Noi no
Il governo Meloni si schianta sulla riforma della Giustizia, che dimostra che esiste una maggioranza all’opposizione. Tra le altre notizie: Trump sostiene che sia stata aperta una trattativa con l’Iran, lo scandalo del plasma nelle Marche, e secondo l’ad di Nvidia abbiamo già l’AGI
Ha vinto il No: i cittadini italiani hanno respinto la proposta di modifica della Costituzione avanzata dal governo Meloni, che prevedeva varie modifiche al settore giudiziario e che avrebbe aumentato il controllo dell’esecutivo sulla magistratura. Il risultato finale è piuttosto netto, 53,74%, con un’affluenza più alta del previsto, arrivata fino al 58,9% — in controtendenza rispetto alle ultime tornate elettorali. Giorgia Meloni ha riconosciuto la sconfitta, dichiarando che “rispettiamo la decisione degli italiani, andremo avanti.” Secondo Meloni, “resta chiaramente il rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia, ma questo non cambia il nostro impegno. Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della Giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale.” (Eligendo / X)
I dati dicono chiaramente che il referendum è stato politicizzato: con le zone in cui la destra è più forte che sono le uniche a non registrare una vittoria del no: in particolare in Lombardia, dove il No si è fermato al 46,44% e in Veneto, dove il No ha preso solo il 41,59%. Ma tutto il resto del paese ha chiaramente rigettato la proposta di modifica costituzionale, e si può probabilmente dire anche il progetto di torsione autoritaria post-fascista caro a Fratelli d’Italia, con il Sì che avrebbe potuto aprire la strada a una riforma presidenziale. In particolare, la vittoria del No nel Sud del paese è rilevante, spesso con un vantaggio di più di 20 punti — a Napoli il No è arrivato al 75,49%. Secondo il sociologo Francesco Ramella i picchi del No in Sud Italia sono un segno di profonda insoddisfazione sul modello di sviluppo del paese, che continua a penalizzare il Sud. Come prevedibile, il No ha vinto soprattutto nelle grandi città: in quelle con più di 500 mila abitanti è arrivato intorno al 63%, mentre il Sì ha vinto principalmente nei comuni sotto i 10 mila abitanti. Un dato molto interessante è anche quello della “fedeltà” alle indicazioni di partito: mentre nei giorni scorsi si è dato molto spazio alla fronda interna del Pd per il Sì, comandata da Pina Picierno, secondo le analisi del voto in realtà è stato più numeroso il gruppo di persone che hanno votato destra alle europee ma stavolta hanno votato No: solo il 9,6% di elettori del Pd ha votato sì, contro l’11,2% di elettori FdI, il 17,9% di elettori FI e il 14,1% di elettori leghisti che ha votato No. La composizione del voto è uscita fratturata anche a livello generazionale, con la fascia tra i 50 e i 64 anni che si è confermata essere l’unica a forte trazione conservatrice. (Eligendo / Domani / X / il Messaggero / Sky TG24)
Per le opposizioni è una vittoria che si dovrà cercare di capitalizzare. Schlein, Conte, Fratoianni, e Bonelli hanno partecipato insieme alla manifestazione convocata da CGIL e dai Comitati per il No, che si è poi sfogata in un corteo improvvisato. Giuseppe Conte ha parlato di un momento “spartiacque,” “non solo per quanto riguarda una battuta forte di arresto per il governo ma anche per quanto riguarda i contenuti e il progetto progressista.” Elly Schlein ha ringraziato i giovani che con percentuali molto alte hanno votato per il No, e ha ribadito che il voto deve essere sì “un messaggio politico chiaro a Giorgia Meloni,” ma anche per le opposizioni: “Il Paese chiede un'alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. C’è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità.” Sull’onda della vittoria, prima Renzi e poi Conte hanno proposto rapidamente di organizzare primarie di coalizione, e Schlein si è messa a disposizione a partecipare. (Adnkronos / la Repubblica)
Meloni aveva detto da prima del voto che non aveva intenzione di dimettersi, ma la decisione di tenersi la poltrona a testa bassa è condivisa anche dal ministro della Giustizia: Nordio ha rilasciato un’intervista contrita al Corriere della Sera in cui conferma che non si dimetterà, perché “perdere le elezioni fa parte della politica,” una cosa che “successe anche a Churchill.” Ovviamente, se si parla di elezioni, si potrebbe far notare al ministro cosa succede ai politici che le perdono. Nordio parla di “wishful thinking” riferendosi alle persone che speravano almeno nelle dimissioni di Bartolozzi e Delmastro, coinvolti negli scandali dei giorni scorsi: “Non ci saranno modifiche nella compagine ministeriale.” E dice apertamente che uno degli obiettivi della riforma fosse ostacolare l’azione della magistratura, che ora “limiterà l’iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti,” “a cominciare dall’immigrazione.” (Corriere della Sera)