La guerra in Iran è già stata vinta, deve continuare, finirà presto

Trump ha tenuto un discorso alla nazione senza dire assolutamente niente. Tra le altre notizie: l’ICE prepara deportazioni di massa, senza sapere come organizzarle; una nuova strage nel mar Mediterraneo; e la dubbia legalità della base lunare sognata dagli Stati Uniti

La guerra in Iran è già stata vinta, deve continuare, finirà presto
grab via CSPAN

È difficile riassumere il primo discorso di Donald Trump alla nazione sulla guerra in Iran: il presidente statunitense non ha fornito nessun nuovo dettaglio sulla strategia statunitense, non si è impegnato su una data precisa entro cui mettere fine al conflitto, non ha fatto riferimenti a trattative con Teheran — più volte millantate nel corso dei giorni scorsi — ma non ha nemmeno confermato preparativi per un’invasione di terra del paese. Trump si è limitato a dire che il paese intende “finire il lavoro” in Iran, e “finirlo molto in fretta.” Trump ha ribadito che non vuole che l’Iran possieda armi nucleari, definendo lo scenario “una minaccia intollerabile,” e ha vantato che la capacità missilistica balistica iraniana è già stata fortemente ridotta. Non ha però dato spiegazioni su come gli attacchi lanciati finora abbiano neutralizzato le ambizioni nucleari del paese. Sulle tempistiche, Trump ha ripetuto l’impegno di tirarsi fuori dal conflitto in “2 o 3 settimane,” nonostante migliaia di truppe si stiano dirigendo verso la regione. Nonostante le sfuriate dei giorni scorsi sulla NATO, alla fine Trump non ha attaccato nemmeno esplicitamente l’alleanza atlantica, limitandosi a dire che a sbloccare lo stretto di Hormuz dovrebbero occuparsene “le nazioni del mondo che ricevono il petrolio attraverso quello stretto.” “Andate nello stretto e prendetevelo, la parte difficile è già fatta, dovrebbe essere facile.” Rispondendo alle preoccupazioni dei cittadini statunitensi sul costo dei carburanti, Trump ha minimizzato, dicendo prima che si sarebbe trattato di un aumento “di breve data,” e ha descritto la guerra come “un vero investimento per il futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti” — a parte quelli che potrebbero essere mandati in guerra. (YouTube)

Cosa intendano fare gli Stati Uniti in queste prossime “2 o 3 settimane” di guerra non è chiaro: un retroscena del Washington Post rivela che il piano per condurre raid e rubare l’uranio arricchito dell’Iran è stato redatto su esplicita richiesta di Trump. È uno scenario su cui i retroscena si inseguono da giorni, ma che tutti gli esperti sono concordi sarebbe estremamente pericoloso per i militari statunitensi coinvolti. L’operazione richiederebbe l’invio di centinaia o migliaia di soldati e attrezzature pesanti per scavare e recuperare materiale radioattivo, in un processo che potrebbe richiedere da settimane a diversi mesi, sotto il costante fuoco nemico. (the Washington Post)

Poco dopo la fine del discorso di Trump, l’Iran ha lanciato un nuovo attacco missilistico contro Israele, e il Qatar ha riferito che un missile da crociera iraniano aveva colpito una nave LNG di QatarEnergy al largo delle proprie coste. Continuano anche gli attacchi della coalizione statunitense-israeliana: nelle scorse ore sono state uccise 9 persone, e si segnalano ulteriori danni a aeroporti e porti iraniani. Nel frattempo, il presidente Pezeshkian ha firmato una lettera rivolta alla popolazione statunitense, sottolineando che l’Iran “non nutre nessuna ostilità verso altre nazioni, incluse le popolazioni dell’America, dell’Europa o dei paesi vicini.” “Anche di fronte agli interventi e le pressioni estere, gli iraniani hanno sempre tracciato una netta distinzione tra i governi e i popoli che li governano.” Pezeshkian chiede alla popolazione statunitense: “Esattamente quali interessi del popolo americano vengono serviti con questa guerra?” “‘Mettere l’America per prima’ è davvero tra le priorità del governo statunitense?” La risposta a queste domande è in un passaggio del discorso alla nazione di Trump, forse l’unico davvero rilevante, in cui il presidente statunitense commenta, sul conflitto: “Non abbiamo bisogno di essere lì. Non abbiamo bisogno del loro petrolio. Non abbiamo bisogno di niente che hanno. Siamo lì per aiutare i nostri alleati.” Trump non ha specificato di quale alleato stesse parlando. (Al Jazeera / X)

L’aggressione costante di Trump contro i propri alleati, nel frattempo, sta sortendo gli effetti opposti di quelli desiderati da Washington. POLITICO ha parlato con 24 fonti tra ministri, funzionari e diplomatici, e dire che il rapporto tra Washington e le capitali europee è compromesso è dir poco. “La NATO è paralizzata — non riescono nemmeno a fare riunioni,” ha commentato un diplomatico europeo. Un altro funzionario gli fa eco: “È abbastanza chiaro che la NATO sta cadendo a pezzi.” “Non vediamo l’ora che sia completamente morta.” Trump ha minacciato di riconsiderare l’adesione statunitense alla NATO una volta conclusa la guerra in Iran, come ritorsione per il mancato coinvolgimento europeo. Diverse fonti riportano che le capitali europee sono “irritate” con il segretario generale Rutte, per la propria vicinanza assoluta e la mancanza di qualsiasi tipo di critica nei confronti di Washington. (POLITICO)