Israele vuole la guerra eterna

Israele ha infranto il cessate il fuoco con la piú violenta aggressione del Libano dall’inizio della guerra. Tra le altre notizie: le storie dei palestinesi al Cairo per ricevere cure, la cacciata di Cingolani da Leonardo, la febbre per OpenClaw in Cina

Israele vuole la guerra eterna
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Poche ore dopo l’annuncio del cessate il fuoco statunitense con l’Iran, le IDF hanno lanciato l’aggressione più violenta contro Beirut dall’inizio del conflitto, con 137 attacchi in 30 minuti: mentre scriviamo si contano 254 persone uccise, e ci sono almeno 1.160 feriti — si teme che il bilancio possa salire in modo ancora netto, con il progressivo recupero di corpi tra le macerie. L’attacco è stato condotto senza nessun avvertimento, neanche ai propri alleati: tant’è che i bombardamenti hanno mancato di “poche centinaia di metri” l’ambasciata belga, dove in quel momento era presente il vicepremier Maxime Prevot, che era in visita nel paese per incontrare il presidente Aoun, ed è stato aperto il fuoco anche contro un convoglio del contingente italiano dell’Unifil. L’attacco ha ovviamente danneggiato i prospetti della trattativa per mettere fine alla guerra in Iran: ora Pakistan e Iran sostengono che il Libano era compreso nell’accordo dell’ultim’ora annunciato da Trump, mentre Israele e Stati Uniti negano. Un retroscena di Haaretz conferma che sia Iran che Pakistan avevano capito che il Libano fosse incluso nel cessate il fuoco, ma ci si era limitati a un accordo verbale, preso in corsa: Trump ha annunciato l’accordo appena un quarto d’ora dopo che Witkoff e Kushner avevano confermato che gli Stati Uniti avrebbero potuto lavorare a partire dal piano in 10 punti di Teheran. C’è una prova materiale che sia andata così: il Primo ministro pakistano Sharif che aveva annunciato il cessate il fuoco insieme a Trump, aveva scritto su X espressamente che “gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati, hanno accettato un cessate il fuoco immediato ovunque, incluso il Libano.” (Al Jazeera / X / ANSA / Haaretz / X)

Un retroscena di Reuters contestualizza l’azione del governo Netanyahu VI, citando numerose fonti militari e della difesa israeliane. Dall’inizio dell’aggressione di Gaza, Tel Aviv ha cambiato drasticamente la propria strategia, con la creazione di “zone cuscinetto,” non solo a Gaza ma anche in Siria e in Libano — effettivamente ponendo il paese in uno stato di guerra semi-permanente. Lazar Berman sul Times of Israel sottolinea la differenza con Washington: nonostante i termini dell’accordo fossero evidentemente una vittoria di Teheran, questo non ha impedito a Washington di dichiarare che l’accordo fosse una vittoria per gli Stati Uniti. A Tel Aviv, invece, sia Netanyahu che il ministro degli Esteri Sa'ar si sono immediatamente rifiutati di parlare di vittoria. Netanyahu ha immediatamente dato la propria disponibilità a continuare la guerra: “Israele ha altri obiettivi da raggiungere. Li raggiungeremo, o tramite accordo, o tramite una ripresa dei combattimenti”; Sa'ar ha esteso la cosa agli Stati Uniti stessi, dicendo che non vedeva come potesse essere possibile arrivare a un accordo tra Washington e Teheran — decideva lui. Ora nel gabinetto di sicurezza israeliano c’è il crescente timore che gli Stati Uniti non vogliano tornare in guerra, e qui c’è la differenza politica fondamentale: Netanyahu ha bisogno della guerra in vista delle elezioni, Trump difficilmente vuole andare alle elezioni di metà mandato con un conflitto molto impopolare in corso. Reuters cita un sondaggio Pew Research Center di inizio anno, che mostra come la stragrande maggioranza della popolazione di Israele non creda nella convivenza pacifica con uno stato palestinese, e veda nell’Iran una minaccia per il paese: silo il 16% della popolazione ebraica del paese crede sia possibile convivere in pace con uno stato palestinese, ad esempio. (Reuters / the Times of Israel / Pew Research Center)

Prima di andare a dormire — a un quarto a mezzanotte, le nostre 5:46 — Trump ha scritto una nuova minaccia contro l’Iran, dicendo che le risorse militari statunitensi resteranno nella regione “fino a quando il VERO ACCORDO raggiunto non sarà pienamente rispettato.” Anche nella minaccia, però, Trump scrive che ritiene “altamente improbabile” che non si arriverà ad un accordo e che gli scontri ricominceranno. “Nel frattempo, il nostro grande esercito si sta preparando e riposando. In attesa della sua prossima conquista.” Tra i repubblicani nel frattempo cresce la paura che la guerra in Iran abbia compromesso irrimediabilmente la possibilità di vincere alle elezioni di metà mandato, e che questo accordo potrà far poco per ricostruire il consenso eroso dalla crisi dei prezzi, in particolare della benzina. (Truth Social / POLITICO)