L’ICE batte in ritirata

L’amministrazione Trump II annuncia il ritiro immediato di 700 agenti ICE dal Minnesota. Tra le altre notizie: si riapre la trattativa per il nucleare iraniano, inizia ad emergere la verità sui fatti di Torino, e i licenziamenti di massa al Washington Post

L’ICE batte in ritirata
foto: CC-BY 4.0 Chad Davis

L’amministrazione Trump II ha annunciato una importante riduzione della presenza di agenti ICE in Minnesota: verranno richiamati immediatamente circa 700 agenti, riducendo il personale attivo nello stato a circa 2.000, quanto era a inizio gennaio, prima che si cercasse di reprimere le proteste contro i raid dell’agenzia. Nonostante gli omicidi di Renée Good e Alex Pretti, gli agenti incappucciati dell’ICE hanno continuato a scontrarsi con convinta resistenza da parte dei residenti del Minnesota. Tom Homan, lo “zar dei confini” nominato da Trump ha cercato di far buon viso a cattivo gioco, dicendo che in Minnesota ora c’era stato un “aumento della collaborazione” per avrebbe permesso di ridurre il personale attivo. Homan ha difeso i raid, dicendo che si è trattato di un’operazione “molto efficace dal punto di vista della sicurezza pubblica.” Ma ha ammesso: “È stata un’operazione perfetta? No.” Homan insiste: “Non stiamo cedendo sulla missione del presidente sulle deportazioni di massa,” e attacca i manifestanti: “Non fermerete l’ICE, non fermerete la polizia frontaliera” — ma certamente sono riusciti a ottenerne la ritirata, almeno parziale. (Associated Press)

L’amministrazione statunitense sa benissimo che si capisce che è una ritirata: parlando con NBC Nightly News, Trump ha dichiarato che era in contatto con le autorità locali, e che “forse possiamo usare un tocco un po’ più morbido” rispetto a quanto fatto nelle settimane scorse, anche se comunque “bisogna essere duri.” Il vicepresidente Vance insiste che quella in corso non è “una riduzione dei controlli sull’immigrazione.” Il governatore del Minnesota Tim Walz, però, incassa la vittoria: “L'annuncio di oggi è un passo nella giusta direzione, ma abbiamo bisogno di un ritiro più rapido e più consistente delle forze, di indagini condotte dallo Stato sugli omicidi di Alex Pretti e Renee Good e della fine di questa campagna di ritorsioni.” Nel frattempo, le autorità federali hanno rilasciato Elizabeth Zuna Caisaguano, la bambina di 10 anni che era stata arrestata lo scorso 6 gennaio mentre andava a scuola. Lei e la madre sono state rilasciate, ma sono rimaste in detenzione per un mese. (NBC News / X / the Guardian)

Nonostante le dichiarazioni di Homan, Trump e Vance, infatti, il cambio di direzione non potrebbe essere più netto: un documento ottenuto da Ken Klippenstein riporta che solo per la repressione a Minneapolis gli agenti avevano accumulato più di 35 mila armi, tra gas lacrimogeno, granate stordenti, spray al peperoncino e munizioni. Domenica scorsa Trump parlava di dover usare “molta forza” contro i manifestanti, che descriveva come “pazzi, agitatori,” e “insurrezionalisti,” che avrebbero “subito le conseguenze” delle proprie azioni. (Ken Klippenstein)

In Oregon, invece, un giudice federale ha emesso un’ingiunzione preliminare che ordina agli agenti di cessare completamente gli arresti senza mandato, che potranno essere eseguiti solo dimostrando che la persona fermata avrebbe potuto fuggire. L’ingiunzione è stata emessa nel contesto di una class action contro le operazioni dell’ICE, che negli ultimi mesi ha sistematicamente condotto arresti che poi vengono giustificati solo a posteriori. Ingiunzioni analoghe sono già state emesse anche in Colorado e a Washington, D.C. Un caso chiave è stato l’arresto di un uomo di 56 anni a Portland, Victor Cruz Gamez, arrestato dopo aver mostrato agli agenti il proprio permesso di soggiorno per lavoro, e di cui era in corso la procedura di deportazione, prima che un avvocato ne ottenesse il rilascio. (NPR)

Il partito repubblicano ora è a un bivio: da una parte c’è chi, come Bannon, sogna una completa militarizzazione dello stato verso il governo autoritario, con l’ICE e altri agenti federali fuori dai seggi questo novembre; ma nell’immediato il governo federale rischia di andare verso un altro shutdown parziale, se non si arriva a un accordo con i democratici su alcune restrizioni per limitare lo strapotere degli agenti dell’ICE — le richieste dell’opposizione hanno un ampio consenso secondo i sondaggi, con un ampio fronte di elettori repubblicani che sono contrari ai metodi più apertamente repressivi degli agenti. (POLITICO / the Washington Post)