L’annessione di fatto della Cisgiordania

Il governo israeliano ha approvato il processo per registrare moltissimi territori della Cisgiordania come di “proprietà statale.” Tra le altre notizie: l’UE “woke” e di estrema destra a tempo, Nordio contro il Csm, e gli azionisti di WBD guardano ai soldi di Paramount

L’annessione di fatto della Cisgiordania
Ramallah, 2012. Foto CC BY-SA 3.0 Anthony Baratier

Il gabinetto del governo Netanyahu VI ha approvato un processo per registrare parti importanti del territorio della Cisgiordania occupata come di “proprietà statale,” nel caso i palestinesi residenti non siano “in grado” di dimostrarne la titolarità. La proposta ha firma del ministro delle Finanze Smotrich, del ministro della Giustizia Levin e del ministro della Difesa Katz. I ministri non fanno mistero dei propri obiettivi: Smotrich ha detto che la misura fa parte della “rivoluzione coloniale per controllare tutte le nostre terre,” mentre Levin ha parlato della necessità di “rafforzare la presa” di Israele “su tutte le parti” della Cisgiordania. La norma riattiva i processi di registrazione fondiaria sospesi nel 1967, e si applica all’Area C della Cisgiordania, sotto occupazione militare israeliana, dove vivono più di 300 mila palestinesi — molti dei quali dipendono interamente da terreni agricoli e per il pascolo per vivere. La maggior parte di questi territori non è mai stata registrata formalmente, a causa di processi lunghi e costosi, che richiedono di produrre documenti vecchi anche di decenni, spesso andati direttamente distrutti durante le operazioni di guerra e i raid delle forze di occupazione. La presidenza palestinese ha denunciato la decisione, sottolineando che si tratta di una “annessione di fatto dei territori palestinesi occupati,” e chiedendo l’intervento “immediato” di ONU e Stati Uniti “per fermare queste azioni pericolose” e costringere Israele a “rispettare la legge internazionale.” Secondo Fatah il processo è un tentativo di “legalizzare” la confisca e l’occupazione dei territori palestinesi, e “costituisce una palese falsificazione di fatti storici accertati e una flagrante violazione del diritto internazionale.” La decisione è stata condannata anche da Egitto e Qatar. (the Times of Israel / WAFA)

L’attivista Hagit Ofran, direttrice del programma che monitora l’attività coloniale per Peace Now, denuncia: “Si chiederà ai palestinesi di dimostrare la proprietà in un modo che non saranno mai in grado di fare. E in questo modo, Israele potrebbe impossessarsi dell'83% dell'Area C, che è circa la metà della Cisgiordania.” Il processo di registrazione potrebbe iniziare già nel corso dell’anno. Michal Braier, responsabile ricerca di Bimkom, un’organizzazione israeliana sul diritto alla terra e all’abitazione, spiega che circa il 70% della Cisgiordania è “completamente non registrato,” e questo renderà “molto difficile determinare chi possieda effettivamente la terra.” Anche per avrebbe i documenti, la strada è in salita: “L’asticella legale per dimostrare la proprietà della terra è molto, molto alta, in un modo tale che la maggior parte dei palestinesi non avrà i documenti adeguati per dimostrarla.” Che documenti serve presentare? Ofran spiega: “Il governo israeliano chiede documenti che risalgono al Mandato britannico o al periodo giordano, 100 anni fa.” (Al Jazeera)

Peace Now ha scritto anche rivolgendosi direttamente a Donald Trump, che nei giorni scorsi si era detto contrario all’annessione della Cisgiordania: “Se la tua iniziativa di pace è seria, questo è il momento di agire. Non lasciare che Netanyahu saboti il tuo piano di pace.” Domenica, però, Trump era distratto dai preparativi per la prima riunione del Consiglio di pace: su Truth Social ha annunciato che erano stati raccolti 5 miliardi per la ricostruzione di Gaza, e che “migliaia” di militari saranno schierati nella Forza di stabilizzazione internazionale che dovrebbe sostituire le IDF nella Striscia di Gaza. (X / Axios / Truth Social)