Trump vuole chiudere il rubinetto del diesel

Sotto pressione, Trump sta davvero pensando di vietare l’export di diesel. Tra le altre notizie: le autorità israeliane cercano di bandire le liste arabe dalle prossime elezioni, il governo sogna il “nucleare sostenibile,” un agente di OpenAI ha attaccato il sistema sanitario australiano

Trump vuole chiudere il rubinetto del diesel
foto, dominio pubblico, Bnuuy

L’amministrazione Trump II sta davvero valutando di limitare per 90 giorni le esportazioni statunitensi di diesel, nel disperato tentativo di contenere i prezzi interni, schizzati a una media altissima per il paese — 6,53 dollari al gallone, ovvero 1,73 dollari al litro, con un aumento di più del 75% rispetto all’anno scorso. Il segretario del Tesoro Bessent ha confermato che l’amministrazione sta lavorando a una soluzione di questo tipo, verificando se un bando totale — o solo parziale — sia compatibile con la capacità di raffinazione del paese. L’iniziativa nasce dalla pressione politica delle elezioni di metà mandato, dove i repubblicani sembrano essere in difficoltà in particolare nelle aree più rurali del paese. Si sente puzza di disperazione: il senatore Chuck Grassley, fin dalla settimana scorsa tra i promotori dell’idea, nelle scorse ore è tornato a difenderla, con la tesi — evidentemente ragionata meno di un minuto — secondo cui “se si può fare l’embargo dei chip, si può fare l’embargo del diesel.” (the Guardian / X)

Non serve specificare che sia un paragone che non tiene: il diesel è un prodotto quasi impossibile da isolare dal resto del sistema. Gli Stati Uniti sono il maggior esportatore mondiale, e le stesse raffinerie producono insieme diesel, benzina e carburante per aerei. Per Chris Wright, esponente dell’amministrazione competente sull’energia, un divieto generalizzato sarebbe una soluzione “grossolana,” che non funziona: se le raffinerie non riuscissero a esportare il diesel in eccesso, dovrebbero tagliare la produzione, facendo aumentare anche i prezzi di benzina e carburante per gli aerei. Wright ha lasciato intendere che la Casa Bianca potrebbe cercare piuttosto un riequilibrio volontario dei flussi, senza fermare le esportazioni. (POLITICO)

Per ora la Casa bianca sostiene che i retroscena siano fake news, ma la proposta ha già avuto i suoi primi effetti sui mercati reali: il diesel europeo è salito fino al 7%, e quello statunitense è sceso in modo analogo. Per l’Europa — e in particolare per il Regno Unito, che importa dagli Stati Uniti quasi un terzo del proprio diesel — un embargo sarebbe un colpo immediato a trasporti, agricoltura e prezzi per  i consumatori. Londra sostiene che le stazioni di servizio restano fornite regolarmente — grazie, essendo lo stop all’esportazione ancora teorico — ma l’attivazione di una misura di questo tipo metterebbe nero su bianco la fragilità della sicurezza energetica, affidata da anni a flussi internazionali che ora sono poco prevedibili ed esposti non solo a guerre ma anche a decisioni impulsive di governi esteri. (POLITICO / the Telegraph)