Morti davanti alle telecamere, sul confine tra Stati Uniti e Messico

Centinaia di persone sono morte sotto lo sguardo delle telecamere di sorveglianza della polizia frontaliera statunitense. Tra le altre notizie: il Regno Unito darà supporto militare all’Arabia Saudita contro gli Houthi, Mattarella contro l’apartheid a scuola, e l’accordo per l’acquisizione di WBD

Morti davanti alle telecamere, sul confine tra Stati Uniti e Messico
Croci poste lungo il confine con il Messico, a San Diego, per rappresentare i migranti morti cercando di entrare negli Stati Uniti. © Tomas Castelazo, www.tomascastelazo.com / Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0

Dal 2015 a oggi lungo il confine tra Stati Uniti e Messico è morto un numero imprecisato di persone nonostante tutta la zona sia fittamente coperta da torri di sorveglianza, che sono lì proprio per monitorare il passaggio dei migranti. MIT Technology Review e Times of San Diego hanno incrociato quasi 4.000 luoghi di ritrovamento di corpi esanimi con la posizione e la data di installazione di circa 600 torri di sorveglianza, censite dalla Electronic Frontier Foundation, e hanno prodotto una prima mappa delle morti avvenute sotto lo sguardo — noncurante — del “muro virtuale” tra Stati Uniti e Messico. Dal 2015 all’inizio del 2026 sono morte più di 1.050 persone nel raggio d’azione delle torri, nel 65% dei casi con i corpi direttamente visibili dalla torre. Più di 110 morti, dai 2021, sono avvenuti nel raggio delle torri autonome di Anduril, le più avanzate in dotazione alle autorità di Washington. Il numero è una stima fortemente al ribasso: molti corpi non vengono mai trovati, molte torri non sono censite dalla EFF, e non esiste nessun protocollo nazionale per registrare i decessi sul confine. Le autorità statunitensi hanno più volte vantato che la fitta sorveglianza del confine dovrebbe permettere di salvare anche vite — oltre che catturare innocenti — ma l’inchiesta conferma che molto spesso gli agenti non entrano in azione per salvare le persone che vedono in difficoltà sui propri schermi. 

A monte, c’è il problema che queste torri richiedono molta attenzione per essere utilizzate correttamente: le telecamere originali richiedevano sorveglianza costante da parte degli agenti; quelle dell’israeliana Elbit rilevavano sì i movimenti, ma senza distinguere di cosa, segnalando bestiame quanto esseri umani; le più recenti quelle di Anduril, sono comunque facili da ingannare. Tuttavia, non si può derubricare centinaia di morti a limitazioni tecniche: la polizia frontaliera registra le coordinate GPS di ogni fermo e di ogni caso in cui i migranti riescono a sfuggire alla cattura, sa quando ogni torre è stata installata, ovviamente, e ha accesso alla lista completa degli allarmi che ha inviato. Ovviamente, il problema è che non c’è nessun interesse politico a migliorare la situazione — non c’è nemmeno un protocollo per registrare le morti vicino alle torri, e per verificare se queste morti fossero evitabili. I controlli scattano solo per chi muore sotto custodia. I vertici delle ultime 4 amministrazioni statunitensi hanno ripetuto dichiarato il falso, sostenendo che le morti lungo il confine sorvegliato erano “rarissime o inesistenti.” A livello politico, interessa usare le torri solo per vantarsi, come spiega il ricercatore Jeremy Slack: se gli arresti salgono, vuol dire che il sistema funziona; se gli arresti diminuiscono, vuol dire che il sistema funzione — come deterrente. (MIT Technology Review / the Times of San Diego)

Il MIT Technology Review ha pubblicato un approfondimento metodologico che denuncia quanto sia stato difficile ottenere queste informazioni. In Texas non esiste nemmeno un modo per segnalare che un corpo esanime appartiene a un migrante — in uno stato la cui fissazione securitaria è tale che in una contea, quella di Cameron, esiste una statistica per i ladri che si sono introdotti nelle case passando dal camino. I giornalisti hanno lavorato per mesi tra richieste di accesso agli atti, inseguendo il personale addetto delle contee — in alcune contee le richieste di dati venivano fatte pagare tra 300 e 1.300 dollari, nonostante spesso i dati venissero consegnati incompleti — perché persi durante un trasferimento, danneggiati per qualsiasi motivo, anche se si parla di dati recenti, distrutti, o semplicemente mai correttamente registrati nei passaggi tra il personale. Un ex funzionario della polizia frontaliera ammette, candidamente o falsamente: “Non abbiamo mai pensato di mappare” i decessi di migranti, “per verificare se le torrette avessero mancato di rilevare qualcosa, o se gli agenti si fossero lasciati sfuggire delle persone.” (MIT Technology Review)