Tre anni dopo
Dopo 3 anni di genocidio, la Striscia di Gaza è irriconoscibile, e la persecuzione del popolo palestinese continua ogni giorno. Tra le altre notizie: i crimini di guerra dell’esercito yemenita, i patemi sulle primarie del Campo largo, e GPT ha risolto “centinaia” di altri problemi matematici
Dopo 3 anni di genocidio, Gaza è irriconoscibile: si contano più di 74 mila persone uccise — 74.245 — di cui 1.462 uccise dopo il “cessate il fuoco” entrato in vigore lo scorso anno su pressione di Washington. Il 98% delle scuole della Striscia sono state gravemente danneggiate o distrutte, e 700 mila bambini hanno perso 3 anni consecutivi di istruzione. La disoccupazione è al 78%. Il Pil pro capite è crollato a 189 euro, con i prezzi raddoppiati da prima dell’inizio del genocidio a pieno regime. Ora il 70% della Striscia è sotto il controllo militare israeliano, con 2 milioni di persone compresse nel restante 30% — oltre la “Linea gialla” che i militari israeliani spingono regolarmente. Middle East Eye ha raccolto alcune testimonianze di come è vivere ora a Gaza. “Dal momento in cui ci svegliamo fino a quando andiamo a dormire, tutto quello che ci occupa sono i compiti fondamentali di sopravvivenza: raccogliere acqua, trovare cibo, mangiare, rimanere in vita, dormire,” racconta Nihad al-Skafi, padre di 5 figli. (Al Jazeera / Middle East Eye)
Il New Arab è entrato nel complesso medico Nasser di Khan Yunis, dove più di 50 neonati devono dividersi 20 incubatrici, con infezioni che passano da un neonato all’altro. La ressa è anche dovuta alle cattivissime condizioni di salute delle madri, così denutrite che partoriscono premature, anche alla 26esima settimana — e per questo ovviamente i neonati poi devono rimanere ricoverati per molto tempo, anche più di un mese. Quasi metà dei farmaci essenziali è esaurito, e nessuna delle 9 macchine per la risonanza magnetica presenti nella Striscia funziona più. (the New Arab)
La repressione della popolazione palestinese e gli obiettivi coloniali israeliani continuano anche fuori da Gaza: martedì è stato distrutto un palazzo di 5 piani a Gerusalemme, lasciando per strada 70 persone, con i residenti fermati con le pistole puntate alla testa. La demolizione è stata vantata sui social media dal ministro Ben-Gvir, che ha commentato che “ama sentire il rumore” dei palazzi che crollano. In Cisgiordania, in piena stagione della raccolta delle olive, un gruppo di coloni armati ha pestato Jaafar Ashtiyeh, fotografo veterano di AFP, davanti a una decina di soldati che non sono intervenuti. (the New Arab / the Guardian)
Il genocidio ha cambiato drasticamente anche Israele: si avvicinano le elezioni, e le tensioni politiche e sociali preoccupano anche l’intelligence statunitense. Drop Site ha ottenuto un report riservato della CIA, secondo cui il paese sarebbe “a una scintilla” dalla guerra civile interna. L’agenzia cita la presenza di veterani armati e pesantemente armati come fattore di massima preoccupazione, su cui si innestano crisi economica e ovviamente la crisi costituzionale scatenata da Netanyahu stesso. Una fonte del sito internet cita espressamente i Freikorps, le milizie irregolari tedesche emerse e poi inquadrate dalla Repubblica di Weimar. “Non sto dicendo che l’Israele del dopo–Gaza è la Germania dopo la Prima guerra mondiale, ma ci sono sicuramente aspetti che mi sembrano simili.” Tre anni di genocidio non sono stati sufficienti per sconfiggere la resistenza palestinese, ma potrebbero aver rotto irrimediabilmente lo stato che lo ha commesso. (Drop Site News)