Escalation senza dirlo
Trump dice che vuole ridurre l’impegno statunitense nella guerra, ma non vuole il cessate il fuoco. Tra le altre notizie: Gustavo Petro indagato dagli Stati Uniti, la trincea attorno ad Andrea Delmastro, e Google riscrive il titolo di questo post
Washington vuole fare un passo indietro nella guerra o no? È impossibile dirlo dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti: scrivendo su Truth Social, Trump ha detto che “siamo molto vicini al raggiungimento dei nostri obiettivi” e che quindi “consideriamo di ridurre i nostri grandi sforzi militari in Medio Oriente.” È una affermazione che sembra essere in aperta contraddizione con quello che gli Stati Uniti stanno facendo davvero: sono state inviate 3 ulteriori navi d’assalto anfibio e circa 2.500 militari nella regione, che si aggiungono ad altri 2.500 reindirizzati dal Pacifico nei giorni precedenti, e oltre 50.000 già presenti nella regione. Cosa voglia dire “ridurre gli sforzi militari” non chiarissimo, in generale, anche perché Trump poco prima aveva detto che con l’Iran si potrà avere “un dialogo,” ma che non riteneva necessario un cessate il fuoco: “Non si fa un cessate il fuoco quando stai letteralmente annientando l’avversario.” (Truth Social / CNBC)
La nuova Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha rilasciato una dichiarazione di aperta sfida agli Stati Uniti e Israele, dicendo che “il nemico è stato sconfitto,” “grazie alla fortissima unità che si è creata tra i nostri compatrioti, nonostante tutte le differenze di origini religiose, intellettuali, culturali e politiche. Khamenei ha sostenuto che gli iraniani hanno “inflitto al nemico un colpo stordente tanto che ora inizia a pronunciare parole contraddittorie e senza senso.” Secondo Khamenei, Israele e gli Stati Uniti avevano “l’illusione” che uccidendo il padre e gli altri leader militari avrebbero creato “paura e disperazione” nel paese e realizzato “il sogno di dominare e poi dividerlo.” Mojtaba Khamenei ha anche negato qualsiasi coinvolgimento iraniano negli attacchi contro Oman e Turchia durante la guerra, accusando Israele di aver condotto operazioni false flag. (the New Arab)
Nonostante i bombardamenti battenti, che la coalizione statunitense-israeliana sia in difficoltà è evidente fin dai primi giorni della guerra. Ora l’amministrazione Trump II ha sospeso per 30 giorni le sanzioni sugli acquisti di petrolio iraniano (sì) già caricato su navi, nel tentativo di contenere i prezzi del greggio schizzati di circa il 50% a oltre 100 dollari al barile. È la terza volta in circa due settimane che gli Stati Uniti sospendono temporaneamente le sanzioni: in precedenza avevano allentato quelle sul petrolio russo. La licenza generale, pubblicata sul sito del Tesoro dopo la chiusura dei mercati, consente la vendita e la consegna di greggio e prodotti petroliferi iraniani caricati su navi a partire da venerdì fino al 19 aprile, e prevede perfino la possibilità di importare petrolio iraniano negli Stati Uniti, una cosa che non accade in modo significativo dalla rivoluzione del 1979. (the Guardian)
Drop Site ha ottenuto documenti interni dell’intelligence iraniana che confermano per la prima volta l’esistenza di operazioni clandestine iraniane in Israele. Il ministero delle Informazioni e della Sicurezza nazionale ha reclutato negli ultimi 3 anni cittadini israeliani per condurre operazioni di influenza: distribuzione di striscioni, volantini e materiali propagandistici in spazi pubblici, creazione di pagine social, infiltrazione di manifestazioni contro Netanyahu e per il rilascio degli ostaggi di Gaza. In alcuni casi gli israeliani reclutati credevano di essere pagati da ebrei statunitensi preoccupati per gli ostaggi o contrari alle politiche di Netanyahu. Due funzionari, in forma anonima ovviamente, spiegano a Drop Site, che si tratta di una “misura reciproca” attivata in risposta alle attività israeliane in Iran. (Drop Site)