Il momento della verità sulla scommessa autoritaria del governo Meloni
È il momento del voto: per il governo è in gioco la stretta contro la magistratura ma anche le ambizioni sul premierato. Tra le altre notizie: l’escalation contro l’Iran non si ferma mai, si allarga l’inchiesta sul caso Delmastro, la lista dei 45 pianeti “piú abitabili” scoperti finora
Sono aperti i seggi per il referendum sulla Giustizia: si vota oggi fino alle 23, e poi domani, dalle 7 alle 15. Si tratta di un voto importantissimo, su cui pende “il futuro dell’equilibrio costituzionale” del paese, scrive Emiliano Fittipaldi su Domani: serve fermare una riforma “che in realtà ha un unico, reale obiettivo: dividere e indebolire la magistratura, punendola e umiliandola, in modo da limitare la sua autonomia e rafforzare, di converso, il potere dell’esecutivo.” Ma non si può non vedere nel voto anche un’anticipazione della sfida elettorale che vedrà, l’anno prossimo, contrapposte Meloni e Schlein. Nelle ultime settimane Meloni ha rotto gli indugi, e si è spesa moltissimo per il Sì — così tanto che, anche se la presidente del Consiglio ha già detto molte volte che non intende dimettersi in caso di vittoria del No, sarà perlomeno impossibile negare che questa sia a pieno titolo una “sua” sconfitta elettorale. Dall’opposizione, anche Schlein si è spesa molto per il referendum, con un lungo tour che, se dovesse portare a una vittoria elettorale, ne blinderebbe il ruolo a guida del Partito democratico. Questa campagna elettorale, in realtà, è stata prova abbastanza plastica che la strategia di Schlein per la gestione della coalizione funziona abbastanza bene: tutti i leader delle forze di opposizione hanno fatto attivamente campagna per il No, anche insieme quando era necessario. (ANSA / Domani / il manifesto)
Se dovesse vincere il sì, la conseguenza più immediata sarebbe in realtà politica: sarebbe la conferma di Meloni come leader incontestata della destra, e ci sarebbe la strada spianata non solo per una riforma elettorale accentrata sul ruolo del capo del governo, ma anche per irrigidire ulteriormente lo scontro con la magistratura, a partire dalla “gestione” delle persone migranti. Materialmente, però, sono molte le incognite su cosa succederebbe dopo la modifica della Costituzione. I magistrati diventerebbero l’unica categoria del paese che non elegge i propri ordini direttivi. L’“autonomia e indipendenza” dei pm resterà in Costituzione, ma la loro posizione reale cambierà in modo sensibile, costretti più vicini nel lavoro quotidiano alla polizia giudiziaria, e allineandoli a una catena di comando che porta direttamente all’esecutivo: sottoposti a leve indirette — che tanto indirette non sarebbero — con cui la politica potrebbe influenzarne l’azione. (il manifesto / Domani)
Come fa, diciamo caritatevolmente, molto spesso, Matteo Salvini ha violato il silenzio elettorale, pubblicando sui propri canali social un invito al voto per il Sì fuori tempo massimo. Salvini, in realtà, non si è speso moltissimo a livello personale sul referendum, ma oggi le forze di governo saranno inevitabilmente presenti sui media in modo rilevante, in occasione dei funerali del fondatore della Lega, Umberto Bossi. (X / ANSA)
Nel frattempo, a proposito di notizie che forse dovrebbero informare la scelta al referendum: la procura di Roma sta allargando l’inchiesta sulle società riconducibili alla famiglia Caroccia, per scoprire possibili attività di riciclaggio. I magistrati stanno cercando di ricostruire l’origine dei fondi investiti nella società collegata allo scandalo di Delmastro, ma anche in altre attività: Caroccia e la figlia risultano iscritti nel registro degli indagati. Nel fascicolo rientra anche la srl Le 5 forchette di cui ha fatto parte anche Delmastro: un retroscena della Stampa cita che nell’ufficio di un notaio di Biella ci sarebbe stato “un passaggio di contanti” di entità si presume modesta, ma il cui scopo non è chiaro. Nonostante la difesa indefessa dei giorni scorsi, in realtà dentro Fratelli d’Italia sta crescendo la preoccupazione che possano emergere ulteriori rivelazioni: Repubblica sottolinea che la prima versione di Delmastro, che inizialmente aveva detto di non conoscere Caroccia padre, si è ormai rivelata falsa. È difficile dire quale sia la “linea rossa” per il partito: Delmastro potrebbe essere costretto alle dimissioni se venisse iscritto al registro degli indagati? O è necessario che sia un’accusa particolarmente pesante? (ANSA / la Stampa / Repubblica)