I laburisti sognano un referendum sul brentry
Per la prima volta dal 2020 Downing Street ammette che la Brexit ha fatto male al Regno Unito. Tra le altre notizie: il caso strano del volo flydubai dirottato, Piantedosi vuole aprire altri 6 CPR, e il ritorno di Google alla frontiera dell’IA
Martedì il Primo ministro britannico Burnham, durante il congresso laburista a Liverpool, l’ha detto a chiare parole: “La Brexit ha fatto più male che bene.” Al vertice tra Regno Unito e Unione europea, previsto per il mese prossimo, il governo britannico presenterà diverse possibili opzioni per ricostruire un rapporto più stretto e di lungo periodo con Bruxelles. Burnham ha indicato 4 opzioni: conservare l’accordo attuale, aderire a un’unione doganale, tornare nel mercato unico oppure “andare fino in fondo” e valutare la piena adesione all’Ue. Parlando con la BBC, Burnham ha ammesso che un futuro programma laburista potrebbe perfino prevedere un nuovo referendum in merito — anche se ha ammesso che in questo momento “non sarebbe la cosa giusta.” Anche a livello formale non è il momento: questo governo è legato al programma politico del partito del 2024, che escludeva in ogni modo il rientro nell’Ue, nel mercato unico e anche nell’unione doganale. Si tratta comunque di un segnale spartiacque: è la prima volta, da quando la Brexit si è fatta, che a Downing Street si discute apertamente di nuove soluzioni con l’Ue, compresa una nuova piena adesione tra le alternative da esaminare. (Reuters / BBC News / POLITICO)
Come spesso accade, l’opinione pubblica è molto più avanti della politica parlamentare: un sondaggio YouGov registra che il 55% degli intervistati si è detto a favore di un rientro nell’Ue, contro il 34% che si è detto contrario. Rispondendo a un’altra domanda, il 59% vorrebbe legami più stretti con Bruxelles, anche senza tornare pienamente nell’Unione. In un sondaggio Public First per POLITICO è emerso che persino la maggioranza degli elettori di Reform UK — il 51% — considera eccessiva la distanza attuale tra Londra e Bruxelles. (Reuters / POLITICO)
È chiaro che Burnham voglia usare la questione come leva politica: superare la vecchia divisione tra Leave e Remain, presentando il riavvicinamento come una risposta pragmatica alla crisi economica e alla sempre crescente insicurezza geopolitica. Secondo un retroscena del Guardian, alcuni funzionari di Downing Street stanno già consultando sondaggisti, think tank ed esperti per misurare il sostegno a eventuali negoziati di adesione dopo le prossime elezioni. Il timore, ovviamente, è che la cosa possa avere un effetto opposto: dare al contrario a Farage un’arma in più, dandogli la possibilità di lamentarsi del “tradimento” della Brexit. (the Guardian)
Da Bruxelles sono arrivate aperture calorose: Emmanuel Macron ha detto che un ritorno britannico sarebbe “un’ottima notizia” per entrambe le parti, mentre Pedro Sánchez ha parlato della Brexit come di “una perdita enorme” per l’Unione, e ha promesso di riaprire le braccia a un “popolo fratello.” entrambi, però, hanno ricordato che Londra non potrebbe recuperare soltanto gli aspetti convenienti dell’appartenenza europea. Ovviamente, il Regno Unito non potrà scegliere liberamente gli aspetti “migliori,” o più convenienti di essere nell’UE: rientrare nel mercato unico vuol dire accettare anche la libera circolazione di persone e capitali, oltre che di merci e servizi. Rientrare nell’unione doganale richiede invece l’allineamento alla politica commerciale europea. E in ogni caso, difficilmente il paese potrà contrattare di nuovo tutte le deroghe di cui godeva prima dell’uscita dall’Ue. (the Guardian)