Trump prende tempo. Per cosa?
Trump ha prorogato la scadenza per gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane: l’Iran nega di averglielo chiesto. Tra le altre notizie: il Parlamento europeo ha approvato la legge per i lager fuori dall’Ue, la crisi del governo Meloni continua, e Wikipedia vieta l’uso di IA
Trump ha prorogato per la seconda volta il termine per gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, fissando la nuova scadenza al 6 aprile 2026. Lo scorso sabato, il presidente aveva dato all'Iran 48 ore per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico petrolifero, minacciando la distruzione delle centrali elettriche; il termine è stato poi esteso due volte. Su Truth Social, Trump ha scritto che la decisione arriva “su richiesta del governo iraniano.” Secondo i mediatori, però, questa richiesta dall’Iran non è mai arrivata: i funzionari di Teheran hanno detto che sono disponibili a negoziati, ma non in questi termini. Il ministro Araghchi ha ripetuto che quello in corso “non è un dialogo e nemmeno un negoziato,” e che la politica dell’Iran in questo momento è concentrata sulla necessità di “difendersi.” “Questa è la guerra di Israele e le popolazioni della regione e degli Stati Uniti ne stanno pagando il prezzo.” Secondo il ministro degli Esteri tedesco Wadephul qualcosa, però, si muove: “In base a quello che so, ci sono stati contatti indiretti e sono stati fatti preparativi per un incontro diretto. Dovrebbero tenersi molto presto in Pakistan.” (Truth Social / the Wall Street Journal / BBC News / Al-Arabiya)
Intanto, gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato agli Stati Uniti e agli alleati occidentali la propria disponibilità a partecipare a una forza marittima multinazionale per riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo rivela un retroscena del Financial Times, secondo cui funzionari emiratini starebbero lavorando per convincere diversi paesi a costituire una “Forza di sicurezza per Hormuz,” con il mandato di difendere lo stretto dagli attacchi iraniani e scortare le navi mercantili. Il ministero della Difesa francese giovedì ha indicato di aver condotto colloqui con circa 35 paesi in cerca di partner per una missione di riapertura dello stretto, ma solo a guerra finita. Diversi altri alleati statunitensi hanno intanto fatto sapere di non avere piani immediati per inviare navi nello stretto, respingendo la richiesta di sostegno militare avanzata da Trump. (Financial Times, dietro paywall / Reuters)
Dietro le quinte, una fonte di intelligence saudita ha confermato al Guardian che Mohammed bin Salman sta esortando Trump a continuare la guerra in Iran, descrivendola come un’“opportunità storica” per ridisegnare la regione. Riad non chiede solo di continuare la campagna militare, ma di intensificarla. Non ci sono ancora prove di un coinvolgimento militare diretto saudita nel conflitto, ora alla quarta settimana. Un esperto citato dal quotidiano di Londra sintetizza la tesi saudita: “Era meglio non iniziare la guerra, ma ora che è iniziata, bisogna finire il lavoro.” (the Guardian)
Lo scenario di una missione di terra in Iran, però, è tutto tranne che archiviato. Il sito di commento politico di estrema destra di Bari Weiss, the Free Press, ha pubblicato un lungo scritto di Yoav Gallant, l’ex ministro della Difesa israeliano, in cui consiglia fortemente agli Stati Uniti di lanciare un’operazione per conquistare militarmente l'isola di Kharg, il principale terminale del petrolio iraniano. Gallant descrive l'operazione come complessa ma fattibile date la superiorità aerea statunitense e la posizione isolata dell'isola, e ritiene che la finestra diplomatica aperta da Trump, con la concessione di giorni, non mesi, all’Iran per rispettare le condizioni, serva in realtà a “finalizzare i piani operativi” per un’invasione. Secondo Gallant la conquista di Kharg sarebbe la goccia che farebbe traboccare il vaso per far partire forti proteste contro il governo di Teheran, che dall’inizio della guerra, in realtà, non si sono viste. (the Free Press)