La guerra intestina alla Casa bianca sull’Iran

Diverse fazioni si scontrano alla Casa bianca su cosa fare della guerra in Iran. Tra le altre notizie: la visita a Parigi di Zelenskyj, le lezioni sull’Anticristo di Peter Thiel, a Roma, e You Are Elon Musk, un’avventura in cui potete spendere i soldi di Elon Musk

La guerra intestina alla Casa bianca sull’Iran
foto via X, @CENTCOM

Mentre non ci sono segnali che la guerra in Iran possa arrivare rapidamente a una conclusione, un retroscena di Reuters rivela come alla Casa bianca si scontrino 3 fazioni con ambizioni e preoccupazioni molto diverse. I consiglieri economici di Trump sono ogni giorno più preoccupati del rischio di uno shock petrolifero politicamente insostenibile, e chiedono che si scelga di indicare una definizione “stretta” di vittoria per un’uscita rapida dal conflitto. I falchi chiedono che il conflitto continui, almeno fino a quando l’Iran non sia disposto al completo smantellamento del proprio programma nucleare, e le voci del consenso populista che temono che il conflitto diventi un’altra delle guerre infinite. Un consigliere di Trump ha commentato, in condizioni di anonimato, che Trump “sta lasciando credere ai falchi che la campagna continua, vuole che i mercati credano che la guerra possa finire presto e che la sua base creda che l'escalation sarà limitata.” La portavoce della Casa bianca Leavitt ha smentito il retroscena, ma solo a metà, dicendo che la notizia si basava solo “su gossip e speculazione,” ma ammettendo che “il presidente è noto per essere bravo ad ascoltare, e per cercare le opinioni di molte persone.” Ma, “alla fine dei conti tutti sanno che è lui a prendere la decisione finale e farsi portavoce delle proprie idee.” (Reuters)

Alla radice di questo conflitto sembra esserci stato un errore di calcolo: sempre più retroscena ripetono che a Washington ci si aspettava di poter mettere fine al conflitto immediatamente dopo l’uccisione di Khamenei. Fonti di CNN riportano che sia Pentagono che Consiglio per la sicurezza nazionale hanno significativamente sottovalutato la volontà dell’Iran di chiudere lo stretto di Hormuz in risposta ai bombardamenti. La causa dell’errore, secondo le fonti, è strutturale: Trump lavora con una cerchia ristretta di consiglieri, marginalizzando il processo interagenzia che nelle precedenti amministrazioni avrebbe incluso analisi approfondite dell’impatto economico. Funzionari del Tesoro e del dipartimento dell’Energia erano presenti ad alcune riunioni preparatorie, ma le loro analisi di scenario erano considerate secondarie. I funzionari ascoltati da Trump ritenevano che chiudere lo stretto avrebbe danneggiato l’Iran più degli Stati Uniti. 3 fonti hanno riferito che, in briefing classificati con i parlamentari, alti funzionari dell’amministrazione hanno ammesso di non aver previsto la chiusura dello stretto. Va sottolineato, questo tipo di avventurismo è eccezionale anche per gli standard statunitensi: un ex funzionario che in passato ha lavorato sia con democratici che con repubblicani sospira: “Pianificare per prevenire proprio questo scenario, per quanto sia sembrato a lungo impossibile, è stato un principio cardine della politica di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, per decenni. Sono sbalordito.” 

Nel frattempo, Israele, Iran e Stati Uniti continuano a scambiarsi minacce. Netanyahu, nella prima conferenza stampa dall’inizio delle operazioni, ha esplicitamente minacciato Mojtaba Khamenei: “Stiamo creando le condizioni ottimali per rovesciare il regime.” Anche se ha commentato con disappunto che “non nego che non posso garantire che il popolo iraniano rovescerà il regime” — un altro modo per dire, tra l’altro, che gli attacchi continueranno. Nella sua prima comunicazione, letta in tv, senza che lui apparisse di persona, Mojtaba Khamenei ha dichiarato: “Assicuro a tutti che non ci dimenticheremo di vendicare il sangue dei vostri martiri.” Nelle scorse ore, l’esercito israeliano ha lanciato una nuova ondata di attacchi contro Libano e Iran, colpendo anche numerosi obiettivi civili. Dall’inizio dell’aggressione in Iran sono stati colpiti 24.531 obiettivi civili, di cui 19.775 erano abitazioni; sono state danneggiate 69 scuole, e 16 centri della Mezzaluna rossa. (the New Arab / Al Jazeera)