Chi vuole l’escalation militare nello stretto di Hormuz
Russia, Cina e Francia hanno bloccato un passaggio che avrebbe autorizzato azioni militari nello stretto di Hormuz. Tra le altre notizie: Rima Hassan, accusata di apologia di terrorismo per un tweet; l’Italia è coinvolta nello scandalo di Fabrice Leggeri, e Artemis 2 non riceve la posta elettronica
Un inedito asse, composto da Russia, Cina e Francia, ha ottenuto la modifica della proposta di risoluzione ONU sulla riapertura dello stretto di Hormuz: la bozza iniziale del testo, presentata dal Bahrain, avrebbe autorizzato i paesi a usare “tutti gli strumenti necessari” — una formula che avrebbe incluso anche le azioni militari — nello stretto di Hormuz, ma anche “nel Golfo e nel golfo di Oman” per garantire il passaggio e scoraggiare le interferenze. La versione finale del testo, filtrata alla stampa, non ha più riferimenti ad azioni militari offensive, anche se mantiene aspetti potenzialmente molto pericolosi: si autorizzano comunque i paesi a usare “tutti gli strumenti difensivi necessari” per garantire il traffico. I paesi potrebbero agire singolarmente o in “partnership navali multinazionali,” previa notifica al Consiglio di sicurezza. Il voto era previsto per oggi, ma è stato rimandato a domani per dare più tempo ai diplomatici ed evitare che scattino veti. Mentre scriviamo non è chiaro se i tre paesi siano ora disposti a sostenere la risoluzione. L’ambasciatore cinese Fu Cong ha definito l’autorizzazione all’uso della forza presente nella bozza precedente come “illegale e indiscriminata,” avvertendo che “porterebbe inevitabilmente a un’ulteriore escalation e a gravi conseguenze.” In una telefonata con Lavrov, Araghchi ha condannato la risoluzione, dicendo che non risolverebbe il problema dello stretto di Hormuz, ma al contrario “diventerebbe parte del problema.” (the New York Times / Associated Press / X)
Nonostante i tentativi di fermare l’escalation militare, la guerra non si ferma, e dagli Stati Uniti arrivano minacce sempre più allarmanti. Su Truth Social Trump ha scritto che l’esercito statunitense “non ha nemmeno ancora iniziato a distruggere quello che resta in Iran.” “I prossimi saranno i ponti, poi le centrali elettriche.” Secondo Trump la leadership iraniana “sa cosa bisogna fare, e deve farlo, IN FRETTA!” A inizio giornata Trump aveva postato il video del bombardamento di un ponte di nuova costruzione tra Teheran e Karaj, che sarebbe stato aperto nei prossimi mesi, scrivendo di nuovo che “È ORA CHE L’IRAN FACCIA UN ACCORDO,” “PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI, E NON RESTI NIENTE DI QUELLO CHE POTREBBE ESSERE ANCORA UN GRANDE PAESE.” L’Iran, nel frattempo, ha lanciato una serie di attacchi di ritorsione, colpendo obiettivi industriali statunitensi e israeliani, negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrain e in Israele. (Associated Press / Truth Social /
Un’inchiesta dell’Intercept rivela che il Pentagono sta nascondendo l’entità effettiva delle perdite statunitensi nella guerra contro l’Iran. Secondo i dati aggregati, quasi 750 soldati sono stati feriti o uccisi nella regione dall’ottobre 2023, ma il Comando centrale statunitense fornisce cifre al ribasso e non aggiornate. Un funzionario, rimasto anonimo, ha descritto la situazione come un “insabbiamento delle vittime.” Ad esempio, venerdì sono rimasti feriti 15 soldati in un attacco iraniano alla base aerea Prince Sultan, in Arabia Saudita, ma il portavoce del CENTCOM ha riportato un totale — 303 feriti — vecchio di 3 giorni, e che non includeva gli attacchi più recenti. Le autorità statunitensi non stanno del tutto fornendo un conteggio dei soldati morti dall’inizio dell’attacco all’iran — l’Intercept stima siano almeno 15 morti. Joseph Votel, ex capo del CENTCOM, in pensione, ha commentato secco: “Era una cosa nota che, se attaccato, l’Iran avrebbe colpito le nostre basi, installazioni e forze.” "Concordo che avremmo dovuto anticipare e prepararci a questa inevitabilità.” (the Intercept)