“Grazie a dio Khamenei è ringiovanito”
Mojtaba Khamenei è la nuova Guida suprema dell’Iran. Nei giorni scorsi sono stati uccisi suo padre, sua madre, sua moglie, uno dei suoi figli. Tra le altre notizie: sarebbe pronto un accordo commerciale con Cuba, la guerra ha rovinato i piani referendari di Meloni, e 50 anni di Apple
L’Iran ha nominato Mojtaba Khamenei come nuova Guida suprema: l’Assemblea degli Esperti lo ha designato successore del padre, denunciando “la brutale aggressione della criminale America e del malvagio regime sionista.” Mojtaba Khamenei non ha mai ricoperto cariche elettive, ma è da tempo una figura molto influente nella cerchia ristretta del padre, con legami profondi con i Guardiani della rivoluzione. Nonostante il suo ruolo di alto profilo, quello di Mojtaba non era un nome scontato, perché le autorità iraniane probabilmente avrebbero preferito evitare l’immagine del figlio di Khamenei che gli succede, come se quella iraniana fosse una monarchia, qualcosa che Khamenei voleva assolutamente evitare. Tuttavia, l’aggressione statunitense e israeliana hanno cambiato la situazione: L’ayatollah Heidari Alekasir ha commentato l’elezione di Khamenei dicendo che si era scelto in base a uno degli insegnamenti del padre: la Guida suprema dell’Iran deve essere “odiata dal nemico,” e non lodata. I vertici iraniani hanno espresso il proprio sostegno per Mojtaba Khamenei, con il presidente Pezeshkian che parla di una “nuova era di dignità e forza,” e il ministro degli Esteri Araghchi ha promesso l’impegno nella “difesa dei diritti della grande nazione iraniana.” (Al Jazeera)
La studiosa del diritto Helyeh Doutaghi riporta una frase che circola nei canali locali, usata per commentare la notizia: “Grazie a dio Khamenei è ringiovanito.” Probabilmente proprio perché non si voleva dare l’impressione della transizione verso una monarchia, Mojtaba ha sempre esercitato potere nelle retroguardie, e molti cittadini iraniani probabilmente non l’hanno mai nemmeno sentito parlare. Si sa poco della sua personalità e delle sue posizioni politiche: quello che è ovvio è che è una scelta di resistenza all’aggressione statunitense e israeliana, e che Mojtaba Khamenei arriva alla posizione in un momento personalmente drammatico: nei bombardamenti di questi giorni non ha perso solo il padre, ma anche la moglie, Zahra Adel, la madre, Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh, e un figlio. Su X, la docente universitaria Amal Saad spiega: “La richiesta degli Stati Uniti di controllo sulla successione in Iran non è stata semplicemente un errore di calcolo strategico, ma una profonda incapacità di comprendere cosa significhi l’autodeterminazione per la repubblica islamica sciita, rivoluzionaria e iper-indipendente, la cui ragion d’essere è sempre stata la ricerca dell’indipendenza contro proprio questo tipo di potere imperialistico.” (X / Al Jazeera / the New York Times / X)
Per il resto del mondo le conseguenze dell’aggressione all’Iran sono appena cominciate: il prezzo del petrolio ha superato i 110 dollari al barile, dopo che i principali produttori della regione hanno tagliato la produzione. Il West Texas Intermediate (WTI) è balzato del 26,5% (+24 dollari) a 114,9 dollari al barile; il Brent è salito del 23% (+21,56 dollari) a 114,25 dollari. La settimana precedente il greggio USA era già aumentato di circa il 35%, il più grande guadagno nella storia dei futures dal 1983. L'ultima volta che il petrolio aveva superato i 100 dollari al barile era stato dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022. Poco dopo il superamento dei 100 dollari al barile, Trump ha scritto su Truth Social che l’aumento dei prezzi del petrolio sarebbe stato solo “a breve termine,” e che era “un prezzo molto piccolo da pagare.” Nei giorni scorsi il presidente statunitense aveva minimizzato, dicendo che non c’era da preoccuparsi. (CNBC / Truth Social / Reuters)
Il dipartimento di Stato statunitense ha ordinato la partenza obbligatoria dei dipendenti statunitensi della propria missione diplomatica in Arabia Saudita. La decisione segue diversi attacchi mirati dell’Iran contro l’ambasciata a Riad e nelle immediate vicinanze. Il dipartimento di Stato statunitense è sotto forte critica per non aver sollecitato le migliaia di cittadini statunitensi presenti nella regione a partire prima dell’inizio della guerra, e per aver fornito poca assistenza per l’evacuazione una volta iniziati i bombardamenti. In realtà, l’ambasciata a Riad era in una situazione già particolare, perché all’inizio della seconda amministrazione Trump è stato rimosso l‘ambasciatore, Michael Ratney, senza confermarne un sostituto. L’apparente disorganizzazione di Washington si spiega con un altro retroscena: molti funzionari davvero speravano che gli attacchi sull’Iran potessero esaurirsi come quelli in Venezuela, che con l’uccisione di Khamenei padre si sarebbe subito trovato un accordo con le autorità locali per una leadership che soddisfasse sia le necessità locali che le richieste di Washington. Ora che è chiaro che questo scenario fosse una fantasia gli Stati Uniti si trovano in una guerra senza obiettivi. (the New York Times)