Trump vuole “prendersi” il petrolio iraniano

Trump parla di “prendersi” il petrolio iraniano, mentre guarda a piani su come rubare l’uranio arricchito di Teheran. Tra le altre notizie: l’Italia è tra i paesi europei che stanno “demolendo” lo stato di diritto, Meloni verso il rimpasto di governo, e i piani della NASA per la Luna

Trump vuole “prendersi” il petrolio iraniano
foto: dominio pubblico, Molly Riley / Casa bianca

Una serie di raid aerei hanno causato blackout diffusi a Teheran e dintorni: il ministero dell’Energia iraniano ha confermato che le interruzioni della corrente erano dovute ad “attacchi sugli stabilimenti elettrici,” e che il personale stava lavorando per ripristinare la luce. Molti in Iran temono che gli attacchi alla rete elettrica anticipino una possible invasione di terra statunitense: Trump aveva minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane se Teheran non avesse negoziato un accordo di pace. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato Washington: “Il nemico manda messaggi di negoziato e dialogo mentre in segreto prepara un attacco di terra.” Ha poi aggiunto, minaccioso: “I nostri uomini sono pronti all’arrivo dei soldati americani, per dargli fuoco e punire i loro alleati regionali una volta per tutti.” Parlando con i giornalisti, Trump ha ammesso apertamente la doppiezza della propria amministrazione verso Teheran: il presidente ha confermato che era in corso un impegno diplomatico, ma “non si sa mai con l’Iran,” perché “negoziamo con loro e poi dobbiamo sempre bombardarli.” (the New Arab / Associated Press)

In un’intervista con il Financial Times, Trump ha dichiarato di voler “prendersi” il petrolio iraniano, e ha ipotizzato di occupare l’isola di Kharg, cosa che ritiene sarebbe “molto facile.” “Ad essere onesto, la mia cosa preferita sarebbe prendere il petrolio in Iran, ma alcune persone stupide negli Stati Uniti dicono, ‘perché lo stai facendo?’ Ma sono persone stupide.” Secondo un retroscena del Wall Street Journal Trump starebbe valutando un’operazione militare per rubare l’uranio arricchito dal paese: si tratta di più di 450 kg, e sarebbe una delle missioni più pericolose mai condotte dall’esercito statunitense, anche secondo la stampa più vicina all’amministrazione. Le forze speciali statunitensi hanno condotto molte simulazioni di operazioni analoghe, ma si tratterebbe di una campagna protratta e in profondità su territorio iraniano: negli anni, le operazioni speciali statunitensi che hanno avuto successo sono state quelle molto brevi — la più recente è, ovviamente, il rapimento di Maduro — mentre invece quando le azioni si protraggono spesso finiscono fuori controllo. (Financial Times / the Wall Street Journal / CBS News)

Secondo il Wall Street Journal Trump vorrebbe trovare una soluzione diplomatica in cui Teheran dovrebbe accettare di consegnare spontaneamente le proprie riserve di uranio arricchito, ma finora le richieste massimaliste di Washington sono state tutte ignorate dall’Iran. La pressione per arrivare a una conclusione della guerra è altissima, ma finora l’amministrazione Trump II ha sostanzialmente ignorato tutte le ragioni per arrivare a un accordo in tempi stretti. Dopo un mese di guerra, però, l’impatto economico e logistico nel Golfo è di grande portata: i problemi non finiscono alla chiusura dello stretto di Hormuz, ma riguardano moltissimi porti della zona. Una parte del traffico si è spostato sulla rotta via Capo di Buona Speranza, molto più lunga, e sia Arabia Saudita che Emirati Arabi Uniti starebbero attivando deviazioni e organizzando maggior trasporto per via terrestre o per ferrovia. Per Qatar, Kuwait e Bahrain la situazione è ancora più complessa, perché non hanno vie terrestri praticabili per evitare Hormuz o il territorio saudita. In termini di perdite, stiamo parlando di cifre altissime, a livello regionale: 14,4 miliardi di dollari persi in ricavi portuali, 21,5 miliardi di dollari persi per mancato export di petrolio e gas, perdite di circa 40 milioni dal turismo e dall‘aviazione. In totale, i danni per la regione sono come minimo 75 miliardi di dollari, e questo totale non include l’inevitabile impatto industriale in Asia e in Europa, e l’effetto dell’inflazione. (Rudaw)