L’equilibrismo umiliante degli stati europei
L’Unione europea ha respinto le richieste di Trump sullo stretto di Hormuz, mentre Francia, Germania e Italia condannano gli attacchi di Hezbollah. Tra le altre notizie: uno scandalo di corruzione per Milei, piú di 30 capi di imputazione per Carmelo Cinturrino, e i cattivi consigli legali di ChatGPT
L’Unione Europea ha respinto la richiesta di Trump di contribuire a garantire la sicurezza dello stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran in risposta ai raid aerei statunitensi e israeliani. I ministri degli Esteri dei paesi europei si sono riuniti lunedì a Bruxelles: tra le ipotesi considerate c’era l’estensione del mandato della missione navale europea Aspides per inviare navi da guerra a pattugliare lo stretto tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman. Dopo ore di colloqui a porte chiuse, i ministri hanno rifiutato. Usando toni che raramente si sentono da funzionari europei, Kaja Kallas ha dichiarato: “L’Europa non ha interesse in una guerra senza fine. Questa non è la guerra dell’Europa, ma gli interessi dell'Europa sono direttamente in gioco.” Parlando della missione Aspides, Kallas ha escluso la possibilità di un’espansione in modo abbastanza categorico: “Non c’è nessuna volontà da parte degli stati membri di farlo.” “Nessuno vuole entrare attivamente in questa guerra.” Kallas ha anche aggiunto: “L’Europa non è parte di questa guerra. Non abbiamo iniziato questa guerra. E gli obiettivi politici non sono chiari.” Diversi funzionari degli stati europei si sono espressi in modo altrettanto netto. Il ministro della Difesa Pistorius ha ripetuto che la guerra non era stata “iniziata dall’Europa,” e Merz ha escluso anche un intervento a livello di NATO, ricordando che si tratta di “un’alleanza difensiva, non interventista,” e chiedendo agli Stati Uniti di “trattarci con il rispetto necessario all’interno dell’alleanza.” Il vice primo ministro lussemburghese Bettel è stato ancora più esplicito, dicendo che il suo paese non cederà al “ricatto” di Trump. “Siamo felici di renderci utili con satelliti, con comunicazioni. Ma non chiedeteci di intervenire con truppe e macchinari.” (POLITICO)
Lo stesso giorno, Francia, Germania e Italia, insieme a Canada e Regno Unito, hanno emesso un comunicato congiunto sull’aggressione del Libano da parte delle IDF, scrivendo che il problema erano “gli attacchi di Hezbollah su Israele”: “Condanniamo la decisione di Hezbollah di unirsi all’Iran nelle ostilità, che minacciano ulteriormente la pace e la sicurezza regionali.” Nel paragrafo successivo i capi di stato e di governo condannano “gli attacchi diretti ai civili, alle infrastrutture civili, agli operatori e alle infrastrutture sanitarie.” “Queste azioni sono inaccettabili, e chiediamo a tutte le parti di comportarsi in accordo con la legge umanitaria internazionale.” I firmatari non hanno trovato il coraggio di scrivere quale dei due stati fosse responsabile di quegli attacchi. Il documento continua scrivendo che “una importante offensiva di terra israeliana avrebbe conseguenze umanitarie devastanti,” di nuovo senza menzionare che ci sarebbe un governo alleato che è responsabile di decidere se questa invasione farla o meno. La parola chiave, in questo caso, però, è “importante” — perché mentre Parigi, Berlino, Roma, Ottawa e Londra preparavano il comunicato, un’operazione di terra, seppur “limitata e mirata,” delle IDF in Libano era già iniziata. Il ministro della Difesa israeliano Katz ha dichiarato che “le IDF hanno iniziato un’operazione terrestre in Libano per eliminare le minacce e proteggere i residenti della Galilea e del Nord. Le centinaia di migliaia di residenti sciiti del Libano meridionale che sono stati e vengono evacuati dalle loro case non torneranno alle loro abitazioni a sud del fiume Leonte finché la sicurezza dei residenti del Nord non sarà garantita.” (Governo italiano / Al Jazeera)
La diplomazia in Terza media — Se ricordate, nei giorni scorsi Trump ha vantato che l’Iran volesse arrivare a un accordo per mettere fine all’aggressione, ma di non stare rispondendo alle loro richieste. Ora un retroscena di Drop Site indica che la realtà potrebbe essere l’esatto opposto: due funzionari iraniani hanno rivelato alla testata che l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, ha inviato la settimana scorsa messaggi personali a funzionari di Teheran, incluso il ministro degli Esteri Araghchi, per esplorare possibilità di ripresa dei negoziati. Una delle fonti specifica che “per decisione presa dalle massime autorità iraniane, nessuna risposta è stata inviata ai suoi messaggi.” Immediatamente dopo la pubblicazione del retroscena, un funzionario statunitense ha negato questa versione dei fatti parlando con Axios, ripetendo che era stato Araghchi a contattare Witkoff, e non il contrario. A sua volta, il ministro iraniano ha scritto su X per confermare di non aver più tenuto contatti con Washington: “Il mio ultimo contatto con il signor Witkoff risale a prima che il suo datore di lavoro decidesse di stroncare la diplomazia con un altro attacco militare illegale contro l’Iran. Qualsiasi affermazione contraria sembra mirata unicamente a ingannare gli operatori del mercato petrolifero e l’opinione pubblica.” (Drop Site / Axios / X)