“Preparatevi a vedere il petrolio a 200 dollari al barile”

L’Iran intensifica gli attacchi contro le infrastrutture energetiche, mentre Trump continua a cantar vittoria. Tra le altre notizie: Meloni tra referendum e guerra, gli accordi tra Repubblicani e RN per le elezioni municipali, e un nuovo gioco dal creatore di Wordle

“Preparatevi a vedere il petrolio a 200 dollari al barile”
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Durante il 13esimo giorno di guerra, l’Iran ha condotto nuovi attacchi contro le infrastrutture energetiche della regione, compreso un attacco al porto di Salalah in Oman – lo stato è diventato un passaggio per il petrolio che non riesce a passare per lo stretto di Hormuz. Gli attacchi fanno parte della “40esima ondata di attacchi di rappresaglia” secondo i Guardiani della rivoluzione. Le autorità di Teheran certamente non parlano come se avessero perso la guerra: parlando con Al Jazeera, un funzionario iraniano ha avvertito che la guerra stava per entrare in una “nuova fase,” e ha minacciato la chiusura di un altro stretto strategico — un possibile riferimento allo stretto di Bab el-Mandeb. Che l’Iran si stia preparando a condurre una guerra anche economica non è un segreto: il portavoce dell’esercito Ebrahim Zolfaqari ancora mercoledì ha dichiarato semplicemente: “Preparatevi a vedere il petrolio a 200 dollari al barile, perché il prezzo del petrolio dipende dalla sicurezza regionale, che voi avete destabilizzato.” Se il prezzo al barile dovesse anche solo assestarsi sui 100 dollari, il costo d’uso medio di un’automobile in Europa salirebbe di almeno 220 euro l’anno. Da parte sua, il presidente Pezeshkian, ha messo nero su bianco le richieste di Teheran per uscire dal conflitto: “L’unico modo per porre fine a questa guerra, innescata dal regime sionista e dagli Stati Uniti, è riconoscere i legittimi diritti dell’Iran, il pagamento delle riparazioni e solide garanzie internazionali contro future aggressioni.” (Al Jazeera / Reuters / the Guardian / X)

Donald Trump sembra essere sempre più in difficoltà nel giustificare la guerra all’Iran — e le sempre più evidenti difficoltà in cui si trovano gli Stati Uniti. Durante un comizio in Kentucky, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno “vinto la guerra,” ma che “non vogliono andare via presto,” perché bisogna “finire il lavoro.” Trump sostiene che l’Iran sia “a fine corsa,” ma gli stessi servizi segreti statunitensi reputano che la leadership iraniana sia ancora quasi completamente intatta, nonostante ovviamente l’uccisione di Khamenei padre. Al contrario, secondo l’FBI ci sarebbe addirittura la possibilità di un attacco drone iraniano sulla costa ovest degli Stati Uniti: lo riporta un documento filtrato ad ABC News, secondo cui l’Iran “avrebbe aspirato a condurre un attacco a sorpresa lanciando droni da una nave non identificata al largo delle coste degli Stati Uniti, contro obiettivi non specificati in California.” (Reuters / ABC News)

A prescindere dall’andamento della guerra, in realtà, il tema resta per Trump a dir poco faticoso: secondo un sondaggio Data for Progress per Drop Site e Zeteo, la maggioranza degli elettori statunitensi credono che la guerra sia stata lanciata per coprire lo scandalo dei documenti del caso Epstein. Su 1.272 intervistati, il 52% ritiene che Trump abbia avviato la guerra contro l'Iran almeno in parte per distrarre l'opinione pubblica dallo scandalo Epstein, contro un 40% contrario e un 8% incerto. E non è un’opinione diffusa solo tra i democratici: anche un quarto degli elettori che si sono dichiarati repubblicani intervistati condividono questa lettura. Secondo il sondaggio, un candidato al Congresso nel 2026 o alla presidenza nel 2028 che sostenga la guerra sarebbe penalizzato di 19 punti netti nel voto. (Drop Site)