarietà ai poliziotti. Con una dichiarazione gravissima, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dichiarato che “questi non sono manifestanti. Non sono nemmeno delinquenti. Questi si comportano da nemici, da terroristi, da guerriglieri, vogliono fare male, sono spinti dall’odio. Se avessero altre armi le userebbero. E allora vanno trattati per quello che sono, senza sconti, senza alcun tipo di attenuante. La mia totale solidarietà alle forze di polizia, costrette a subire violenza per il solo fatto di aver giurato di proteggere tutti noi. Non si possono affrontare persone che si considerano in guerra con gli Stati ed i loro servitori, trattandole come fossero manifestanti civili e pacifici.” Tajani ha detto gongolando “ecco perché servono le nuove norme sulla sicurezza che il governo sta preparando” — un riferimento alle leggi liberticide e contrarie al diritto di manifestare in preparazione in Parlamento: a questo proposito il ministro Piantedosi ha detto che proporrà anche nuove norme oltre al discusso fermo di polizia preventivo di 12 ore per i soggetti “pericolosi,” che diventa evidentemente sempre più probabile — nasce il sospetto che sia il motivo vero di questa copertura delirante dei fatti. Salvini ha detto che “per questa gentaglia il carcere non basta.” I capi dell’opposizione, Schlein e Conte, hanno dato tutto il loro sostegno alle forze di polizia impegnate nella repressione. La politica italiana, insomma, sembra prontissima a sostenere e giustificare azioni di violenza inedita della polizia, osservando con interesse quanto accade negli Stati Uniti. (Rai News)
Per quanto riguarda la reazione della stampa mainstream, basta guardare la homepage di Repubblica, una volta il quotidiano di riferimento del centrosinistra italiano, che questa mattina apre con una fila interminabile di articoli di propaganda poliziesca: dalla testimonianza del poliziotto “Solo in mezzo ai black bloc, senza casco avevo paura” a “Devastazione e violenze al corteo per Askatasuna, martellate a un agente,” da “La città sotto assedio: blitz premeditato tra molotov, estintori e sassi che volavano” a “La solidarietà di Mattarella: ‘Vicinanza al poliziotto,’ Piantedosi: ‘squadristi rossi’.” Ovviamente non viene dato alcun risalto a notizie confermate come il pestaggio di un manifestante in fuga da parte della polizia. (la Repubblica / Osservatorio repressione)