Facciamo come in Francia

Le grandi proteste studentesche arrivano in Italia, contro il decreto Valditara e le scuole fatiscenti. Tra le altre notizie: niente esecuzione in diretta per Nidal Hasan, i lavoratori dell’Ilva a Taranto fermano il diesel in Puglia e Calabria, e cosa fa un’IA se lasciata su un’isola deserta

Facciamo come in Francia
2 ottobre 2026, una protesta studentesca a Parigi. Foto: dominio pubblico, CC0 Guallendra

L’autunno caldo dei movimenti studenteschi arriva in Italia: gli studenti di tutto il paese sono mobilitati in un “No Meloni Day,” organizzato da Opposizione studentesca d’Alternativa (OSA). Già dalle prime ore della giornata è chiaro che lo scioperò è stato un successo: a Torino, dove la protesta è partita la settimana scorsa, ci sono una ventina di istituti occupati, ma ci sono numerosi avamposti anche a Roma, Genova, Milano, Napoli e Bologna. Molti slogan arrivano dalla Francia e sono rimasti in francese — “L’école est à nous!” — e a Bologna si dice espressamente: “Facciamo come in Francia.” I motivi della protesta, però, sono italiani: dal decreto Valditara per il tetto del 30% agli studenti stranieri per classe, alla riforma degli istituti tecnici, passando per la situazione fatiscente delle scuole — questo un punto comune alla protesta francese — e al carovita sempre più pesante. Di fronte alla retorica bellicista di questi mesi, gli studenti rispondono semplicemente: “Soldi alla scuola, non alla guerra.” “Non accettiamo la normalizzazione di un futuro che vede solo lavoro precario o un fucile in braccio.” (ANSA / TorinoToday / BolognaToday)

Come sempre, la repressione delle proteste passa dalla strumentalizzazione dei danni materiali: a Torino giovedì circa 40 giovani col volto coperto hanno fatto irruzione in tre scuole, e hanno lanciato sassi contro i carabinieri. Le FdO hanno arrestato un 17enne e altri 27 sono stati identificati. Il ministro Valditara non poteva non commentare “chi rompe paga.” Il prefetto di Torino ha vietato l’uso di caschi e maschere, mentre a Padova la Digos ha perquisito 14 ragazzi tra i 15 e i 17 anni — comprese le SIM, tecnicamente intestate ai genitori — per una chat chiamata “16/10” che aveva raggiunto 1.025 iscritti, in cui qualcuno aveva parlato di portare “una pistola” al corteo. Le FdO parlano di “infiltrati” estranei al movimento, ma gli studenti dell’Assemblea di Torino si intestano i mezzi della protesta: “Invece di chiedersi perché alcuni studenti arrivino a odiare le proprie scuole, i propri banchi, i propri professori, ci si inventa fantomatici ‘infiltrati’ a cui dare la colpa.” “Il nostro movimento è fatto di rifiuto e contrapposizione, ma questi giorni di vita comune e occupazione, stanno generando proposte concrete per una scuola diversa da quella che il sistema ci obbliga a vivere.” (Sky TG24 / Polizia di Stato / TorinoToday)

Il clima politico è pesantissimo: sempre a Torino, davanti all’alberghiero Colombatto occupanti e gruppi di estrema destra si sono scontrati — tra i contrari all’occupazione c’erano militanti di Azione studentesca, la sigla giovanile del partito della presidente del consiglio, poi lodati per la loro “resistenza” (!) dal vicepresidente della Regione Marrone — sì, un dirigente pubblico ha lodato una fazione in una rissa scolastica, un passo avanti non piccolo verso i sogni di squadrismo della destra italiana. A Bologna OSA denuncia minacce “di una gravità inaudita, che vanno dallo squadrismo all’istigazione allo stupro,” arrivate dai gruppi di estrema destra. A Genova le proteste contemporanee, invece, si fondono: “Siamo a fianco delle proteste dei lavoratori dell’ex-Ilva.” “Il governo vuole farci credere che i nemici siano i nostri compagni di banco.” Il Primo Liceo Artistico di Torino sintetizza in modo efficace: “Quali tetti agli studenti stranieri nelle aule, preoccupatevi di quelli che ci cadono in testa.” (Avvenire / Contropiano / ANSA / TorinoToday)