Allargare i propri confini

Il cessate il fuoco agita la politica israeliana, mentre Smotrich parla apertamente di come espandere i confini del paese. Tra le altre notizie: il cessate il fuoco a Gaza è un fallimento, Meloni critica la guerra ma non gli Stati Uniti, e si farà un film tratto da Metal Gear Solid

Allargare i propri confini
Grab: Quds News Network

Il cessate il fuoco tra Washington e Teheran sta tenendo, seppur sotto forti pressioni: lo stretto di Hormuz continua a essere funzionalmente chiuso, anche se le autorità iraniane sottolineano che l’impegno è garantire il passaggio delle navi civili. Parlando ITV, il vice ministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha spiegato che il traffico è ancora estremamente rallentato in conseguenza della guerra, ma che “chiunque comunica con l’autorità iraniana ha permesso di passare.” A Washington le difficoltà di questi due giorni agitano Donald Trump, che nel corso della giornata prima si è lamentato più volte su Truth Social: prima del fatto che l’Iran volesse un pagamento per il passaggio dallo stretto, e poi del fatto che non stavano passando abbastanza petroliere — “Non è questo l’accordo che abbiamo stretto!” Trump se l’è presa anche con il Wall Street Journal, che due giorni fa aveva descritto le dichiarazioni del presidente statunitense come “dichiarare vittoria prematuramente”: “Grazie a me, IRAN NON AVRÀ MAI BOMBE ATOMICHE e, molto in fretta, vedrete che il petrolio tornerà a scorrere, con o senza l’aiuto dell’Iran.” (Reuters / Axios / X / Truth Social / the Wall Street Journal)

Il cessate il fuoco, nel frattempo, ha infiammato la politica israeliana: Netanyahu sta cercando di fare come Trump, e dichiarare che la guerra è stata un successo, ma ha ammesso che Israele aveva “più obiettivi da completare.” Il leader dell’opposizione Lapid ha definito la guerra “una debacle strategica” e “un disastro diplomatico” — senza, precisiamo, condannare la guerra stessa. L’ex primo ministro Naftali Bennett, considerato il principale avversario di Netanyahu alle prossime elezioni, ha dichiarato che la guerra è arrivata alla fine con un Iran ancora più determinato alla vendetta. D’altronde, è difficile parlare di vittoria da Tel Aviv quando i Guardiani della rivoluzione hanno mantenuto la capacità di colpire Israele, hanno solo stretto il proprio controllo sullo stretto di Hormuz, e tutti i gruppi sostenuti da Teheran continuano a operare e a essere armati. Le affermazioni più incendiarie, però, arrivano da dentro la coalizione del governo Netanyahu VI: il ministro delle Finanze Smotrich ha infatti formalizzato il proprio obiettivo politico di arrivare a espandere i confini del paese, il piano a cui spesso ci si riferisce con l’espressione “Grande Israele.” Smotrich ha detto che ci sarà un’“espansione dei confini” di Israele “a Gaza,” “in Libano,” “fino al fiume Leonte,” “in Siria,” “fino al monte Hermon.” Smotrich da tempo strizza l’occhio ai coloni “irredentisti” che vorrebbero conquistare i territori degli stati confinanti per creare “Grande Israele,” ma raramente si era arrivati a dichiarazioni così esplicite. Anzi: l’allarme che l’estrema destra israeliana volesse arrivare a questo obiettivo è stato frequentemente bollato come uno spettro del neoantisemitismo. (the Times of Israel / X / Axios)

Un retroscena del Financial Times rivela che nei giorni scorsi la Casa bianca aveva lavorato con intensità per arrivare a un cessate il fuoco — anche mentre Trump dichiarava in pubblico che fosse Teheran a “implorare” per una tregua. L’amministrazione Trump II ha fatto pressione su Islamabad perché convincesse i funzionari iraniani ad accettare una pausa nei combattimenti in cambio della riapertura dello stretto di Hormuz. Secondo le fonti del quotidiano, Trump voleva il cessate il fuoco fin dalla sua prima minaccia, del 21 marzo, di “obliterare” le centrali elettriche iraniane, preoccupato dall’impennata dei prezzi del petrolio e sorpreso dalla resilienza del governo iraniano. In questa dinamica non è ancora chiarissimo il ruolo della Cina, che nei giorni scorsi avrebbe aiutato sì a sbloccare la situazione diplomatica — ma i funzionari iraniani si aspettavano da Pechino un aiuto maggiore, mentre invece il governo cinese era preoccupato dall’allargarsi della crisi nella regione. (Financial Times)

Come nei giorni precedenti, Trump ha sfogato tutte queste tensioni sui propri alleati: la Casa bianca ha confermato che Trump ha almeno preso in considerazione di far uscire gli Stati Uniti dalla NATO, e Trump se l’è presa direttamente con Rutte. Il segretario NATO continua con la propria strategia della piaggeria oltre i limiti del caricaturale, secondo i retroscena in nome della tenuta dell’impegno statunitense in Ucraina, per cui Rutte è disposto a umiliarsi ripetutamente in pubblico. L’adulazione un po’ funziona però: i post su Truth Social di Trump dopo l’incontro, pur virulenti, non contenevano minacce specifiche di azioni punitive contro l’alleanza o singoli membri. (the Wall Street Journal / POLITICO / Eunews)