King shaming

Milioni di persone sono scese in strada negli Stati Uniti e nel resto del mondo contro Trump e le sue politiche, e contro la guerra. Nel frattempo, il dipartimento della Difesa si prepara all’invasione dell’Iran.

King shaming
Uno dei cartelli dalla protesta No Kings di Washington. Foto CC BY-SA 4.0 Robert Kennicott

Un retroscena del Washington Post rivela che il dipartimento della Difesa statunitense sta preparando piani per operazioni di terra in Iran che dovrebbero durare settimane: non si dovrebbe trattare, negli intenti, di una invasione su larga scala, ma di una serie di raid condotti da forze speciali. Si tratterebbe di una enorme escalation, mentre Trump da giorni parla di una trattativa — forse inesistente — con l’Iran, e dopo che il presidente e diversi funzionari dell’amministrazione hanno più volte dichiarato che avrebbero raggiunto gli obiettivi della guerra senza l’uso di fanteria. Secondo il retroscena, ci sarebbero state discussioni sulla possibile presa dell’isola di Kharg, e raid nelle aree costiere vicino allo stretto di Hormuz, per distruggere gli armamenti con cui Teheran controlla il traffico. Secondo una delle fonti del quotidiano di Washington le operazioni dovrebbero durare “settimane, non mesi,” mentre una seconda fonte stima che serviranno almeno un altro “paio di mesi.” Un ex funzionario della Difesa ha commentato i piani dell’amministrazione Trump II per la conquista dell’isola di Kharg in modo gelido: “Conquistarla non è difficile. Proteggere i tuoi uomini una volta che sono lì, quella è la parte difficile.” Su Truth Social, Trump ha consigliato alla propria base di guardare l’intervista Mark Levin, di Fox News, a Marc Thiessen, del Washington Post — durante la trasmissione si sono elencati i meriti di un’invasione di terra dell’Iran sostenendo che gli Stati Uniti devono “prendere l’uranio” attualmente sul territorio iraniano. “Se non può essere distrutto, se non può essere alterato, dobbiamo prenderlo.” (the Washington Post / Truth Social / Mediaite)

Nel frattempo, sabato si sono tenute in tutti gli Stati Uniti nuove manifestazioni No Kings — i cittadini statunitensi sono scesi in strada in più di 3.200 eventi, con una mobilitazione che ha contato milioni di persone. Grandi cortei si sono tenuti a New York, Dallas, Philadelphia e Washington, ma due terzi degli eventi si sono svolti fuori dalle grandi città, con un aumento di quasi il 40% nelle comunità più piccole rispetto alla prima mobilitazione di giugno, secondo gli organizzatori. A Dallas si sono verificati scontri tra manifestanti No Kings e gruppi di contromanifestanti, tra cui uno guidato da Enrique Tarrio, ex leader dei Proud Boys. A Los Angeles, il dipartimento di sicurezza interna ha riferito che due persone sono state arrestate per aggressione ad agenti federali mentre circa mille “rivoltosi” circondavano un edificio federale. Le proteste si sono estese anche in America Latina, in Europa — oltre che a Roma, ne parliamo sotto, sono state organizzate proteste anche a Londra, a Parigi — e in Australia. (Reuters / POLITICO)

Nelle scorse ore, a Islamabad si è aperto un vertice tra i ministri degli esteri di Pakistan, Turchia, Egitto e Arabia Saudita per cercare una via diplomatica alla de-escalation. È confermato che sia Stati Uniti che Iran abbiano, nei giorni scorsi, comunicato le proprie condizioni per mettere fine al conflitto, ma al momento non è in corso nessun negoziato, non partendo dalle pretese oltranziste di Washington. I 4 paesi sono tutti coinvolti nella mediazione tra Washington e Teheran, e sono tutti molto vulnerabili alle minacce alle forniture energetiche e alle rotte commerciali. (Reuters / Drop Site)