Trump nel vicolo cieco della guerra
La guerra sta per finire, o forse no: Trump continua a contraddirsi, senza una via di uscita dalla guerra che ha iniziato. Tra le altre notizie: il Parlamento europeo si prepara a votare la normativa sui rimpatri, la disperazione di Meloni sul referendum, e uno studio su come cadono i gatti
Nelle scorse ore Trump è apparso in difficoltà nello spiegare l’andamento della guerra, tra minacce senza precedenti e dichiarazioni palesemente false. Il presidente degli Stati Uniti ha postato e pinnato un messaggio sul proprio profilo Truth Social in cui minaccia distruzione “venti volte più forte” per l’Iran nel caso “blocchi il passaggio del petrolio dallo stretto di Hormuz.” Il messaggio dice implicitamente che gli Stati Uniti sono pronti a colpire obiettivi civili: “Colpiremo obiettivi facili da distruggere che renderanno impossibile ricostruire l’Iran” — oltre a tradire che Trump non sa, o finge di non sapere, che lo stretto di Hormuz è funzionalmente chiuso ormai da una settimana, con una riduzione del traffico del 94% — passano circa 8 navi al giorno, rispetto alla media precedente di 138. Parlando al telefono con CBS News, Trump si è vantato che nello stretto ora “passavano più navi,” e che la guerra era “praticamente finita.” Nelle ore successive Trump si sarebbe contraddetto su praticamente tutti gli aspetti della guerra. In un discorso ai deputati repubblicani in Florida, ha detto che gli Stati Uniti avevano già “vinto in molti modi,” ma che non avevano ancora “vinto abbastanza.” “Andiamo avanti sempre più determinati, per ottenere la vittoria definitiva.” Nell’intervista di CBS Trump si è concesso molti eccessi retorici, dicendo che le capacità militari e la leadership iraniane erano state azzerate, ma poi parlando con i deputati ha ammesso che anche se gli attacchi statunitensi erano stati un successo, l’Iran continuava a combattere. (Truth Social / Argus / CBS News / CNN)
Secondo un alto funzionario iraniano che ha parlato in forma anonima con Drop Site, Teheran sta valutando di ridurre i propri attacchi nelle nazioni arabe che ospitano basi militari statunitensi, concentrando al contempo le operazioni contro Israele. La ragione, secondo il funzionario, è che le operazioni con missili balistici e droni hanno “largamente raggiunto il loro scopo” di degradare i principali sistemi radar e consumare le scorte di intercettori americani. “Questa riduzione potrebbe non applicarsi alle basi statunitensi in due paesi in particolare,” ha detto il funzionario senza specificare quali siano quei due paesi. A livello diplomatico per ora non si muove assolutamente niente: Kamal Kharazi, consigliere di politica estera dell’ufficio della Guida suprema, ha rilasciato un’intervista a CNN da Teheran, escludendo qualsiasi spazio per la diplomazia e avvertendo che l’Iran è pronto a una guerra prolungata. Kharazi ha sottolineato che Trump ha attaccato l’Iran due volte durante i negoziati tra i due stati, indicando che era impossibile ricostruire un rapporto di fiducia. “Non c'è spazio” per la diplomazia, conclude Kharazi, “a meno che la pressione economica non si accumuli al punto che altri paesi intervengano per garantire la cessazione dell’aggressione degli americani.” In questo senso, i Guardiani della rivoluzione hanno fatto una proposta, un’evidente forzatura, agli stati alleati di Washington: “Qualsiasi paese arabo o europeo che espelle gli ambasciatori israeliani e americani dal proprio territorio avrà completa libertà e autorità di attraversare lo Stretto di Hormuz a partire da domani.” (Drop Site / CNN / X)
Commentando la notizia che riportavamo ieri sul ritiro del personale statunitense dall’ambasciata di Riad, il senatore repubblicano Lindsey Graham ha attaccato pubblicamente l'Arabia Saudita, dopo che il regno si è rifiutato di partecipare attivamente alla guerra contro l'Iran: “Stando a quanto mi risulta, il regno rifiuta di usare il suo capace esercito come parte di uno sforzo per porre fine al barbaro e terroristico regime iraniano.” Le tensioni sembrano confermare il retroscena secondo cui Riad avrebbe impedito agli Stati Uniti di accedere alle proprie basi per operazioni offensive. Poche ore dopo, l’ambasciatore emiratino all’ONU Jamal Al Musharakh ha dichiarato espressamente che gli Emirati Arabi Uniti “non prenderanno parte ad alcun attacco contro l’Iran, perché non intendono “essere coinvolti” nel conflitto. (X / Middle East Eye / France 24)