Ministri a targhe alterne
Giorgia Meloni non vuole che si parli di rimpasto, non vuole che si dica che il governo è in crisi, non vuole essere considerata responsabile delle difficoltà che il suo governo sta affrontando. Ma a volte succedono cose contro il nostro volere.
Giorgia Meloni non vuole che si parli di rimpasto, non vuole che si dica che il governo è in crisi, non vuole essere considerata responsabile delle difficoltà che il suo governo sta affrontando. Eppure la lista dei ministri in difficoltà è tutto tranne che breve — e la coalizione si comporta come separati in casa: la Lega è appostata sul Viminale, Forza Italia è a pezzi, e il resto del consiglio dei ministri si divide tra chi è sparito e chi è fin troppo visibile, spesso anche per dispiacere degli alleati.
Intanto, il governo ha defenestrato l’ex ad di Leonardo, Roberto Cingolani, forse per compiacere Washington, forse per serrare i ranghi. E sulla crisi energetica, tra lo spettro del lockdown passato e il costo del pieno sempre piú alto, continuano ad arrivare poche risposte, e nessuna riflessione su come ci siamo ritrovati qui, senza piano di per una transizione energetica, 20 anni dopo quando serviva.
Con: Arianna Bettin, Stefano Colombo e Alessandro Massone
The Submarine racconta il mondo dalla parte molti. Sostieni la nostra informazione indipendente, ricevi tutti i giorni tutte le informazioni che ti servono
TRASCRIZIONE
Stefano Colombo Buongiorno, buonasera, bentornate, bentornati a Trappist, il podcast di The Submarine, l'unico podcast di The Submarine al momento attivo. Ma se volete fare dei podcast con noi, chissà, potreste provarci: tanto li facciamo noi, perché non potete farli anche voi? Buongiorno, io sono Stefano Colombo, con me ci sono Alessandro Massone e Arianna Bettini. Ciao!
Arianna Bettin Ciao! Che bello, siamo tutti e tre.
Stefano Colombo Ciao Arianna.
Alessandro Massone Era un po' che non riuscivamo a incrociarci.
Stefano Colombo Siamo un power trio oggi, e da power trio vi parliamo delle solite cose che affliggono la politica italiana. E i tempi cambiano, visto che il mondo cambia — piano piano, non ce ne rendiamo bene conto — però insieme a noi invecchiate. C'è anche il mondo che cambia nella forma e nel colore. Tipo, il governo ha preso una batosta colossale al referendum. E poi, ve ne abbiamo già parlato in passato, ovvero ne abbiamo parlato nella nostra rassegna stampa Hello World, alla quale dovete abbonarvi. Ma il governo invece non sembra voler cambiare molto. Il governo è un po' in fase negazione, vero ragazzi?
Arianna Bettin Nella negazione del lutto, sono in tutte le fasi — diciamo — post-luttuose. L'elaborazione è nella fase della negazione, ed è quello che è andato in scena con la restituzione della Meloni, con l'informativa al Parlamento di ieri, in cui hanno mantenuto lo schema classico in cui va tutto molto bene in questo paese. Voi non ci crederete mai, ma i ristoranti sono pieni.
Alessandro Massone Esatto. Io resto sempre dell'opinione che quella sia l'affermazione più sincera della vita di Silvio Berlusconi, perché i ristoranti dove andava lui erano pieni.
Arianna Bettin Erano effettivamente pieni.
Alessandro Massone È una gaffe, ma è un momento di sincerità. Come invece non è nel caso di Meloni. Questo è il mio modo di girare la frittata. Adesso mi dite che cosa ne pensate. Secondo me invece il governo è cambiato tantissimo, e la fase della negazione è proprio quella: il governo è cambiato tantissimo, solo che siamo ancora in un momento in cui non lo si dice a parole. Nel senso che nelle azioni è già successo il cambiamento. Anche solo un mese fa era impensabile che qualcuno la tirasse fuori dal Ministero del Turismo. Invece se ne è uscita in un modo — vogliamo dire — umiliante. Io me lo disegno abbastanza con una descrizione.
Arianna Bettin Con una lettera strappalacrime.
Alessandro Massone La ministra che si barrica nel proprio ufficio, aspetta due giorni e poi dice "ma sì, va bene, mi dimetto, come mi è stato ordinato." Cioè, veramente brutto. Per cui secondo me le cose sono cambiate tanto. La lista dei ministri che potrebbero saltare è lunghissima. In realtà la domanda che vi rivolgo è: dopo questo muro di piombo che Meloni ha voluto far vedere al Senato — che ci rimbalza contro tutto, qualsiasi critica ci rimbalza contro, comprese quelle che si diceva: va tutto male, ma va tutto male non per colpa nostra, va tutto male perché il mondo va a rotoli, noi non siamo pentiti del fatto che il mondo va a rotoli, cioè va a rotoli per tutti uguale...
Stefano Colombo Anche se i rotolatori sono amici nostri.
Alessandro Massone Uno, i rotolatori sono amici nostri. Due, non è vero che va a rotoli proprio per tutti, nel senso che la Spagna ad esempio va meno a rotoli degli altri posti a livello di crisi energetica. Per cui non è proprio uguale per tutti. Quindi la domanda è: messaggi di forza a parte, quanto cambiano davvero le cose da qui ai prossimi due mesi, prima della pausa estiva?
Arianna Bettin Secondo me, queste fasi qua... Lo schiaffo del referendum è arrivato più forte di quanto non potessero aspettarsi inizialmente. Il nervosismo era già palpabile i giorni immediatamente precedenti al voto, però è poi diventata l'occasione per un regolamento di conti che si è consumato nelle settimane immediatamente successive. Io, in maniera fatalistica, credo tanto nell'effetto negativo di questi eventi traumatici, al di là di tutto. Perché abbiamo di fronte un governo che si è sempre fregiato di una forza, di una resistenza, di una coesione molto forte attorno alla figura della Meloni, che sta letteralmente perdendo pezzi. Ed è stato, fra virgolette, sufficiente un evento come quello del referendum. Quindi da qui ai prossimi due mesi io il declino lo vedo molto evidente, tant'è che forse qualcuno ha accarezzato anche l'ipotesi di andare a voto anticipato, ma evidentemente non ci sono le condizioni. Le parti coinvolte non sembrano più stare insieme: Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia si comportano come separati in casa. Non c'è particolare condivisione, non c'è una coesione evidente. C'è la Lega che pretende per Salvini il ruolo di Piantedosi e ne ha approfittato al primo accenno di sedia vacillante di Piantedosi con il caso di Claudia Conte — magari un accenno lo facciamo — però erano lì appostati come gli avvoltoi solo per attendere che ci fosse un segnale di cedimento, e subito hanno detto: "Sì, però se si va al rimpasto, allora noi vogliamo il Ministero dell'Interno." Quindi a cadavere caldo, capito? Quindi la vedo molto male.
Stefano Colombo Piantedosi è ancora lì, non so. Allora, è vero che il governo è molto cambiato, però è molto cambiato l'umore, posso dire. Cioè la vibe. Perché in realtà, sostanzialmente, anche con queste cadute di teste — che non sono state tutte quelle che dovevano cadere, probabilmente, perché il ministro Nordio misteriosamente è ancora lì dopo la bocciatura della sua riforma — mi sembrano un po' dei cambiamenti che Meloni ha voluto imporre di facciata. Secondo me è frutto di un'errata analisi da parte sua di perché ha perso il referendum. Senza dubbio il governo è stato travolto da scandali legati all'incompetenza o all'inadempienza della classe dirigente che ha scelto in questi anni — tipo il ministro con la bisteccheria paramafiosa, Sangiuliano... Però Meloni ha detto: "Vabbè, il referendum l'abbiamo perso perché abbiamo fatto troppe figuracce," in sostanza, non perché il paese ha rifiutato la nostra proposta politica. Secondo me in questo senso il governo non è cambiato particolarmente, perché queste cose Meloni non le ha messe in dubbio. Anche nel discorso che dicevamo ieri, Meloni ha detto: "Se non vedete queste cose è perché siete i gufi." Come diceva qualcuno, ricordate?
Arianna Bettin Io ancora, a proposito di traumi...
Stefano Colombo Il trauma di essere stata una gufa anche tu.
Arianna Bettin Sì, sì, sono stata una gufa rosicona.
Stefano Colombo Ecco, questo è un po' un podcast di gufi rosiconi e lo siamo orgogliosamente. I gufi sono animali carini, anche se non intelligenti come tutti dicono. Noi siamo più intelligenti dei gufi.
Alessandro Massone Ma io mi rivendico anche di non essere particolarmente intelligente, non c'è mica nessun problema.
Stefano Colombo Però sai, quelli che fanno i podcast, i soliti, si pensano intelligentissimi, e invece lui no. Noi ce la caliamo in qualche modo, però non troppo, di certo. Diciamo che, a vedere la fila di ministri che potrebbe saltare, anche di più... C'è Piantedosi, oppure anche il ministro Urso, ministro dello — una volta si chiamava — Sviluppo economico, oggi è... In Italia, in questo paese, la produzione industriale cala a picco da tre decenni, ma negli ultimi tre anni è successo.
Alessandro Massone No, il ministro Urso — che Stefano ricorderà — ha fatto i primi tre mesi di governo cercando di fare il proprio lavoro, in un modo che devo dire la verità avevo trovato perfino sorprendente. Perché chi è che si aspettava che avrebbe cercato di fare il suo lavoro? E poi però ha finito la birra in fretta, cioè i cento giorni al contrario: ha fatto i cento giorni, in quei cento giorni non ha ottenuto risultati e ha detto "vabbè."
Arianna Bettin Basta. Ma ci sono effettivamente... È il cane inattivo. Ci sono effettivamente dei ministri che in tutto ciò sono praticamente completamente eclissati da mesi e mesi. Uno di questi è appunto Urso, ma c'è anche — e secondo me lo hanno chiuso in un armadio a un certo punto perché non si vede più in giro — Lollobrigida, perché ha esagerato con le minchiate, le sparate a mezzo stampa, e a un certo punto probabilmente lo hanno chiuso in una stanza a Roma e lo tengono lì, non si sente più. E chi altri? Anche Pichetto Fratin, del tutto inesistente.
Alessandro Massone Volevo dirlo io. È tornato la settimana scorsa. Hanno detto: "Aspettate, dove avevamo messo il ministro dell'Ambiente?"
Arianna Bettin Esatto. Ci sono alcuni ministri che sono... E poi un clamoroso assente che probabilmente lui voleva dimettersi dal minuto uno, perché si è ritrovato in una situazione in cui non voleva essere — probabilmente, o meglio, voleva esserci, ma in condizioni diverse — che è Giorgetti. Altro ministro completamente... Tutte queste persone che non si vedono, non si sa che fine abbiano fatto, sono però eclissate anche dalla presenza di altri colleghi estremamente visibili per i motivi sbagliati. A me fa sempre ridere che ogni tanto Crosetto debba intervenire facendo le veci di Tajani, perché Tajani, in tutto ciò, mentre il mondo esplode, probabilmente è in Sud America a promuovere la porchetta di Ariccia. E in questi giorni siamo un po' in queste condizioni. Per cui Crosetto ogni tanto convoca gente perché succedono delle cose — tra cui l'ambasciatore israeliano in Italia, insomma — perché Tajani non si sa dove sia.
Stefano Colombo No, non è stato Tajani. Voleva fare una rubrica su Tajani e sulle minchiate che diceva ogni settimana, ci siamo un po' persi di vista.
Arianna Bettin E beh, però sto parlando di lui.
Alessandro Massone Allora, chi ci segue sa che io penso che Antonio Tajani sia il ministro più stupido del governo e forse il leader politico più stupido d'Italia. È una mia opinione, non ho prove a riguardo, non sto accusando specificamente niente e nessuno, però lo dimostrano le dichiarazioni, spesso così sconclusionate che è difficile, no? Voglio dire, potrei fare i cartelli, indicarli e stare zitto. Detto questo, è vero che, mentre parlavo, stavo leggendo i suoi ultimi post su Twitter, in cui in questi giorni si sta spendendo per il Libano. Per cui tutto sommato, anche giusto. Vedi, a proposito del reputarmi giusto: penso che sia il ministro più stupido del governo, però in questi due o tre giorni ha detto le cose giuste sul Libano. Era molto facile dire delle cose giuste, per cui ecco, non era difficile, però mettiamola così. Il caso di Tajani, a proposito di rimpasti, è legato a doppio filo a quello che succede in quel partito nei prossimi nove mesi. Quello è un partito che comunque deve andare verso una ripensata generale piuttosto forte. Ripensata generale che Meloni vuole rimandare il più possibile, e idealmente rimandare fino alla settimana prima delle elezioni, così non la si fa. Perché il vero motivo per cui ieri Meloni diceva "ah sì, voi dite che ci potreste battere, in realtà noi siamo quelli bravi che non andiamo alle elezioni sbolognandovi la prossima finanziaria" — che è una finanziaria da incubo — non ha detto così, però... Più o meno sì, circa. Approssimativamente sì. Nel senso, non ha detto che la prossima finanziaria è da incubo, perché se ne parla a settembre, però il sottinteso è quello, ovviamente. E dice: "Noi invece siamo responsabili." La verità è leggermente diversa: è il fatto che, a un anno e un paio di mesi dalle prossime elezioni, non esiste capo di Stato che ti fa andare a delle elezioni anticipate. È proprio una cosa di fantascienza: si fa un governo posticcio che dura almeno nove mesi e ti porta, ti fa scollinare la finanziaria il prossimo inverno. Governo posticcio che, ricordiamo, grazie alla composizione parlamentare che c'è in questo momento, praticamente è obbligato che ci sia Fratelli d'Italia dentro. Che è il vero motivo per cui Giorgia Meloni non vuole fare questa cosa, perché inevitabilmente si troverebbe invischiata o in un governone di unità nazionale o in un governicchio in cui magari deve fare lei da vice premier. Cioè, tutti gli scenari che sono, a livello di consenso politico, la kryptonite anche per chi in questo momento guida il primo partito d'Italia. Per cui non è responsabilità: è il fatto che sarebbe proprio firmare la garanzia di sconfitta alle prossime elezioni.
Stefano Colombo Parliamo anche un po' del fatto che c'è questa ossessione per la durata da parte di Giorgia Meloni, che io trovo una cosa, a parte fondamentalmente antidemocratica, anche di base stupida. Cosa vuol dire? Meloni si gloria tantissimo di essere un governo che sta durando un sacco di tempo, perché in Italia è noto: i governi, visto che la sovranità in teoria appartiene al Parlamento e non al ducetto di turno, durano abbastanza poco. Nella Prima Repubblica c'erano i governi balneari che duravano sei mesi. È bellissima questa cosa, perché vuol dire che non c'è appunto un capetto che poi diventa "the boss" del quartierino. Invece nei Meloni no, pensate: nella vita vera "ah sì, questa relazione tossica è tossica, però sta durando tantissimo, la sta tenendo tutta."
Arianna Bettin Secondo me è perché intercetta due questioni. Una che è proprio interna, legata all'ideale, l'idea di potere di Fratelli d'Italia — ovviamente, d'altra parte il nonno è durato vent'anni — è una cosa che piace, questa cosa, perché simboleggia comunque una certa forza da tutti i punti di vista. E poi però siamo un po' vittime di noi stessi, perché abbiamo passato decenni a dirci che alla fine è sintomo di fragilità del paese il fatto che questi governi durassero poco. E allora ci viene servito quello che avevamo già predigerito ampiamente, per cui le persone dicono: "Però è vero che almeno dura cinque anni, finalmente un governo stabile."
Alessandro Massone Tra l'altro, vorrei far notare che questo che dici tu, Arianna, è verissimo. Io ricordo le infografiche sui quotidiani in cui c'erano da una parte la foto di Merkel e dall'altra la foto di tutti i presidenti del Consiglio che aveva avuto l'Italia durante il periodo in cui Merkel era stata cancelliera. Per cui è vero: molta meno stabilità, molto meno potere politico anche all'interno dell'Unione Europea, profilo più basso, fama di essere un paese sconclusionato, eccetera. Metterei l'asterisco che però oggi, anche in area conservatrice, o comunque dal centro al centro-destra, una parte piuttosto rilevante dei problemi dell'Europa vengono considerati responsabilità di Angela Merkel. Per cui, non lo so, governi stabili, però: la mancanza di indipendenza energetica dell'Unione Europea, di chi è colpa? Di Angela Merkel. Se sei di estrema destra e credi che ci sia un problema di una forte componente di persone straniere in Germania, di chi è colpa? Di Angela Merkel. Se il problema sono gli affitti alti in Germania, di chi è la colpa? Di Angela Merkel. Se le pensioni in Germania sono basse, di chi è colpa? Di Angela Merkel. Cioè, si può andare avanti veramente molto. Per cui io non lo so se dobbiamo avere questo paragone di "ah sì, governi stabili, fighissimi, sono fantastici." L'unico che abbiamo avuto in Europa negli ultimi trent'anni è quello che ha distrutto l'Unione Europea.
Arianna Bettin Io la metto così, agganciandomi a quello che diceva anche Ste: il governo stabile può anche essere un sintomo di una tensione con la democrazia, con i principi democratici. Ma piace un sacco ai mercati, perché c'è una certezza. E quindi è l'unico motivo per cui il governo stabile è preferito a forme più dinamiche, che possono essere più discontinue, ma perché la democrazia è discontinua.
Alessandro Massone Ma quindi, almeno quest'azienda ha imparato in che ristorante portare il ministro.
Stefano Colombo Diciamo, ma quindi questo almeno è il governo dei patrioti e dà retta a quello che dicono i mercati. Plot twist: no.
Alessandro Massone Non almeno in questo caso.
Stefano Colombo Ecco, non quando c'è da inchinarsi a mamma America. Cosa è successo? Forse avete visto, è una vicenda che è passata un pochino nel nostro dibattito, perché potenzialmente è enorme. Sostanzialmente ci tocca parlare di Cingolani e di Leonardo. Il capo di Leonardo — che è la grande azienda che produce armamenti e altri aggeggi pericolosi, di proprietà statale — il capo di Leonardo, ovvero l'ex ministro Cingolani, è stato defenestrato sostanzialmente dal governo, che gli ha preferito qualcun altro, gli ha preferito cambiare rotta. Questo nonostante Leonardo sotto Cingolani abbia in questi anni portato l'azienda molto in alto, sia a livello di utili, che sono triplicati — una cosa folle — sia per quanto riguarda le proposte effettivamente sul piatto. C'è la proposta del famoso Michelangelo Dome, che è un sistema di difesa tipo l'Iron Dome, ampiamente presente.
Alessandro Massone Sì, è l'Iron Dome con in più l'antivirus per i computer del Ministero della Difesa.
Stefano Colombo Ecco, perché non fa mai male, visti i computer del Ministero. Solo che questo sistema, a quanto pare, non è piaciuto molto a Washington, perché è un sistema che sembra essere, tutto sommato, potenzialmente efficace — anche più delle varianti americane — e sappiamo che, nonostante i proclami di Trump, le scemenze che dice, gli Stati Uniti non sono molto entusiasti di chi, da parte europea, vuole provare a essere più progredito a livello di tecnologia militare. In più sembra anche che Cingolani sia personalmente antipatico, perché non fa tutto quello che gli si dice e immagino non lecchi le scarpe ogni volta che la vede. Quindi l'hanno cacciato, così.
Alessandro Massone Allora, io voglio... Questo è il momento — io, sapete, sono un veterano nelle puntate precedenti — per cui bisogna fare un piccolissimo... Augurandogli una carriera sia nella politica che nella produzione di armi assassine lunga quanto vuole, credo che sia giusto fare un brevissimo post mortem di Roberto Cingolani, per ricordare il suo arco narrativo. Cingolani diventa ministro dell'Ambiente nel governo Draghi, ricordiamo, in quota Beppe Grillo — nemmeno in quota Movimento 5 Stelle, in quota Beppe Grillo. Viene scelto perché Grillo dice: "Serve un ministero dell'Ambiente super ambientalista, perché è il modo con cui io imprimo il mio timbro sul governo Draghi, che altrimenti è un governo tecnico grigio che non rappresenta me, non rappresenta il Movimento 5 Stelle." Cingolani arriva al Ministero dell'Ambiente e diventa immediatamente un ministero dell'Ambiente anti-ambientalista: dice che gli ambientalisti sono radical chic, dice che il vero problema è che i giovani caricano troppe foto sui social network e caricare le foto sui social network inquina tantissimo — cosa che forse è vera, marginalmente. Più di una volta dice che le critiche del movimento ambientalista sono, aperte virgolette, "bla bla bla," chiuse virgolette. Si è impegnato tantissimo per far considerare il nucleare una fonte energetica di transizione. Insomma, proprio un periodo dell'Ambiente tragico. Arriva il momento del governo Meloni e gli si dà un vero e proprio — diciamo così, nell'industria americana si chiama "golden parachute," cioè paracadute dorato — nel senso che non è più ministro dell'Ambiente, però gli danno l'amministrazione di Leonardo. Gli danno l'amministrazione di Leonardo, che i dati in borsa e la performance ci dicono che l'ha fatta bene. L'ha fatta bene così tanto che c'è un asterisco divertente in questa cosa. A Cingolani segue, a Leonardo, Mariani. Tutti questi... Il fatto che anche l'azienda abbia un nome, nel mio cervello non può processarlo.
Arianna Bettin Michelangelo Dome.
Alessandro Massone Esatto, è un incubo. Dunque, il nuovo AD di Leonardo è Mariani. Mariani era il nome che faceva Crosetto quando il posto è andato a Cingolani su suggerimento di Meloni. Nel giro di tre anni, adesso è Meloni che vuole mandare via Cingolani e vuole Mariani. E Crosetto è quello che vorrebbe tenere Cingolani, perché dice che ha fatto un ottimo lavoro.
Stefano Colombo Ah no. Leonardo è l'azienda che produce cingolati.
Arianna Bettin No.
Stefano Colombo Hai una delle cose preferite? Tipo il commissario, il capo della polizia Manganelli, vi ricordate?
Alessandro Massone È molto vero.
Arianna Bettin Appunto, al di là dei risultati di Cingolani — che da un certo punto di vista, mi viene da dire, ti piace vincere facile, visto quello che sta succedendo in questi anni...
Alessandro Massone Una guerra nuova all'anno.
Arianna Bettin Esatto. Aumentare i profitti di un'azienda che si occupa di armi in questo periodo sembra anche abbastanza lineare. Però sembra che il tema... Ci sono dei sospetti che questa sostituzione sia legata appunto al progetto del Michelangelo Dome, che sembra infastidire in particolare gli Stati Uniti, anche se si tratta di un progetto che è ancora in una fase preoperativa, ancora una fase di concettualizzazione. Però chiaramente può dar fastidio agli Stati Uniti. Dall'altra parte, visto il profilo di Cingolani e vista la fase del governo, sembra più l'esito di una chiusura, di un trinceramento che sta avendo il governo Meloni, per cui sta serrando i ranghi, sta piazzando persone che può controllare al meglio in una fase molto critica. Peraltro Crosetto, che — ora, io non lo so — è uscita questa strana intervista al Corriere della Sera il 7 aprile. Vi ricorderete, il 7 aprile è il giorno della scadenza dell'ultimatum più orribile di Trump nei confronti dell'Iran, per cui avrebbe cancellato quella sera stessa un'intera civiltà dalla faccia della terra. E Crosetto se ne è uscito con questa intervista per il Corriere della Sera — quindi primo quotidiano italiano, sapendo che viene chiaramente letto anche dall'ambasciata americana in Italia — in cui sostanzialmente attacca Donald Trump in maniera non diretta, ma gli dà del pazzo, dicendo: "Credo semplicemente che dovrebbe avere collaboratori più coraggiosi. Uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il capo." Cioè, delle parole molto molto strane da parte di un ministro della Difesa che ha sempre dimostrato invece una grande fedeltà verso gli Stati Uniti. Quindi Crosetto in questa partita, nonostante sia stato da sempre un fedelissimo di Meloni — anche uno dei più affidabili, probabilmente — sta cercando forse degli spiragli di autonomia, non lo so. E in questo contesto Cingolani è stato sostituito. Questo Mariani è tutto da testare, però sembra che sia più allineato, punto interrogativo.
Alessandro Massone Ma sì, la differenza grossa è che Cingolani si accusa di avere ambizioni di allargare molto Leonardo, di volerlo allargare nella difesa anche informatica, oltre che quella militare. E invece Mariani è — non vorrei dire un errore — è ex AD della divisione italiana di una multinazionale che fa missili. Per cui c'è difesa molto analogica, mettiamola così. Potrebbe essere un'indicazione di dire: "No, dobbiamo fare questo, dobbiamo fare i missili, dobbiamo fare la difesa missilistica, si fa così, questo la sa fare."
Stefano Colombo Sì, mi chiedevo chissà se c'è stato qualche effetto, o se qualcuno ci ha pensato, delle innovazioni che la guerra in Iran ci ha fatto vedere. Ovvero: puoi avere il mega sistema missilistico iper sofisticato, il migliore del mondo, ma se ti mandano contro i droni fatti col motorino del Ciao con le ali...
Alessandro Massone Questo è un problema a monte della difesa missilistica che è sempre stato vero, e negli ultimi tre anni, così anche nella guerra in Ucraina, è diventato solo più vero. Cioè il fatto che gli stati avversari ti attaccano con una cosa che costa 30.000 dollari e tu devi spendere 2 milioni di dollari per buttarla giù. Quella cosa da 30.000 dollari che peraltro esplode in mille pezzi e ti distrugge comunque un paio di palazzine quando viene giù — non è che riesci a risolvere completamente.
Arianna Bettin Può darsi che effettivamente quello che dice Ste possa aver influito, ma è stato solo una manifestazione di quello che abbiamo visto anche in parte in Ucraina, cioè che non è necessario lavorare sulle tecnologie di frontiera se ti manca la quantità. I motorini con le ali. E questo potrebbe effettivamente essere legato a questa nuova nomina, così come quello che sta diventando un po' l'orientamento di tutta l'Unione Europea, cioè un ritorno a una difesa territoriale, alla deterrenza, che non era la prospettiva in cui ci si muoveva fino a qualche anno fa. Questo potrebbe essere. C'è da dire che mi sembra che questo governo si muova molto meno sulle linee strategiche generali e molto di più sull'affaricchio di autotutela del potere.
Stefano Colombo Sì, diciamo che la lungimiranza non è una scelta esistenziale né della classe dirigente italiana né di quella europea. Basti vedere la questione della sicurezza energetica: dopo il covid e dopo l'invasione ucraina abbiamo avuto una buona occasione per dire "forse è meglio non affidarci completamente a fonti di energia fossile in arrivo da paesi lontani, con governi nel migliore dei casi volubili, nel peggiore abusatori di diritti umani..."
Alessandro Massone O banalmente avversari.
Stefano Colombo O anche avversari. E invece, semplicemente, la politica di questo governo — e anche quella quando c'era Cingolani al Ministero dell'Ambiente nel governo Draghi — è stata: se la Russia si è rivelata cattiva, andiamo a stringere accordi con altri governi che ci saranno migliori, tipo Azerbaijan, Emirati Arabi Uniti, Algeria. Meloni è andata in Algeria con grande pompa a far vedere che facevano gli accordi con il governo algerino per rendere l'Italia "l'hub del gas mediterraneo." Recentemente, nei giorni scorsi, è andata nei paesi del Golfo. Potrei sbagliarmi, ma penso sia l'unico capo di Stato occidentale che è andato nei paesi del Golfo a guerra in corso, in sostanza.
Alessandro Massone Non ti sbagli, anzi, l'ha vantato. Ha dovuto vantare quello perché non ha portato nessun risultato. Cioè, è andata, ha parlato, le hanno detto "è brutto," è tornata a casa. Però sì, è vero che è stata l'unica leader occidentale, aperte e chiuse virgolette, che è andata nella regione. È anche vero che non è solo un problema italiano questo, nel senso che l'Europa aveva un piano ecologico, di transizione ecologica, che era molto modesto ma che almeno era esistente, cosa che adesso non si può più dire completamente. Nel senso che il Green Deal è stato picconato così tanto che resta pochissimo delle ambizioni di transizione energetica che c'erano in Unione Europea. Ed è un problema che non si risolve, nel senso che tra l'altro adesso noi stiamo parlando ovviamente della crisi energetica causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che colpisce due volte l'agricoltura europea e italiana: sia per l'energia, sia per la produzione di diserbanti e concimanti, che passano tutti di lì. La genialità del capitalismo globale è veramente magica: passa tutto dallo Stretto di Hormuz, compreso l'alluminio per fare le macchine elettriche che servirebbero nel caso tu non abbia benzina. Cioè, proprio un capolavoro della gestione delle risorse. Fatto sta che in questo momento gran parte delle misure per la transizione energetica che sono state sacrificate in nome della vicinanza all'imprenditoria agricola europea, adesso l'imprenditoria agricola europea si trova con il double whammy: perché oltre a non aver fatto niente in questi dieci anni per capire come confrontarsi con la transizione energetica, adesso si trova pure senza diserbanti e senza prodotti per il settore. Non lo so, c'è un problema veramente grande di — chiamiamola caritatevolmente — miopia. Ci sono state veramente tante occasioni per agire. L'Italia, prima di tutto, un pezzo grosso di Europa, ha veramente tantissimi sbocchi sul mare. Perché non ci siano — con Stefano ne parliamo spesso — perché non ci siano pannelli solari e pale eoliche in metà del Mediterraneo, è dato sconosciuto. Cioè, è una di quelle cose che basta pagare qualcuno che lo faccia, le metti, tiri i cavi a terra e fine. Però gli esempi sono veramente enormi: praticamente tutti gli stati europei hanno aziende automobilistiche, o comunque aziende che operano nel settore automotive, che non sono più di Stato, però sono — diciamo così — di persone che sono gomito a gomito con la politica, e non si è fatto niente per avere una vera diffusione di utilitarie e sedan e fuoristrada elettrici. Tutte cose che un'azione politica... Cioè, non stiamo dicendo che non è stata fatta la rivoluzione socialista e quindi ora le cose vanno male: stiamo parlando tutte di cose molto soft, easy, no?
Arianna Bettin Sì, peraltro alcune per cui disporremmo anche delle aziende partecipate per farle. Cioè, la cosa sorprendente è questa. Adesso la polemica contro Eni — che probabilmente Cingolani avrebbe definito un "bla bla" — però è anche questa: nel senso, certo, finché il business fa il business, un'azienda privata fa quello che le pare, trivella dove può, tutto ok. Protesti, però stai protestando contro un'azienda del tutto privata. Eni è il noto ministero non dichiarato dello Stato italiano, che con una governance di un certo tipo dovrebbe agire di conseguenza. E adesso, la pannellatura del Mediterraneo chi doveva farla?
Alessandro Massone È certo.
Stefano Colombo Però dovrebbe cambiare nome, Eni. Poi è l'Ente Nazionale Idrocarburi: quella I cosa diventa? Ente Nazionale...
Arianna Bettin Idropannelli.
Alessandro Massone Idropannelli, bravissima, bravissima. Tempismo fantastico, sì.
Stefano Colombo Bene, è risolto il dilemma. Mariani quindi penso che da domani possa tappezzare il Mediterraneo di pannelli di idropannelli senza colpo ferire. Vabbè, io con questa cosa direi che potremmo anche lasciarvi alle vostre lucubrazioni, anche perché io devo andare a scuola a istruire giovani menti. Per fare podcast, tra l'altro: devo andare a fare un laboratorio di podcast.
Alessandro Massone Devi farlo in fretta, perché presto le scuole non ve le lasciano aprire fuori dall'orario, dopo le 13. Per cui bisogna produrre in fretta, mi raccomando.
Stefano Colombo Comunque, abbonatevi a The Submarine. Adesso vi lascio ad Alessandro e Arianna, se vogliamo fare qualche pistolotto finale. Alessandro? Arianna?
Alessandro Massone No, no.
Arianna Bettin Arianna non lo sa.
Alessandro Massone Vuoi dire due parole sul lockdown energetico prima di salutarci?
Arianna Bettin Un lockdown energetico? Prima del covid avrei detto: potrebbe anche essere una cosa che ci fa uscire migliori. E invece so già che non sarà così.
Stefano Colombo Beh, io ho 4 kg di farina integrale in cantina, quindi ho di che lavorare.
Alessandro Massone Io l'unica domanda che mi faccio sul lockdown energetico è: come si fa sia a voler chiudere gli uffici per non far andare la gente in macchina, che ad abbassare l'output elettrico delle case facendo lavorare le persone in casa? Nel senso che le due cose non sono compatibili: se tieni le persone a casa a lavorare, consumano elettricità in casa; se le mandi a lavorare, devono consumare la benzina per andarci. Delle due l'una. Lo scopriremo fra qualche mese, temo. Vediamo cosa penserà l'Internazionale Idropannelli.
Arianna Bettin Però sì, ci troviamo nella condizione... Diciamo, potevamo risolverla sul serio in maniera differente, approfittando del periodo del covid e dello slancio dell'Unione Europea sul Green Deal. Invece ci siamo segati il ramo su cui sedevamo. Questo è il mio unico commento. Però, al di là dei commenti, anche a livello locale è una cosa su cui forse gli enti locali e i comuni dovrebbero autonomamente interrogarsi rispetto a quello che succederà, perché — lo dico sempre — anche i comuni pagano le bollette: anche per le piscine, e così via. Tutto quello che non riuscirà a pagare il comune si tradurrà o in tagli di servizi o in aumenti di costi rovesciati sul cittadino. Quindi non prendetevela necessariamente con gli enti locali: è che manca una strategia più ampia.
Alessandro Massone Arianna, Stefano, grazie per essere stati a Trappist insieme a me anche questa settimana. Noi ci rivediamo la settimana prossima. Per chi ci ascolta da casa, in macchina, lavando i pavimenti, lavando i piatti, lavorando al computer: grazie per essere stati con noi questi tre quarti d'ora. Se volete sostenere The Submarine, il modo migliore è abbonarsi: potete premere uno dei mille tasti "abbonati" che abbiamo sparpagliato per il sito internet. Se non ci potete sostenere economicamente, non c'è assolutamente problema: gli approfondimenti di Hello World e di The Submarine sono gratuiti, tutti i giorni, sul sito internet. Però ci potete dare una mano condividendo i contenuti, che abbiamo l'algoritmo di tutte le piattaforme contro. Noi ci rivediamo la settimana prossima. Grazie Arianna, grazie Stefano, ciao a tutti. Ciao.
Stefano Colombo Se andate in giro in macchina, non andate troppo veloce, perché di sicuro risparmiate benzina.
Alessandro Massone Iniziate a segnarvi, tra i vostri amici, chi ha la targa pari e chi la targa dispari, che è un'informazione che nel giro di qualche settimana diventerà importantissima.
