Netanyahu in missione per sabotare l’accordo con l’Iran
Netanyahu corre alla Casa bianca per fermare un possibile accordo tra Teheran e Washington. Tra le altre notizie: in Queensland sarà illegale dire “dal fiume al mare,” il governo insiste sulle date per il referendum, e i militiari statunitensi costretti a vedere Melania
Netanyahu ha anticipato di una settimana la propria prossima visita a Washington: doveva arrivare alla Casa bianca il 18, un giorno prima della prima riunione del Consiglio di pace, ma invece vedrà Trump già questo mercoledì. Come riporta Axios, il contesto di questo cambio di programma sono esplicitamente i passi avanti fatti tra Washington e Teheran. Nonostante le nuove sanzioni imposte nelle scorse ore, Trump ha descritto i colloqui come “molto buoni.” Già da prima di recarsi in Oman, i funzionari dell’amministrazione Trump II avevano sostanzialmente accettato che si sarebbe parlato solo di nucleare, e qui sarebbe la causa della visita anticipata di Netanyahu: il Primo ministro israeliano vuole insistere sugli obiettivi concordati con gli Stati Uniti che sono stati temporaneamente accantonati: l’imposizione di limiti sui missili balistici e lo smantellamento dell’“Asse della resistenza,” la coalizione informale di milizie e gruppi politici che guarda all’Iran e riconosce in Washington e Tel Aviv i nemici principali agli interessi della regione. L’Iran ha già chiarito che si tratta di richieste “non negoziabili” — tornare su quelle richieste vuol dire decidere in partenza che la trattativa non possa andare da nessuna parte. (X / Axios / Al Jazeera)
Vuol dire decidere in partenza che la trattativa non possa andare da nessuna parte — o, meglio ancora, farla sfociare direttamente in una guerra. Gli Stati Uniti, d’altronde, non nascondono che sarebbero pronti a uno scenario del genere. Nelle scorse ore Steve Witkoff e Jared Kushner hanno fatto visita alla portaerei USS Abraham Lincoln. CNN sottolinea che la visita serve in modo esplicito come promemoria del fatto che, nonostante la ripresa dei negoziati, l’amministrazione Trump II mantiene un significativo dispiegamento militare nella regione, e potrebbe usarlo. La presenza militare si è intensificata nelle ultime settimane, con Trump che valutava seriamente se colpire direttamente Teheran — al momento non è chiaro quali siano le intenzioni reali della Casa bianca. Su X, Witkoff ha commentato che le forze militari dispiegate servivano a “sostenere il messaggio di pace con la forza del presidente Trump.” La visita non è da intendersi come una minaccia immediata — funzionari omaniti e iraniani sono stati informati della visita durante l’incontro a Muscat — ma è evidente che l’amministrazione Trump II voglia condurre la trattativa con la pistola puntata e carica. (CNN / X)
Nel frattempo, l’attuazione della seconda fase degli accordi di Sharm è completamente ferma: Hamas ha chiesto alla comunità internazionale di esercitare pressione su Tel Aviv, per ottenere l’ingresso nella Striscia del Comitato per l’amministrazione di Gaza, il comitato tecnico che in linea teorica dovrebbe fungere da governo ad interim del territorio, ma di cui le autorità locali finora non hanno nemmeno permesso l’ingresso nella Striscia. Il Comitato, formato il mese scorso sotto l’egida del Consiglio di pace di Trump, è ancora in esilio in Egitto, nonostante la riapertura del valico di Rafah. Lunedì Hamas aveva dichiarato di aver terminato, dal proprio lato, i preparativi per il completo trasferimento dell’autorità verso il nuovo Comitato. (the New Arab)