La peggior ingiustizia dello stato italiano sulle migrazioni

È la persecuzione dei sopravvissuti ai naufragi, accusati di scafismo anche senza nessun collegamento agli organizzatori dei viaggi. Tra le altre notizie: Netanyahu vuole bombardare di nuovo l’Iran, un primo passo per il programma del Campo largo, e la bancarotta di Characters.ai

La peggior ingiustizia dello stato italiano sulle migrazioni
Mattarella rende omaggio alle vittime del naufragio di Cutro. Foto: Quirinale.it

Chi è sopravvissuto al naufragio di Cutro potrebbe andare incontro a decenni di carcere: cinque migranti, infatti, sono già stati condannati in via definitiva a pene tra i 20 e gli 11 anni di reclusione, con l’accusa di essere “scafisti.” Questa accusa, però, è quantomeno molto dubbia — essere costretti a guidare il timone dell’imbarcazione assegnata dagli scafisti non vuol dire essere degli scafisti a propria volta. Ad esempio uno di loro, Khalid Arslan: come fa notare il manifesto, nella stessa sentenza con cui è stato condannato viene ammesso che “piuttosto che incarnare il ruolo del ‘capitano,’ nella tragica realtà di quella notte, sulla barchetta in balia della tempesta, era un semplice passeggero. I tre pescatori testimoni, che in quell’alba maledetta si trovavano a riva e videro con i propri occhi il naufragio, riferiscono che il ragazzo, dopo aver chiesto loro aiuto, ‘si tuffava nuovamente in mare per andare in soccorso dei naufraghi.’ La stessa corte d’Assise riconosce che per lui ‘non sono emersi collegamenti con gli organizzatori del viaggio, apparendo plausibile nei suoi confronti una partecipazione del tutto occasionale alla realizzazione del trasporto’ e che è accertata la sua ‘condotta di ausilio ai naufraghi che ancora erano rimasti in balia del mare.’ Eppure si è preso vent’anni di galera. (il manifesto, dietro paywall)

Stamattina, davanti alle 9, si è tenuto un presidio davanti alla procura di Catanzaro, organizzato dal collettivo L’altra marea, per denunciare la disumanità della vicenda e della retorica che, in più di un caso, ha permesso di mandare in carcere persone innocenti usate come capro espiatorio contro i cosiddetti scafisti: in un comunicato riportato da Melting Pot Europa si legge che “Le politiche europee continuano a processare chi si trova su una barca. Continuano stabilire responsabilità individuali. Ma non possono pensare di risolvere il problema delle morti nel Mediterraneo limitandosi a cercare, dopo ogni naufragio, un colpevole da portare davanti a un tribunale.” La vicenda ricorda da vicino quella di Maysoon Majidi, la giovane regista iraniana ingiustamente accusata di essere una scafista sulla base di alcuni messaggi inviati ai suoi cari all’arrivo in Italia. Secondo L’altra marea, “La destra al governo, con il decreto Cutro, ha spostato il focus per addossare le responsabilità su chi sopravvive ai viaggi della speranza nel Mediterraneo, che in 30 anni hanno causato oltre 34mila vittime. Sono catorci le barche usate per affrontare la traversata. Soltanto persone in lotta per la sopravvivenza possono decidere di imbarcarsi.” Fa notare sempre il manifesto che la mano della giustizia è quantomeno molto forzata: “Riemergono inoltre le anomalie presenti in centinaia di analoghi processi: mediatori culturali senza nome, che appaiono nelle ore successive al disastro, indicano alle forze di polizia i presunti ‘scafisti’ e poi scompaiono nel nulla.” (Melting Pot Europa)