E anche oggi si annichilisce domani

Trump ha minacciato di nuovo di “annichilire” l’Iran, ma poche ore dopo la Casa bianca ha annunciato un nuovo incontro con i funzionari iraniani. Tra le altre notizie: cosa c’è nell’accordo sulla Groenlandia, Mirafiori è sempre piú in crisi, e l’FBI è stata hackerata

E anche oggi si annichilisce domani
Grab: C-SPAN

All’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Trump ha presentato la guerra con l’Iran come a un bivio — o si arriva a un accordo che consenta a Teheran di “ricostruire” il paese, oppure si corre verso l’“annientamento” totale. Nel proprio intervento, il presidente statunitense ha chiesto la riapertura dello stretto di Hormuz — quello che di tanto in tanto sostiene sia già aperto. Poche ore dopo per, la Casa bianca ha annunciato il primo contatto tra le due parti dalla fine di giugno. Il negoziato, per ora, resta a dir poco preliminare: Trump ha detto che i suoi uomini di fiducia, Witkoff e Kushner, hanno incontrato per circa 3 ore i funzionari; ma Witkoff poi ha precisato che i colloqui sono stati condotti solo attraverso mediatori, che hanno fatto la spola fra le due delegazioni. La tv di stato iraniana, riferisce il Financial Times, ha riportato che al primo incontro era effettivamente il ministro degli Esteri Araghchi. (C–SPAN / Financial Times / Associated Press)

Teheran ha portato alla trattativa le proprie richieste più massimaliste: scioglimento del blocco navale statunitense, sblocco dei fondi iraniani congelati e fine della guerra su tutti i “fronti della resistenza,” in cambio della riapertura di Hormuz. Mentre scriviamo non risultano conferme di una risposta formale statunitense: in altre parole, gli Stati Uniti vantano una riapertura del negoziato, ma al momento non si sa nemmeno se le due parti hanno concordato su un perimetro di negoziato — se si tratta di un accordo come quello poi rapidamente infranto dagli Stati Uniti, o se vuole essere un accordo per mettere fine in modo permanente al conflitto. (CNN)

Quello che è certo è che per i repubblicani la guerra è diventata una spina nel fianco: il senatore dell’Ohio Jon Husted ha detto espressamente che il conflitto deve “finire il più rapidamente possibile,” e ha proposto di sospendere del tutto le tasse sui carburanti per cercare di dare sollievo ai rincari. Parlando con POLITICO, il senatore è stato tranchant: “Non conosco nessuno che non vuole che la guerra finisca.” Il posto di Husted è in palio alle elezioni di metà mandato, e nonostante milioni di dollari spesi in campagna elettorale, i sondaggi al momento danno lo sfidante democratico, l’ex senatore Sherrod Brown, in leggero vantaggio — è uno dei seggi guardati con più preoccupazione dal partito, che deve prepararsi allo scenario di perdere la maggioranza dopo il voto. Anche il “dopoguerra” sarà un problema politico: secondo un retroscena del Wall Street Journal l’amministrazione Trump II si sta preparando a pagare il conto — investendo 5 miliardi di dollari per aiutare i paesi della regione a ricostruire le infrastrutture danneggiate nella guerra. (POLITICO / the Wall Street Journal)

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