I repubblicani si rassegnano alla sconfitta — in guerra e alle urne

A Washington ormai è chiaro che non si è chiusa la guerra in tempo per le elezioni. Tra le altre notizie: Schlein chiude definitivamente al “terzo nome” per il Campo largo, il lockdown a Nuova Delhi contro gli “scarafaggi,” e uno studio sul sessismo contro i bot

I repubblicani si rassegnano alla sconfitta — in guerra e alle urne
foto: dominio pubblico Molly Riley / Casa bianca

I ribelli Houthi hanno condotto il terzo attacco contro l’aeroporto internazionale di Riad nel giro di pochi giorni, e questa volta un missile ha ucciso 12 persone, e ne ha lasciate ferite più di 300. Si tratta dell’attacco più letale subito dall’Arabia Saudita da più di 10 anni, e in qualsiasi paese della regione da quando Stati Uniti e Israele hanno aggredito l’Iran. L’aeroporto dovrà rimanere chiuso almeno fino a domani sera, mentre gli Houthi confermano che ora ritengono tutto lo spazio aereo saudita come “zona di operazioni militari,” con le sole eccezioni della Mecca e di Medina. Sul fronte opposto, il ministero della Sanità di Sana'a denuncia l’uccisione di 91 persone dai raid della coalizione sostenuta dai sauditi nel giro di 5 settimane — il 60% degli uccisi sono donne e bambini. Per gli Stati Uniti, è una umiliazione: nonostante l’ingente presenza militare, l’esercito statunitense non è in grado di proteggere i propri alleati da attacchi scatenati in conseguenza di una guerra — che è stata iniziata a Washington e Tel Aviv, non a Riad. Trump, da parte sua, sostiene che anche gli Stati Uniti potrebbero unirsi ai bombardamenti sullo Yemen, in quello che formalizzerebbe un ulteriore allargamento del conflitto. (Reuters / Associated Press)

A Gaza, intanto, la tregua continua a essere mortale: sabato, in due attacchi separati, sono state uccise 5 persone. Come sempre, le IDF sostengono che gli attacchi hanno colpito militanti, ma non hanno fornito nessuna prova per sostanziare la tesi, ed è ormai cosa nota che i militari israeliani non si facciano problemi, anzi, nel colpire le famiglie civili dei combattenti. Nelle ultime settimane sono aumentati gli attacchi “contro Hamas” a Gaza, con le autorità israeliane che sostengono che il gruppo si starebbe riarmando e riorganizzando, lanciando nuovi attacchi. Anche questa tesi, però, resta soltanto a parole. (Al-Monitor)

Con il conflitto ormai evidentemente fuori controllo e il genocidio che non si ferma, la spaccatura tra risposta della società civile — e dell’elettorato — ed azione politica non potrebbe essere più ampia. Ieri a Londra sono scese in strada 250 mila persone in sostegno della causa palestinese, ma nonostante il cambio di posizione del nuovo governo britannico ci sono stati di nuovo numerosi arresti — almeno 20, alcuni di nuovo semplicemente perché armati di cartelli in sostegno di Palestine Action. Negli Stati Uniti, invece, ormai i repubblicani guardano alla situazione con rassegnazione: un nuovo sondaggio POLITICO dice che nemmeno la fine del conflitto o il calo del prezzo dei carburanti salverebbero il partito a novembre. “La barca è salpata,” ha sospirato un funzionario repubblicano — il partito ormai si aspetta che dopo le elezioni di metà mandato i democratici controlleranno sia Camera che Senato. Anche se la guerra finisse oggi stesso, ci vorranno mesi perché i prezzi al benzinaio tornino quelli dei livelli pre-bellici: semplicemente non c’è più tempo per salvare la situazione alle urne. (the Guardian / POLITICO)