Israele stringe il pugno attorno alla Cisgiordania
Il governo Netanyahu VI approva nuove regole per un controllo quasi totale della Cisgiordania occupata. Tra le altre notizie: Cuba ha finito il carburante per l’aviazione, dove sono finiti i taxi volanti promessi per le Olimpiadi, e questo drone di Amazon si è schiantato
Il gabinetto di sicurezza del governo Netanyahu VI ha approvato nuove regole per un controllo ancora maggiore della Cisgiordania occupata. La novità più importante è la rimozione delle norme che impedivano ai cittadini privati ebrei di acquistare terre in Cisgiordania, ma ci sono anche ulteriori riforme: il trasferimento della gestione di alcuni siti religiosi alle autorità israeliane, l’aumento della “supervisione” diretta da parte di Israele nelle aree amministrate dall’Autorità palestinese, e la riattivazione di una vecchia norma che permette l’acquisto diretto di territori da parte dello stato israeliano, per costruire nuove strutture coloniali. L’obiettivo non potrebbe essere più esplicito — l’ufficio del ministro delle Finanze Smotrich ha dichiarato: “Continueremo a seppellire l’idea di uno stato palestinese,” mentre il ministro della Difesa Katz ha vantato: “Stiamo radicando la colonizzazione come parte inseparabile delle politiche del governo israeliano.” L’effetto immediato delle nuove norme sono restrizioni che limitano l’accesso della popolazione palestinese alle proprie risorse idriche e vincolano la capacità di coltivare, costruire case e gestire le attività economiche. L’azione arriva a 3 giorni dalla visita di Netanyahu alla Casa bianca, dove il Primo ministro israeliano cercherà di sabotare l’accordo per il nucleare iraniano, e a 10 giorni dalla prima riunione formale del Consiglio di pace. (Al Jazeera)
Il vicepresidente dell’Autorità palestinese Hussein al-Sheikh ha dichiarato che le riforme portano effettivamente a “annullare tutti gli accordi firmati e vincolanti” per la Cisgiordania, e costituiscono una “pericolosa escalation,” in “palese violezione del diritto internazionale,” che porta inevitabilmente a “smantellare la soluzione dei due stati.” “Invitiamo l’amministrazione statunitense e la comunità internazionale a intervenire immediatamente per porre fine a questa aggressione guidata dall'occupazione.” Il ministero degli Esteri giordano ha condannato duramente le misure, che “consolidano l’attività di colonizzazione” e impongono “una nuova realtà giuridica e amministrativa sulla Cisgiordania occupata.” Le riforme costituiscono “una violazione flagrante del diritto internazionale, un indebolimento della soluzione a due stati e un attacco al diritto inalienabile del popolo palestinese di stabilire il proprio stato indipendente sui confini del 4 giugno 1967 con Gerusalemme est occupata come capitale.” (X / Anadolu)
Nel frattempo, l’aggressione della Striscia di Gaza continua nonostante il cessate il fuoco, ormai pienamente asimmetrico. Nelle scorse ore sono state uccise almeno altre 4 persone, e un numero imprecisato di feriti — qui ne viene riportato con certezza uno — in attacchi drone. Dall’inizio del cessate il fuoco si contano più di 1.500 violazioni da parte delle IDF, che hanno causato 581 morti e 1.544 feriti. Il continuare delle violenze, insieme alla gestione di stampo coloniale fortemente voluta dall’amministrazione Trump II stanno rendendo impensabile una attuazione del piano di pace: il leader di Hamas Khaled Meshal, intervenendo a una conferenza a Doha, ha respinto le richieste statunitensi e israeliane di disarmo del movimento, spiegando che qualsiasi processo di disarmo può passare solo dalla creazione di un governo palestinese: “Finché c’è occupazione, ci sarà resistenza.” “La resistenza è un diritto dei popoli sotto occupazione, una cosa di cui le nazioni vanno fiere.” (Middle East Eye / WAFA / the New Arab)