La ministra del Turismo torna a casa
Santanchè si è dimessa ma ha messo in chiaro che pensa di essere un capro espiatorio. Tra le altre notizie: l’Italia si è astenuta su una risoluzione ONU per condannare la tratta degli schiavi, i prezzi altissimi per volare al Sud, e il turismo per una grande statua di Evangelion
Dopo mezza giornata passata barricata nei propri uffici del ministero del Turismo, in cui sembrava che si stesse preparando a una resistenza protratta alla richiesta diretta della presidenza del Consiglio di lasciare il proprio dicastero, Daniela Santanchè si è dimessa. Continua così la crisi di governo che si è aperta con la sconfitta al referendum. Santanchè non se n’è andata esattamente in modo pacifico, però: la sua lettera di dimissioni contiene diversi passaggi acidissimi. “Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna.” Santanchè rivendica di avere un “certificato penale” “immacolato,” e prende le distanze dal caso 5 forchette srl: “Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l'On Delmastro che pure paga un prezzo alto.” “Chiarito questo non ho difficoltà a dire ‘obbedisco’ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po' di amarezza per l'esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento,” quello sociale, potrebbe aggiungere qualche malalingua. Come sottolinea Luciana Cimino sul manifesto nella lettera Santanchè non ammette nessun motivo per cui dovrebbe dimettersi, e a tutti gli effetti si presenta come capro espiatorio, dicendo a Meloni che è lei ad aver sbagliato, la condizione della campagna elettorale per il referendum, ma non solo. (la Repubblica / ANSA / RaiNews)
Il rifiuto di Santanchè ha messo in enorme difficoltà Meloni. Conte ha commentato: “Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito.” Enza Rando, della segreteria nazionale PD, ha sottolineato: “Colpisce che Meloni si accorga solo oggi, dopo tre anni, della gravità dei fatti su Santanché senza però riuscire a trarne le conseguenze.” Dopo le dimissioni, Bonelli ha aggiunto: “Il governo Meloni ha dato uno spettacolo indecoroso di fronte ai problemi degli italiani. È stato il voto popolare sul referendum sulla separazione delle carriere a fare pulizia di un governo di impresentabili che fino all'ultimo hanno resistito, nonostante posizioni assolutamente inquietanti. Se il Sì avesse vinto Delmastro, Bartolozzi e Santanchè sarebbero rimasti al loro posto e, se non ci fosse stata la valanga di No, sarebbero ancora tutti al loro posto. Le dimissioni di Santanchè sono il segno di una sconfitta politica pesante per questo esecutivo, non certo un atto spontaneo di responsabilità.” (Corriere della Sera Roma / Sky TG24)
La crisi esce anche dai confini del governo, a Roma: si è dimessa anche Elena Chiorino (FdI), vicepresidente della regione Piemonte. Al suo posto subentra l’assessore Maurizio Marrone. Chiorino era una dei soci della 5 Forchette srl in cui era coinvolto anche Delmastro. Le sue dimissioni, però, sono a metà: ha mantenuto l’assessorato con deleghe a istruzione e lavoro — una scelta che AVS descrive come una “farsa indegna,” “una mancanza di rispetto totale nei confronti dei piemontesi e dell'istituzione.” Secondo il M5S si tratta di una scelta che “va ben oltre la soglia del ridicolo.” (TorinoToday / ANSA)
L’impatto della sconfitta inizia a vedersi anche nei sondaggi: nell’ultima rilevazione dell’Istituto Noto, per Porta a Porta, si registra un lieve calo di Fratelli d’Italia, che scende di mezzo punto al 29%. Salgono allo stesso modo sia PD che Movimento 5 Stelle, che sono indicati a 22 e 13%, rispettivamente. AVS perde mezzo punto e si ferma al 6%. Secondo la rilevazione, in occasione di primarie Conte avrebbe più probabilità di vincere di Schlein — il leader M5S arriverebbe al 43%, mentre la segretaria PD al 37%, e Bonelli il 12%. (Fanpage)