Il Grande reset di Israele

È in corso un riallineamento per normalizzare lo status di Israele all’estero e reprimere chi cerca di difendere la causa palestinese. Tra le altre notizie: Trump torna a minacciare l’Iran, la condanna di 12 militanti di Casapound, e il governo russo blocca WhatsApp

Il Grande reset di Israele
Foto via X, Benjamin Netanyahu

Nonostante il cessate il fuoco a Gaza sia a dir poco unilaterale — nelle scorse ore le IDF hanno di nuovo aperto il fuoco a Gaza città, uccidendo una persona e ferendone altre 3 — è in corso un evidente riallineamento per normalizzare lo status di Israele all’estero e reprimere con più decisione chi dall’Occidente cerca di difendere la causa palestinese. Nonostante si tratti di uno snodo politico molto delicato in patria, Netanyahu ha annunciato che Israele si sarebbe unita al Consiglio di pace di Trump. Il Consiglio di pace ha mandato dall’ONU per lavorare alla stabilizzazione della Striscia di Gaza dopo anni di genocidio da parte delle IDF, ma la Casa bianca ha aperte intenzioni di forzarne l’uso per gestire fuori dal contesto delle Nazioni Unite anche future crisi. L’ingresso di Israele arriva in tempo per partecipare al primo incontro del Consiglio, che si terrà il 19 febbraio, durante la quale Trump intende annunciare un piano multi-miliardario per la ricostruzione della Striscia. Alla riunione sono attese delegazioni da più di 20 paesi, e saranno presenti molti capi di stato e di governo. Il fondo miliardario includerà contributi monetari dei membri del board. Un funzionario sentito da Reuters ha definito le offerte “generose” e ha dichiarato: “Le persone sono venute da noi a offrire. Il presidente farà annunci riguardo al denaro raccolto.” Trump annuncerà inoltre che diversi paesi forniranno alcune migliaia di militari per la forza di stabilizzazione internazionale che teoricamente dovrebbe sostituire la presenza delle IDF sul territorio. (WAFA / X / Reuters)

Secondo alcuni whistleblower del Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), l’amministratrice Jodie Ginsberg ha cancellato l’“indice di impunità” dell’organizzazione — un rapporto annuale che dal 2008 classifica i paesi dove gli assassini di giornalisti restano impuniti — perché i dati aggregati avrebbero messo Israele al primo posto. L’ultimo Impunity Index, del 2024, basato su dati del 2023, vedeva già Israele al secondo posto, dietro solo Haiti. Il report 2025, basato sui dati del 2024 — il primo anno intero di aggressione di Gaza — avrebbe fatto schizzare Israele in cima alla classifica. Secondo il database dello stesso CPJ, Israele ha ucciso deliberatamente 64 giornalisti nel 2023, 76 nel 2024, 51 nel 2025 e 3 finora nel 2026. L’ufficio stampa del governo di Gaza stima che siano stati uccisi circa 260 operatori media dall’inizio del genocidio, più di quanti siano morti nei due conflitti mondiali, in Vietnam, Jugoslavia e Afghanistan messi insieme. Secondo i whistleblower, Ginsberg “semplicemente non poteva permettersi le pressioni che avrebbe ricevuto ogni anno dal board, dai donatori pro-Israele e da Israele stesso e i suoi alleati.” In una mail interna all’organizzazione, vista da Electronic Intifada, Ginsberg ha scritto: “È diventato abbondantemente chiaro negli ultimi anni che l’Index ha molti difetti che fanno sì che non rifletta accuratamente il livello di fallimento nel raggiungere giustizia per le uccisioni di giornalisti,” (sic) e per questo sarebbe da sostituire con una “analisi più leggera.” (the Electronic Intifada / Comitato per la protezione dei giornalisti)

Dopo l’attacco del governo francese — basato su una manipolazione dei fatti che ora il Quai d’Orsay ammette placidamente sia successa, ma che non verrà sanzionata — anche Germania e Italia si sono unite alla persecuzione di Francesca Albanese. Anche il ministro degli Esteri tedesco Wadephul ha chiesto le dimissioni di Albanese, sostenendo che la sua posizione era “insostenibile,” anche se, nominalmente, rispettava “il sistema dei relatori indipendenti delle Nazioni Unite.” Il ministro italiano Tajani ha fatto eco a Parigi e Berlino, dicendo che ovviamente le posizioni di Albanese “non rispecchiano quelle del governo italiano.” “I suoi comportamenti, le sue affermazioni e iniziative non sono adeguate all’incarico che ricopre all’interno di un organismo di pace e garanzia come le Nazioni Unite.” Unrelated: poco dopo, commentando il caso Gratteri, il ministro avrebbe detto che “aggredire chi la pensa in maniera diversa è veramente antidemocratico.” Sotto attacco, Albanese si è sfogata su X: “3 governi europei mi accusano, sulla base di dichiarazioni che non ho mai rilasciato, con una virulenza e una convinzione che NON hanno MAI usato contro coloro che hanno massacrato più di 20.000 bambini in 858 giorni.” (X / Arab News / il Fatto Quotidiano / Rai News / X)