Alle strette
Trump ha rifiutato l’offerta iraniana, ma l’Iran non accetta il rifiuto. Tra le altre notizie: la mobilitazione per la crisi abitativa in Spagna, la minoranza del Pd prova a far saltare la coalizione, e due studi sulla vita su Encelado
Trump ha dichiarato di aver respinto la proposta iraniana per un accordo per la riapertura rapida dello stretto di Hormuz. Il piano, presentato da Teheran attraverso mediatori del Qatar, prevedeva una sequenza accelerata di 7 giorni. Secondo Trump, l’offerta sarebbe un segno della crescente difficoltà economica in cui si troverebbe l’Iran. Teheran, però, non considera il caso chiuso: il ministro degli Esteri Araghchi ha detto che la riapertura dello stretto sarà possibile solo alle condizioni iraniane, e che “solo una soluzione negoziata” può sciogliere l’impasse in cui in questo momento si trovano entrambi gli stati. Araghchi è speranzoso, perché in realtà, a quanto dice, i mediatori non hanno ancora trasmesso una risposta ufficiale da parte dell’amministrazione Trump II. È una distinzione comprensibile perché in questi mesi Trump spesso ha parlato evidentemente senza cognizione di causa. Anche il presidente iraniano Pezeshkian ha ripetuto che Hormuz si può riaprire solo con un’intesa, e non con la forza — ma ha ammesso che in questo momento a Teheran c’è poca fiducia nei colloqui con Washington. (NBC News / Reuters / Al Jazeera)
Ricomporre il conflitto si fa ogni giorno più difficile. La strage della popolazione palestinese non si ferma: secondo i dati del ministero della Salute di Gaza nelle scorse ore si sono superati i 74 mila morti, e il numero reale è sicuramente molto più alto — con un numero imprecisato di persone i cui corpi esanimi restano intrappolati sotto le macerie. Nel frattempo, Riad ha portato la questione della sicurezza delle rotte marittime alle Nazioni Unite: il ministro degli esteri saudita Faisal bin Farhan ha chiesto protezione per la libertà di navigazione a Hormuz, Bab el-Mandeb, nel mar Rosso e nel golfo di Aden. Dalla Francia, Macron giovedì ha annunciato l’invio di soldati, radar e sistemi di difesa aerea in Arabia Saudita — secondo le Monde si tratta principalmente di un gesto politico, senza vere conseguenze militari; ma ovviamente il dispiegamento di forze e risorse espone la Francia a essere colpita e coinvolta nel conflitto. (Associated Press / UN News / le Monde)
Intanto, il leader dell’ufficio politico di Hamas, Khalil al–Hayya — nella prima intervista da quando ha assunto il ruolo — ha rivendicato il piano per Gaza accettato lo scorso anno, e insiste che lo schema dovrebbe portare alla fondazione di uno stato palestinese. “Abbiamo concordato un pacchetto completo, che parte dal completamento della prima fase del cessate il fuoco e arriva fino all'istituzione di uno Stato palestinese, compresa la questione delle armi, e va attuato come pacchetto.” La trattativa, però, è in stallo: lo scorso 30 luglio il Consiglio di Pace statunitense ha accettato le richieste del gruppo per il disarmo, ma Netanyahu ne rifiuta il meccanismo graduale e reciproco. La posizione israeliana resta la stessa: un ipotetico ritiro delle IDF avverrebbe solo dopo il disarmo completo della resistenza palestinese. Fonti del Times of Israel nel Consiglio di pace credono che Netanyahu si stia rifiutando di collaborare in vista delle elezioni del 27 ottobre, e credono che non ci sarà nessun passo avanti prima del voto. (Al Araby / the Times of Israel)