Una guerra sempre più cruenta e sempre meno difendibile
La guerra in Iran è sempre meno popolare negli Stati Uniti, dove gli elettori guardano con grande sospetto il lobbismo israeliano. Tra le altre notizie: un caso di spionaggio agita le elezioni in Slovenia, l’Anticristo secondo Peter Thiel, e la teoria del complotto sulla morte di Netanyahu
Il direttore del Centro nazionale antiterrorismo statunitense, Joe Kent, ha rassegnato le proprie dimissioni con una lettera in cui spiegava di non poter continuare a svolgere il proprio lavoro sostenendo la guerra in Iran: “Non posso in buona coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.” Nella lettera di dimissioni, Kent ricorda la moglie, Shannon, che era una linguista per la Marina statunitense, ed è stata uccisa nel gennaio 2019 da un attentatore a Manbij, in Siria, dove stava incontrando una fonte in un ristorante. Kent scrive di aver “perso la moglie in una guerra architettata da Israele” — un’accusa, quella che il lobbismo israeliano sia alla base di molti dei conflitti scatenati dagli Stati Uniti nella regione, sempre più spesso circolata anche, evidentemente, ai piani più alti della politica statunitense. Il riferimento a Israele è stato ricevuto da Tel Aviv come potete immaginare, con Ynet che ospita un editoriale che chiama Kent “un bugiardo antisemita.” (X / Ynet)
È importante sottolineare che Joe Kent non è un politico progressista e tanto meno pacifista. Nelle sue dimissioni assegna la responsabilità della guerra interamente a Israele, e ritrae Trump come un leader ingannato e senza colpa. Come sottolinea Ken Klippenstein, l’uscita di Kent, che sicuramente resterà in politica, fa parte della crescente opposizione statunitense alla guerra in Iran e della preoccupazione sugli effetti del lobbismo israeliano. L’AIPAC, l’American Israel Public Affairs Committee, è sotto pressione, anche interna, dopo risultati contrastanti nelle primarie democratiche dell’Illinois, in un contesto in cui la guerra contro l’Iran sta ulteriormente deteriorando l’immagine di Israele tra gli elettori statunitensi, già molto affaticati per il supporto biparisan al genocidio a Gaza. I politici contrari all’ingerenza di AIPAC hanno denunciato l’uso sempre più frequente da parte dell'organizzazione di “comitati elettorali di facciata” per oscurare la fonte dei finanziamenti esterni. I sondaggi mostrano un netto spostamento dell’opinione pubblica: secondo un sondaggio NBC News, il 57% dei democratici vede Israele negativamente, rispetto al 35% registrato prima dell’inizio dell’aggressione di Gaza nell’ottobre 2023. Un altro sondaggio rileva che il 44% degli elettori ritiene gli Stati Uniti siano troppo favorevoli a Israele — il dato più alto da quando la domanda viene posta, nel 2017. Tra i democratici, il 62% condivide questa posizione. (Ken Klippenstein / POLITICO / NBC News / Quinnipiac University)
Martedì le IDF hanno ucciso due alti funzionari iraniani, il capo della sicurezza nazionale Ali Larijani e Gholamreza Soleimani, il comandante dei Basij, una forza paramilitare sottoposta ai Guardiani della rivoluzione. Larijani era stato il leader de facto dell’Iran nei primi 10 giorni di guerra, dopo l’uccisione di Khamenei nel primo attacco israeliano e prima che suo figlio Mojtaba fosse scelto come successore. Secondo fonti informate di Axios, negli ultimi giorni Larijani faceva parte di una fazione che spingeva per avviare negoziati di pace con gli Stati Uniti, nonostante le sue dichiarazioni spesso incendiarie — nei giorni scorsi aveva minacciato direttamente Trump, dicendogli di “stare attento a non farti ammazzare anche tu.” (the New York Times / Axios)
Nelle scorse ore, come ovvia ritorsione alle uccisioni di Larijani e Soleimani, le forze iraniane hanno lanciato importanti attacchi missilistici di rappresaglia su Israele, usando anche missili dotati di testate a grappolo. Una stazione ferroviaria centrale di Tel Aviv è stata danneggiata e il traffico ferroviario nel paese è stato temporaneamente sospeso. Le forze iraniane hanno colpito anche i paesi del Golfo: a Dubai si sono sentite esplosioni fin dalle 3 del mattino. Nel frattempo, Israele ha continuato a bombardare il Libano: si contano almeno 6 morti e 12 feriti in attacchi sul centro di Beirut, dove un intero edificio è stato raso al suolo. Altre 15 persone sono state uccise nel retro del paese nelle ore precedenti. Le IDF hanno esteso gli ordini di sfollamento forzato nel sud del Libano fino al fiume Leonte, circa 40 km a nord del confine israeliano — più a nord dei precedenti ordini, che arrivavano al fiume Litani. Gli ordini di evacuazione emessi da Tel Aviv ora interessano il 14% del territorio libanese. (Al Jazeera)