Il ritorno dei Gilet gialli

Oggi in Francia è il giorno della “convergenza della collera,” con studenti, Gilet gialli e lavoratori insieme in strada. Tra le altre notizie: la Procura di Roma indaga Ben–Gvir e Katz, Trump esenta la Russia dalle sanzioni, e una pistola disegnata dall’IA

Il ritorno dei Gilet gialli
Proteste del 2019. Foto CC BY 2.0 Olivier Ortelpa

Oggi in Francia arrivano al culmine 4 settimane di proteste studentesche, con l’annunciato ritorno dei Gilet gialli. Si tratta del più grande movimento giovanile visto in Francia da decenni, e sulla stampa si scomodano paragoni anche con il maggio del 1968 — un immaginario che viene evocato anche nei cortei stessi. Per oggi è prevista quella che i manifestanti chiamano “convergenza della collera,” con manifestazioni attese sia nelle grandi città che nei centri più piccoli — a livello nazionale si parla di almeno 500 azioni previste e più di 90 cortei. Macron, dal Consiglio europeo di Bruxelles, invoca “la calma e il rispetto” — sarà per quello che il ministro dell’Interno Nuñez ha ripristinato l’uso delle granate assordanti. (the Guardian / franceinfo)

Le cause della collera non potrebbero essere più chiare: a partire dalla repressione praticamente da guerra che è stata riservata agli studenti: 4 minorenni a tutti gli effetti rimasti mutilati dall’uso di armi esplosive da parte delle FdO, 6.773 finiti in custodi di polizia dall’inizio della mobilitazione — di cui più di 1.000 senza che sia mai stata formalizzata un’accusa. Sulle manifestazioni studentesche si innestano le proteste per il costo della vita. I Gilet gialli si preparano a tornare in un contesto molto peggiore di quello contro cui protestavano: il diesel è passato da 1,47 a 2,25 euro in 8 anni — +53% — che vuol dire che un pieno da 50 litri costa 39 euro in più. Il costo dell’energia è aumentato del 16,7%. Tornano a mobilitarsi anche alcune figure storiche della sollevazione del 2018, mentre l’effetto politico delle proteste è immediato: per la prima volta tutti gli scenari dei sondaggisti proiettano Mélenchon al ballottaggio. Il ruolo dei giovani sembra dovrà essere proprio questo, di fare da raccordo tra la protesta delle grandi città e le sollevazioni nelle periferie, che nel 2018 furono guardate con poco interesse. Sarebbe, appunto, una convergenza delle collere. (the Guardian / France 24 / Jacobin)

Intanto, in Italia, il No Meloni Day è stato un grande successo: si è mobilitato mezzo milione di studenti, in 40 città, nonostante la mancanza di un vero e proprio coordinamento nazionale, una piattaforma o una sigla capofila. È bastato organizzarsi sulla data. Alle richieste degli studenti — molte analoghe a quelle francesi, perché le scuole sono fatiscenti allo stesso modo — lo stato ha risposto in modo analogo: a Torino le forze dell’ordine hanno risposto con violenza eccessiva, 3 minorenni sono stati arrestati e altri 50 identificati, con genitori e docenti costretti a organizzare cordoni per proteggere i ragazzi dalla polizia — una cosa assolutamente normale. Il ministro Valditara ha liquidato le proteste come “teppismo politico,” mentre Meloni ha cercato un compromesso, di fronte a quanto larga è stata la contestazione, dicendo che “non condannava” le proteste. Tutti i cortei si sono chiusi dandosi lo stesso appuntamento: lo sciopero generale del 30 ottobre, che andrà “dai porti alle scuole.” (il manifesto / RaiNews / Osservatorio Repressione)