La diplomazia del TKO a Islamabad
JD Vance se n’è andato da Islamabad con un nulla di fatto, mentre Trump si distraeva a un evento UFC. Tra le altre notizie: altri 500 manifestanti di Palestine Action arrestati a Londra, Giorgetti ha detto la parola “recessione,” e una cosa che le IA fanno molto male: scommettere sul calcio
I colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran si sono conclusi senza un accordo e sembra piuttosto bruscamente: non si è nemmeno fissata una data per continuare la trattativa. Si trattava della più grande prova politica finora per il vicepresidente statunitense Vance e, se l’obiettivo era arrivare a un accordo, la prova è fallita: lasciando Islamabad, Vance si è limitato a dire che i funzionari di Teheran “hanno scelto di non accettare le nostre condizioni.” “Il fatto è che abbiamo bisogno di vedere un impegno reale che non cercheranno di costruire armi nucleari, e che non cercheranno di costruire strumenti che gli permetterebbero di costruire in fretta una testata nucleare.” Siccome gli Stati Uniti sono un paese normale, mentre i colloqui si incartavano in Pakistan, il presidente aveva impegni improrogabili: era a guardare combattimenti in gabbia a un evento UFC a Miami, insieme al segretario di Stato Rubio, alcuni dei suoi figli, Joe Rogan, Vanilla Ice e l’ex vicedirettore dell’FBI Dan Bongino. I giornalisti che osservavano il presidente riportano che ha seguito gli incontri, mentre Rubio “monitorava la situazione” con lo smartphone, e in un’occasione gli ha mostrato lo schermo del telefono. (Reuters / POLITICO / the New York Times)
Secondo Ali Hashem, di Al Jazeera, qualche passo avanti è stato fatto. Un framework generale del negoziato ci sarebbe: è un accordo quadro per regolare il conflitto e prolungare il cessate il fuoco. L’incontro tra Vance e Ghalibaf sarebbe stato cordiale, ma non si sarebbe arrivati a un punto comune sull’inclusione del Libano nel cessate il fuoco, e sulla gestione dello stretto di Hormuz, dove l’Iran chiede l’affermazione della propria sovranità come garanzia dell’attuazione di qualsiasi accordo futuro. Teheran avrebbe chiesto anche l’inclusione di Cina e Russia nel meccanismo di implementazione dell’accordo. Il retroscena smentisce la versione dei fatti di Vance: l’Iran non si oppone a tornare alla formula proposta dall’Oman nell’ultimo incontro — quando gli Stati Uniti stavano già preparando il proprio attacco — con meccanismi chiari e un’affermazione di intento a non sviluppare armi nucleari. Al contrario, Teheran non avrebbe intenzione di accettare qualsiasi tetto al proprio programma missilistico. Stando ai retroscena, non è vero che l’Iran “ha rifiutato” le condizioni statunitensi — Teheran ha una posizione sì massimalista, ma chiaramente strutturata. Gli Stati Uniti devono decidere se sono pronti ad accettare le garanzie, precise ma pesanti, richieste, o se tornare alla guerra. (X)
Poco dopo il fallimento dei negoziati, Trump ha condiviso un articolo su Truth Social in cui si prospetta l’opzione di un blocco navale contro l’Iran, tracciando un parallelo alla strategia usata dall’amministrazione Trump II contro il Venezuela. Parlando a Wall Street Week, su Bloomberg Television, Richard Haass, ex presidente del Council on Foreign Relations, sostiene che Washington non sta negoziando da una posizione di forza e che l’Iran è uscito dalla guerra con maggiore leva negoziale. La sua valutazione: gli Stati Uniti hanno perso la guerra in senso strategico e politico, e un ritorno allo status quo pre-bellico è impossibile. Su Hormuz, Haass sostiene che l’amministrazione Trump II non riuscirà ad accettare il controllo esclusivo iraniano, ma allo stesso tempo non può nemmeno realisticamente escludere l’Iran dallo stretto. (Truth Social / Just the News / YouTube)