Fate presto (cit.)

Il FMI avverte che l’economia globale ha finito le risorse per reggere al peso dell’aggressione dell’Iran. Tra le altre notizie: Burnham torna a parlare di ravvicinamento tra Regno Unito e UE, la crisi dell’ex Ilva a Genova e Novi Ligure, e costruire basi sulla Luna è molto difficile

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Cartello “Diesel finito,” esposto da un benzinaio a Bangchak, in Thailandia. Foto: CC BY 4.0 Chainwit

Nel nuovo report World Economic Outlook il Fondo monetario internazionale lancia un grave avvertimento: l’economia mondiale ha retto finora all’aggressione dell’Iran meglio del previsto — principalmente per merito del rilascio record dalle scorte strategiche deciso dall’Aie a marzo — ma “senza rafforzare la capacità di offerta e ricostituire i margini di manovra delle politiche, l’economia globale potrebbe presto mettere alla prova i limiti della propria resilienza,” perché le scorte d’emergenza sono ormai quasi esaurite e i bilanci pubblici troppo tirati per proteggere i consumatori da un nuovo shock. Presentando il report, la consigliera Silvana Tenreyro ha detto a chiare lettere che “l’economia globale è stata resiliente, ma quella resilienza sta raggiungendo i propri limiti.” La direttrice generale del Fondo, Kristalina Georgieva, insiste sui debiti: “Non possiamo continuare a rimandare azioni politiche necessarie.” (Fondo monetario internazionale / the Guardian)

L’economia mondiale finora ha retto perché lo shock della guerra in Iran è stato bilanciato da quello (della domanda, positivo) causato dal boom dell’IA: ma si tratta di un equilibrio fragile. Mentre le scorte petrolifere globali continuano a prosciugarsi — e dopo un periodo più clemente le forze iraniane, come vedremo, stanno tornando a chiudere in modo netto lo stretto di Hormuz. Se i guadagni di produttività promessi dalle aziende di IA non si materializzassero (cosa che molti prevedono) il PIL globale potrebbe subire una contrazione di più di un punto percentuale. I conti della regione del Golfo rivelano come la recessione sia già in corso: Nord Africa e Sud ovest asiatico sono già in netta contrazione, a -2%, con numeri molto allarmanti in diversi stati: Kuwait a -16,7%, Qatar a -15,6%, Bahrain -11,3%, Iraq a -16%. L’Arabia Saudita passa da +4,6% a -3,3%. (the National / Axios)

Nel frattempo, la guerra continua ormai al di fuori del controllo degli Stati Uniti: nella notte di lunedì Riad è stata colpita di nuovo, dopo che gli Houthi hanno rivendicato di aver condotto un attacco sull’aeroporto internazionale e numerosi altri attacchi — anche contro la base aerea Khalid di Khamis Mushait. Un retroscena di Reuters denuncia che il sistema di allerta saudita era stato spento, e che non è arrivato nessun avviso al pubblico prima dei 4 attacchi della scorsa settimana, in cui sono state uccise 18 persone. L’ultimo alert risale al 29 settembre. Uno stato alleato dell’Arabia Saudita ha chiesto spiegazioni, e le autorità locali hanno dichiarato che gli allarmi erano “troppo dirompenti,” e i cittadini si lamentavano di essere svegliati di notte. Le ambasciate occidentali si mandavano avvisi interni, ma nemmeno loro avevano ricevuto nulla prima dell’attacco di sabato. Il governo saudita una priorità però ce l’ha: ricordare ai residenti di non pubblicare online immagini dei punti d’impatto degli attacchi Houthi. Nel frattempo, i Guardiani della rivoluzione hanno rivendicato anche un attacco a una superpetroliera che tentava di lasciare lo stretto di Hormuz: è la terza nave colpita in due giorni. (Middle East Eye / Reuters / Anadolu)