La dittatura della stabilità
Lo Stabilicum è legge — ora bisogna vedere se arriva fino alle prossime elezioni. Tra le altre notizie: negli Stati Uniti si fucilano le persone in live streaming, chiuderanno gli stabilimenti ex Ilva anche a Genova e Novi Ligure, e una statua dorata di Trump nudo, al Parlamento europeo
La Camera ha approvato, con 227 voti favorevoli e 164 contrari, la nuova Legge elettorale, che ora sarà definitivamente in vigore alle prossime elezioni. L’ambizione è quella di penalizzare la rappresentatività democratica proporzionale per garantire stabilità ai governi, da cui il nome Stabilicum. Cosa prevede? Tra le principali misure ci sono, appunto, l’attribuzione di un premio di maggioranza abnorme alla coalizione in grado di vincere arrivando per prima al 42%, che si vedrebbe assegnare 70 deputati e 35 senatori in più. C’è poi la soglia di sbarramento fissata al 3% per i partiti e al 10% per le coalizioni. Inoltre, si potrà esprimere fino a tre preferenze in una lista di sei candidati, con il primo tra questi sei nomi che però sarà bloccato — ovvero verrà eletto senza partecipare alla raccolta di preferenze. Vale la pena ricordare quanto grave sia la forzatura imposta da tutte le soglie di sbarramento: con un proporzionale puro, ipotizzando come unico sbarramento naturale l’elezione a un singolo seggio, basta lo 0,25% per portare una persona in Parlamento, e lo 0,5% per portarne una al Senato. (Camera dei deputati / ANSA)
C’è poi quello che il Post definisce “una sorta di surrogato della riforma costituzionale con cui avrebbe voluto introdurre l’elezione diretta del presidente del Consiglio, il cosiddetto ‘premierato’:” le coalizioni infatti dovranno presentare insieme al simbolo e al programma il nome di un candidato o candidata presidente del Consiglio — un modo per aumentare la tensione nella coalizione del centrosinistra, dove l’argomento “candidato premier” è ancora adesso argomento di discussione. Continua a non essere chiaro, infatti, se e quando si terranno delle primarie per individuare questa figura. (il Post)
La battaglia ora si sposta sul terreno giudiziario: appena la legge sarà pubblicata in Gazzetta ufficiale partiranno i ricorsi — già predisposti dal Coordinamento dei costituzionalisti, sulla falsariga del “precedente Besostri,” che portò alla bocciatura del Porcellum e dell’Italicum. Il costituzionalista Salvatore Curreri è convinto che Mattarella firmerà nonostante le molte preoccupazioni e che la Consulta farà “il possibile, forse anche l’impossibile,” per pronunciarsi prima dello scioglimento delle Camere, con una decisione che potrebbe arrivare tra fine gennaio e inizio febbraio. Il punto più fragile del testo, secondo Curreri, sarebbe l’innalzamento delle firme per le liste senza gruppi parlamentari — da 1.500 a 6 mila per collegio. Moltiplicate per i 49 collegi vuol dire che presentarsi alle elezioni servono 250 mila firme, quasi l’1% dei voti. Il docente di Diritto costituzionale Gaetano Azzariti sul Fatto Quotidiano è netto: “La quantità di criticità costituzionali in questa legge è tale che è difficile metterle in fila: potremmo dire che in questo caso la somma fa il totale.” (Fanpage / il Fatto Quotidiano, dietro paywall)
Anche con la forzatura del premio di maggioranza al 42%, in questo momento la coalizione di destra vince solo se porta dentro Futuro nazionale. L’unico piano B è scommettere che nessuna delle due coalizioni raggiungerà il 42%, e aprire poi le consultazioni con il partito di Vannacci solo dopo le elezioni, nel caso FdI fosse confermato primo partito. Bonelli (AVS) prevede facilmente il futuro: “Se si va a un pareggio, o se la Consulta cambia la legge, Meloni andrà a fare l’accordo con Vannacci.” “A maggior ragione il centrosinistra deve prepararsi per l’alternativa.” (ANSA)