Gli stati genocidari contro il premio Nobel

Stati Uniti e Israele hanno reagito furibondi alla premiazione di Navi Pillay, mentre la persecuzione del popolo palestinese continua senza sosta. Tra le altre notizie: Mattarella ha firmato lo Stabilicum, Trump compra un po’ di diesel dalla Russia, e un giorno in galera per un meme porno di Shrek

Gli stati genocidari contro il premio Nobel
Foto: CC BY 2.0 Missione ONU degli Stati Uniti di Ginevra

Il premio Nobel per la pace è andato a Navi Pillay, la giurista sudafricana già nota per aver difeso Mandela, ora presidente della Commissione d’inchiesta ONU che l’anno scorso ha stabilito che Israele ha commesso un genocidio a Gaza “con lo specifico intento di distruggere i palestinesi” — indicando Herzog, Netanyahu e Gallant come istigatori. Per il comitato norvegese, Pillay ha “dimostrato che le misure legali possono aiutare a prevenire atti di guerra e violenza.” Pillay rifiuta la tesi secondo cui definire l’aggressione di Gaza come genocidio sia stato un atto di coraggio: “Perché servirebbe il coraggio per dire la verità. Si interpreta la legge. Si guarda ai fatti. È stata una decisione imparziale.” (Premio Nobel / the Guardian)

La reazione di Stati Uniti e Israele è stata quella che potete immaginare: il ministero degli Esteri israeliano è tornato a parlare di “accusa del sangue,” la storica teorica del complotto antisemita che ora il governo israeliano cita a sproposito ogni volta si denuncia lo sterminio del popolo palestinese, arrivando a scrivere che “Goebbels sta sicuramente applaudendo dall’Inferno.” Trump, che non ha mai fatto mistero di volere tantissimo il premio, l’ha presa se possibile ancora peggio, sostenendo che “nessuno aveva mai sentito parlare” di Pillay, e ammettendo che lui non ne aveva mai sentito parlare. Secondo Trump Il Nobel è stato “screditato per sempre da un gruppo di ideologi radicali che sono… nemici della civiltà.” Secondo Trump Pillay “evidentemente odia Israele.” Poche ore dopo l’annuncio, l’amministrazione Trump II ha presentato nuove sanzioni contro la Corte penale internazionale come istituzione, per “assicurare” che non possa processare cittadini statunitensi. (Associated Press / BBC News / Reuters)

Nel frattempo, la persecuzione del popolo palestinese continua senza sosta: solo nelle scorse ore un uomo è stato ucciso nei pressi di Hebron dai militari israeliani, che a Ramallah hanno anche impedito agli agricoltori palestinesi di raggiungere i loro campi. Nei pressi di Betlemme i coloni israeliani hanno lanciato un attacco contro un matrimonio. Senza un intervento internazionale, la situazione può solo peggiorare: a 17 giorni dalle elezioni israeliane, un sondaggio Ynet tra i primi votanti inquadra una generazione cresciuta a pane e genocidio: il 54% dei giovani ebrei al primo voto approva le politiche del governo uscente. Le motivazioni raccolte nel sondaggio parlano da sole: un colono lamenta che non si sia ancora occupata Gaza, parlando di una “eredità biblica”: “Quel posto mi appartiene per storia e per diritto divino.” Un altro sostiene che Ben–Gvir ha fatto “cose importanti,” “come peggiorare le condizioni dei terroristi in prigione,” e si dice contento della riforma sulla pena di morte.  (WAFA / Middle East Eye)