Com’è la nuova rivolta a Milano

Le proteste a Milano non si fermano, mentre il governo resta senza risposte. Tra le altre notizie: continuano le sollevazioni in Albania e Francia, Schlein conferma la propria leadership nel Pd, e a Philadelphia una donna è stata arrestata per aver bloccato un robot

Com’è la nuova rivolta a Milano
Foto 2019, pedro18

Ieri a Milano è stata un’altra giornata di scontri, stavolta di natura ancora più inattesa di sabato: un numero imprecisato di ragazzi, in larghissima parte minorenni, hanno colpito alcuni negozi e poi si sono scontrati con le FdO. La polizia ha fermato più di 200 persone, nell’80% dei casi minorenni: fa notare il Corriere che si tratta di ragazzi “italiani, dell’est e nordafricani,” immigrati ma anche “ragazzi che non hanno le cicatrici delle migrazioni dei loro genitori, lo stigma dell’immigrato. Condizione che spesso è più economica che etnica.” Sembra che il governo e il ministero dell’Interno, con tutti i loro securitarismi, siano rimasti spiazzati dall’entità e dalla natura delle proteste. Dopo che ieri Piantedosi si è perso in un’inutile polemica col sindaco Sala, accusandolo di essere “radical chic,” il ministro si è riunito con Meloni e altri membri del governo per capire il da farsi, probabilmente escogitando qualcosa per inasprire le misure penali contro i minorenni, una delle attività preferite di questo esecutivo. (il Fatto quotidiano / Corriere della Sera, dietro paywall)

Nelle proteste è mancato qualsiasi tipo di regia politica, ma la loro natura politica è chiara: secondo il candidato in pectore del centrosinistra, Mario Calabresi, i ragazzi che hanno protestato ieri “Sentono di non avere nulla da perdere, perché non hanno nulla: né speranze, né futuro. Si sentono invisibili.” “È terribile che pensino che solo distruggendo possono essere visti. Hanno una rabbia fortissima che mette insieme tante cose diverse a partire dal senso di esclusione. Da troppo tempo si pensa di risolvere la situazione delle periferie con risposte semplicemente securitarie. E quindi abbiamo abbassato l’età della punibilità, immaginiamo di aumentare i posti nelle carceri minorili e facciamo pacchetti speciali di sicurezza.” “Ma in questo modo sarà sempre una rincorsa, perché nel frattempo la fabbrica dell’emarginazione, della rabbia, del malessere, continuerà a produrre altra violenza portandoci a situazioni sempre più simili a quelle delle banlieue francesi.” Calabresi comunque condanna come al solito le violenze. Ieri è circolato anche il video di alcuni ragazzi che, dopo aver preso dei vestiti alla Decathlon, li hanno regalati a un senzatetto. (la Repubblica, dietro paywall / Corriere Milano)

Intanto a Milano e dintorni ci sono anche altri motivi per protestare: continua, ad esempio, l’opposizione alla costruzione di nuovi data center nella provincia milanese. Fa notare il Post che “nei prossimi tre anni quasi un quarto dei nuovi data center europei verrà costruito nella città metropolitana. Le aziende la scelgono perché lì si concentrano molti dei loro principali clienti, perché in Lombardia il rischio di terremoti e alluvioni è piuttosto basso e perché in città c’è già il Milan Internet eXchange (MIX), il principale punto di scambio del traffico internet italiano.” Chi protesta lamenta soprattutto che questi centri diano poca occupazione, consumino suolo e peggiorino la qualità della vita delle zone circostanti. Al momento però sono infrastrutture che vengono percepite come necessarie dal capitalismo e dalla classe dirigente, dunque molto probabilmente si faranno: i comitati, infatti, chiedono soprattutto norme più stringenti per renderli meno impattanti, ad esempio costringendo a usare, per la loro costruzione, terreni di recupero e non aree verdi — la regione Lombardia ha già promosso un regolamento a riguardo, ma l’uso di aree dismesse è solo suggerito e non obbligatorio. (il Post)