Gli Houthi entrano in guerra

I ribelli Houthi hanno lanciato una raffica di missili contro Israele. Tra le altre notizie: i partiti francesi si preparano alla corsa per le presidenziali, la repressione preventiva della manifestazione No Kings a Roma, e chi vince la guerra della slopaganda

Gli Houthi entrano in guerra
Il portavoce degli Houthi Yahya Saree annuncia il lancio di missili contro Israele. Grab via Conflict Alarm

La guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran si allarga: i ribelli Houthi dello Yemen hanno lanciato una raffica di missili balistici contro Israele. Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha annunciato l'attacco sabato dalla tv satellitare Al-Masirah, dichiarando che i missili hanno colpito “obiettivi militari importanti” nel sud di Israele. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver intercettato un missile. Gli Houthi controllano la capitale yemenita Sanaa dal 2014 e finora si erano tenuti fuori dal conflitto contro l’Iran, a differenza delle numerose azioni che erano state lanciate in sostegno della causa palestinese durante i mesi più violenti del genocidio a Gaza. L’ingresso dei ribelli Houthi in guerra è molto significativo: è un passo verso la chiusura dello stretto di Bab al-Mandab, già ventilata da Teheran la settimana scorsa in caso di ulteriore escalation statunitense. Lo stretto è un’altra delle più importanti vie del commercio internazionale, attraverso cui passa più del 10% del petrolio trasportato via nave di tutto il mondo. (Al Jazeera / Iran International)

Secondo 2 fonti iraniane di alto livello sentite da Middle East Eye, Teheran ritiene che gli Emirati Arabi Uniti stiano svolgendo un ruolo attivo nella guerra, e qualsiasi invasione di terra potrebbe portare ad attacchi su larga scala contro obiettivi emiratini. Un alto funzionario della sicurezza iraniana ha dichiarato che Teheran “ha deciso di porre fine a un periodo di settimane di tolleranza verso Abu Dhabi, dopo aver concluso che il ruolo emiratino andava oltre il semplice ospitare strutture militari americane già colpite nelle rappresaglie iraniane.” Anzi: “L’intelligence iraniana ritiene che gli Emirati abbiano messo a disposizione alcune delle proprie strutture aeree per operazioni contro l’Iran.” Un secondo funzionario iraniano ha dichiarato che il paese ritiene imminente un’offensiva di terra statunitense, sulla base di valutazioni di intelligence supportate anche da informazioni provenienti dalla Russia. L’Iran considera la sospensione degli attacchi statunitensi non come una vera pausa diplomatica, ma come copertura per il dispiegamento di truppe aggiuntive. Finora l’Iran ha evitato accuratamente di trattare i paesi della regione come avversari a pieno titolo, limitandosi a colpire obiettivi militari statunitensi o legati all’intelligence statunitense-israeliana. (Middle East Eye)

Ma come è andato questo primo mese di guerra per gli Stati Uniti? Non benissimo: secondo un’esclusiva Reuters, gli Stati Uniti possono confermare con certezza di aver distrutto solo circa un terzo dell’arsenale missilistico iraniano. Lo status di un altro terzo è incerto, ma i bombardamenti lo hanno probabilmente danneggiato, distrutto o sepolto in tunnel e bunker sotterranei. La stessa valutazione vale per i droni iraniani. L’intelligence contraddice le dichiarazioni pubbliche di Trump, secondo cui all’Iran “restano pochissimi razzi.” Nicole Grajewski, esperta delle forze missilistiche iraniane e dei Guardiani della rivoluzione a Sciences Po di Parigi, sostiene che l’amministrazione Trump II potrebbe aver sopravvalutato l’efficacia degli attacchi condotti contro le basi iraniane: ad esempio, l’Iran continua a lanciare dalla base militare di Bid Kaneh, nonostante sia stata bombardata in modo rilevante. (Reuters)

POLITICO ha intervistato Nate Swanson, che per quasi 20 anni è stato esperto di Iran al Consiglio di sicurezza nazionale, prima di essere cacciato dall’amministrazione Trump II essendo stato nominato durante la presidenza Obama. Swanson teme che il conflitto sia destinato a una ulteriore escalation: “L’Iran non crollerà, per cui l’idea di poter dettare unilateralmente i termini della de-escalation è irrealistica.” Trump ha sole due opzioni: “O escalare o scendere a compromessi.” Il conflitto ha dimostrato che l’Iran è in grado di poter controllare selettivamente il traffico nello stretto di Hormuz, scegliendo chi può passare e chi no. È uno strumento diplomatico che precedentemente non aveva, e uno sviluppo da cui ora non si torna indietro. (POLITICO)