La rivolta è un diritto

In Francia la convergenza delle collere brucia il paese, in Italia si corre verso lo sciopero generale. Tra le altre notizie: i coloni israeliani aggrediscono i diplomatici europei in Cisgiordania, i partiti del governo devono decidere come spartirsi la finanziaria, e il primo omicidio della Storia

La rivolta è un diritto
foto CC BY-SA 4.0 FreCha

La partecipazione alla “convergenza delle collere” in Francia è stata grandissima: oltre ai gilet gialli sono scesi in strada in supporto al movimento studentesco una grande alleanza di movimenti spesso molto eterogenei — in strada c‘erano sia agricoltori che movimenti ambientalisti. Secondo i numeri dati dal premier Lecornu sarebbero state fermate almeno 1.200 persone. In diverse città ci sono stati scontri anche intensi, ed è stato appiccato il fuoco a diversi edifici — a Limoges è andato a fuoco il municipio, mentre a Lione è andato a fuoco l’ufficio del turismo. In diverse città i manifestanti hanno forzato municipi e preso d’assalto uffici e residenze delle istituzioni. La repressione è stata, come nelle scorse settimane, violentissime: a Saint–Étienne un ragazzo di 17 anni ha perso una mano, e secondo le prime ricostruzioni, grazie a video della scena, si tratterebbe di nuovo dello scoppio di una granata della polizia. (France 24 / Ici)

La reazione della politica è stata la solita. Secondo Macron non bisogna lasciare “nessuno spazio alla violenza,” e Darmanin ha chiesto ai procuratori di dare una risposta “molto ferma” alle proteste. Lecornu ha addirittura parlato di un “punto di non ritorno” — e quindi cosa bisognerebbe fare? —  chiedendo che anche LFI condanni le proteste. Mélenchon ha effettivamente preso le distanze — “chi condivide la nostra lotta non ha nulla a che fare con i saccheggi” — mentre dagli Stati Uniti J.D. Vance sostiene la propria solita tesi, che i disordini siano causati dall’immigrazione. Sembra essere l’inizio di qualcosa di molto più grande dello stesso movimento dei gilet gialli, d’altronde, come scrive Maryse Dumas, i grandi movimenti sociali in Francia esplodono senza che nessuno li abbia mai visti arrivare. (France 24 / Politis / l’Humanité)

Ci sono state grandi manifestazioni anche in Italia: anche in questo caso non ci sono organizzatori veri e propri, solo autoconvocazioni partite da gruppi su Telegram e WhatsApp che chiedevano di portare l’“Italia in piazza.” A Milano la repressione è stata particolarmente pesante — Roberto Maggioni descrive chi ha scelto di scendere in strada: “A scontrarsi con la polizia giovani italiani, giovani di seconda generazione, quelli che la destra definirà maranza e stranieri, oltre che teppisti.” “Gli esclusi dalla città vetrina.” In corteo a Milano sono risuonati cori antifascisti contro Meloni e Salvini, ma c’erano anche bandiere col tricolore. (il manifesto)

Il governo ha immediatamente alzato il tono: Meloni insiste che le opposizioni condannino le manifestazioni — “non siano ambigue, ogni reticenza diventa giustificazione” — e Tajani ha direttamente accusato il centrosinistra di soffiare sul fuoco. Salvini ha detto esattamente quello che ci si aspettava da Salvini: in strada c’erano “centri sociali, maranza e marciume sinistro.” Il sindaco Sala ha ammesso che “le ragioni della protesta erano comprensibili,” ma anche lui sostiene che “le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili.” (ANSA)

I media vicini al governo hanno ovviamente dato grande spazio agli scontri con le FdO — Globalist sottolinea che al TG1 si è usata ripetutamente la parola “guerriglia” — anche per nascondere che a Roma c’è stata una manifestazione, quella organizzata da CGIL, a cui hanno partecipato più di 100 mila persone, e dove erano presenti tutti i rappresentanti del Campo largo, insieme. Dal palco, Landini ha denunciato che la legge di bilancio “fa abbastanza schifo” — “L’unica cosa che capisco con chiarezza è che 14 miliardi verranno spesi in armi” — e ha annunciato sciopero generale per il 20 novembre: “Lo sciopero è lo strumento più solidale che esiste. Perchè quando tu fai sciopero non lo fai solo per difendere i tuoi diritti, ma lo fai anche per estendere quei diritti alle altre persone.” “Non ci fermerà nessuno, andiamo avanti con forza e solidarietà.” (Globalist / la Repubblica)