Dichiarazioni di guerra senza piombo
7 stati vogliono “garantire” il passaggio nello stretto di Hormuz, ma giurano che non vogliono la guerra. Tra le altre notizie: quando la Danimarca si preparava alla guerra con gli Stati Uniti, le differenze tra uomo e donna secondo la ministra Roccella, e la collaborazione di MSF con Eiichiro Oda
Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi bassi, Giappone e Canada hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sullo stretto di Hormuz in cui condannano gli attacchi dell’Iran sulle “navi commerciali” e le “infrastrutture civili” e la “chiusura di fatto dello stretto di Hormuz.” I firmatari scrivono di avere “grave preoccupazione per l’escalation del conflitto,” e chiedono una “moratoria comprensiva e immediata agli attacchi sulle infrastrutture civili.” Sul piano operativo, i 7 paesi esprimono di essere “pronti” a “contribuire a impegni appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo stretto,” e accolgono a favore “l’impegno delle nazioni che si stanno impegnando con i piani preparatori.” Il dato più importante del documento è forse che i paesi accolgono la decisione dell’Agenzia internazionale dell’energia di autorizzare il rilascio coordinato delle riserve strategiche di petrolio per “stabilizzare i mercati energetici.” Molti hanno immediatamente letto nell’impegno a “garantire il passaggio sicuro nello stretto” una dichiarazione che anticipa l’impegno militare nella guerra lanciata da Stati Uniti e Israele. In Italia, le forze di governo sono corse al riparo: Tajani ha precisato che si tratta “di un documento politico, non un documento militare” — qualunque cosa voglia dire — mentre Crosetto ha emesso una nota ufficiale in cui insiste che non ci sarà nessuna “missione di guerra.” Anche Meloni si è affrettata a promettere: “Nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco nello Stretto. Ci interroghiamo su come possiamo offrire un contributo ma ovviamente dopo che è cessato il conflitto e d'accordo con le parti.” Non serve specificare che alla fine del conflitto si presume che lo stretto sarà riaperto. (Governo britannico / ANSA / ministero della Difesa / la Stampa)
Allo stesso modo, hanno immediatamente tirato indietro la mano anche Germania e Francia. Il ministro della Difesa tedesco Pistorius ha dichiarato che l’intervento militare tedesco dipende “dalla situazione dopo un cessate il fuoco,” e “se possiamo partecipare nel contesto di un mandato internazionale.” Qualsiasi impegno tedesco dovrà comunque essere confermato a livello parlamentare. Parlando con i giornalisti Macron ha dichiarato che la Francia vuole parlare con i membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU per stabilire se può essere creato uno schema comune con cui costruire piani futuri, anche questo che però si potrebbe attivare solo dopo la fine della guerra. Secondo Macron, comunque, si tratta solo di un “processo esploratorio.” (France 24)
Gli alleati di Washington forse si illudono che potranno a lungo tenersi fuori dal conflitto. Ma le crescenti difficoltà degli Stati Uniti metteranno in difficoltà chi nelle scorse ore si è prestato alle dichiarazioni d’intenti sulla carta. Giovedì un caccia F-35 statunitense ha effettuato un atterraggio di emergenza in una base statunitense dopo essere stato colpito da fuoco iraniano. Gli Stati Uniti hanno perso altri velivoli nelle settimane scorse: 3 F-15 abbattuti per errore dalla difesa aerea del Kuwait, e un aereo cisterna KC-135 che si è schiantato in Iraq per ragioni ancora sconosciute. Ma questo incidente è senza precedenti: gli F-35 sono jet stealth di quinta generazione, considerati i velivoli da combattimento più avanzati al mondo, e colonna portante del potere aereo degli Stati Uniti e dei propri alleati. Il colpo della difesa aerea iraniana è la prima volta nella storia in cui un F-35 viene colpito: ogni jet ha un costo di circa 100 milioni di dollari. Il video del momento in cui l’F-35 è stato colpito è stato condiviso sui social, e la notizia ha ovviamente causato un calo drastico dello stock di Lockheed Martin, che solo nelle ultime ore si sta riprendendo. Ma sembra non essersi trattato di una colpo fortuito: mentre scriviamo diversi retroscena, su media iraniani e non, riportano che sia stato colpito un secondo F-35. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha canzonato il nemico: “Secondo le dichiarazioni di funzionari militari israeliani e americani, il 320% dei lanciatori missilistici iraniani è stato distrutto finora. Tuttavia, l’Iran continua a lanciare missili con un ritmo molto alto. Ora, il nemico punta a distruggerne fino al 500%! Un risultato unico per le forze armate statunitensi!” (CNN / X / Yahoo Finance / Turkiye Today / Tasnim / X)