Prove di cambio di regime

Negli attacchi di Stati Uniti e Israele è stato ucciso anche Khamenei, ma è improbabile che un attacco di “decapitazione” funzioni in Iran. Tra le altre notizie: la “guerra aperta” tra Pakistan e Afghanistan, where in the world is Guido Crosetto, e Claude scala le classifiche dell’App Store

Prove di cambio di regime
foto CC BY 4.0 khamenei.ir

Gli attacchi israeliani e statunitensi di sabato mattina hanno fatto una strage: la Mezzaluna Rossa iraniana ha riportato complessivamente oltre 200 morti e 747 feriti. Uno degli obiettivi è stata una scuola elementare femminile a Minab — nelle scorse ore sono circolate su internet molte immagini di corpi di bambine in uniforme e zaini coperti di polvere. I bombardamenti sono iniziati alle 9:40 locali del sabato mattina — il primo giorno lavorativo della settimana — mentre le alunne erano in classe. Gli attacchi hanno colpito e ucciso molte figure ai vertici del governo iraniano compreso Ali Khamenei, la cui morte è stata confermata anche dai media locali. Khamenei è stato Guida suprema del paese dal 1989, succedendo a Khomeini. La successione è ora nelle mani dell’Assemblea degli esperti, un organo di 88 membri, ma non c’è un successore designato. (le Monde / the New Arab)

Mentre le autorità iraniane cercavano di trattare per arrivare a un accordo per il nucleare, Washington e Tel Aviv avevano chiaramente spostato i propri obiettivi verso il completo cambio di regime. Il successo dell’operazione si vedrà nelle prossime ore e nei prossimi giorni: l’Iran non è un paese piccolo, e ha una organizzazione statale complessa, non piramidale, per cui la tesi che quello di ieri sia un attacco di “decapitazione” sembra poco credibile. Sicuramente c’è chi ha ambizioni, però: Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, residente negli Stati Uniti, ha rilasciato una dichiarazione poco dopo l’inizio dei bombardamenti, definendo l’operazione un “intervento umanitario” (sic) e sostenendo che il regime fosse al “collasso.” (Al Jazeera / POLITICO)

In risposta agli attacchi israeliani e statunitensi, l’Iran ha lanciato attacchi missilistici balistici e droni contro Israele e basi militari statunitensi in Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein, Siria, Giordania e Iraq. Video sui social media mostrano droni Shahed e missili balistici colpire postazioni USA, incluse stazioni radar in Bahrain. Gli asset degli Stati Uniti nella regione sono stati colpiti in modo piuttosto ingente, anche se gli interessi della guerra sono quasi esclusivamente israeliani e non statunitensi. È da attendere anche l’impatto politico dell’attacco: in un sondaggio dell’Università del Maryland solo il 21% degli intervistati si è detto favorevole a un intervento militare contro Teheran. (Drop Site / Al Jazeera / Università del Maryland)

Nonostante l’operazione sia platealmente illegale, i leader mondiali hanno reagito con cautela, molti condannando la ritorsione iraniana ma senza commentare direttamente l’azione militare di Stati Uniti e Israele. Regno Unito, Francia e Germania hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui chiedono la ripresa dei negoziati e dichiarano di non aver partecipato ai bombardamenti: “Condanniamo con la massima fermezza gli attacchi iraniani ai paesi della regione. L’Iran deve astenersi da attacchi militari indiscriminati.” I tre paesi riconoscono che “al popolo iraniano deve essere consentito di determinare il proprio futuro,” e Macron personalmente ha commentato che “nessuno può pensare che le questioni del programma nucleare iraniano, dell'attività balistica, della destabilizzazione regionale si risolveranno con i soli bombardamenti” — una presa di distanza che però non è in nessun modo una condanna degli attacchi. I paesi della regione — Arabia Saudita, Emirati, Giordania, Marocco, Siria — hanno condannato esclusivamente gli attacchi iraniani contro le basi statunitensi nella regione, senza menzionare i bombardamenti americani e israeliani. Australia e Canada hanno espresso aperto sostegno ai bombardamenti. (Associated Press)

Le voci apertamente critiche sono state relativamente poche. Il segretario generale ONU Guterres ha dichiarato che “L’uso della forza da parte degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, e la successiva rappresaglia dell'Iran in tutta la regione, compromettono la pace e la sicurezza internazionale.” Particolarmente duro è stato il Primo ministro spagnolo Sánchez, voce isolata tra gli alleati statunitensi: “Respingiamo l’azione militare unilaterale degli Stati Uniti e di Israele, che rappresenta un’escalation e contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile.”   Sono stati più apertamente critici gli avversari globali di Washington ovviamente, Russia e Cina. Il ministero degli Esteri russo ha definito gli attacchi “un atto premeditato e non provocato di aggressione armata contro uno stato membro sovrano e indipendente dell’ONU,” accusando Washington e Tel Aviv di “nascondersi dietro” le preoccupazioni sul programma nucleare iraniano mentre perseguono come obiettivo il cambio di regime. La Cina ha chiesto la cessazione immediata delle azioni militari, e il ritorno ai negoziati. (X / Associated Press)